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Non esiste perdono

sabato, 18 novembre 2017 22:17

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Davide e Golia 1508 circa (particolare dal Giudizio Universale), Michelangelo Buonarroti - Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano
Rosario Pesce
Siamo tutti cristiani e, quindi, come tali, dovremmo credere al perdono e farne, soprattutto, la legge morale quotidiana.
Ma, di fronte a fatti di una gravità inaudita, è evidente che, anche, il dettame del Cristianesimo può non essere seguito alla lettera.
È il caso, ad esempio, di Riina o, comunque, di tutte quelle persone che hanno causato grandissimi dolori all’umanità, per le quali si fa fatica a provare un sentimento di generosità.
È evidente che la morale ed il diritto procedono su binari distinti, per cui ogni cittadino paga il suo fio verso la Giustizia terrena con la pena, che i giudici ritengono equa per i fatti commessi, ma per la morale alcuni fatti sono imperdonabili.
Si può perdonare un essere umano che ha ucciso decine e decine di persone innocenti e che ha fatto sciogliere nell’acido un bambino, solo perché figlio di un testimone?
È ovvio che la nostra coscienza non può che sobbalzare di fronte a fatti così efferati, che non possono essere dimenticati con un semplice colpo di spugna.
Bene ha fatto, d’altronde, la stessa Chiesa che ha negato i funerali religiosi al capo dei Corleonesi, evidenziando come il suo status di scomunicato non potesse consentire un simile rito.
I parenti delle vittime lo potranno mai perdonare?
Ciascuno di noi non può che rispondere secondo la propria coscienza.
Una donna molto religiosa, come la figlia di Aldo Moro, ad esempio perdonò i brigatisti rossi che avevano trucidato il padre e gli uomini della sua scorta, ma invero non sappiamo quante altre persone, nelle medesime condizioni sue, avrebbero compiuto analogo gesto.
È giusto che la distinzione fra il Bene ed il Male sia molto rimarcata, per cui, nel caso di specie, opportuno è stato il diniego della Chiesa per lo svolgimento dei funerali: d’altronde, la coscienza civica vive e si alimenta di fatti simbolici ed il mancato sacramento è, forse, più indicativo di molte parole.
Analogamente, non si può non fare, in sede di giudizio storico, un’analisi onesta degli anni in cui i Corleonesi hanno imperato per avere una visione lucida delle responsabilità, penali e morali, degli eccidi ordinati da Riina, perché è altrettanto giusto che egli non divenga, in questo momento, l’unico capro espiatorio di una delle pagine peggiori della storia italiana, visto che le complicità e gli aiuti in suo favore sono venuti, finanche, da chi oggi invoca il massimo del rigore morale verso chi ha capeggiato la più feroce organizzazione criminale che si ricordi.
Ma, questa è – a sua volta – già un’altra storia.
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