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Quando il leader non basta…

domenica, 14 ottobre 2018 07:18

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Rosario Pesce
Nelle prossime settimane, il principale partito dell’opposizione, il PD, sarà chiamato a darsi il nuovo leader nazionale, che di fatto dovrà prendere il posto di Renzi, dopo l’interregno di Martina.
All’orizzonte, si profila una competizione fra Minniti, voluto dallo stesso Renzi, e Zingaretti che dovrebbe portare con sé il consenso nuovo di una parte di società, che negli ultimi anni non si è identificata a pieno con le politiche renziane.
È ovvio che l’esito non è scontato, dal momento che uno scontro elettorale interno fra due componenti di uno stesso partito, ineluttabilmente, risentirà degli umori popolari, che sono determinanti quando poi ci si rivolge alla base con il metodo delle primarie.
Ma, non ci interessa fare previsioni, né prendere parte per nessuno dei due contendenti: piuttosto, è utile fare una riflessione più ampia.
Nel corso degli ultimi anni, dalla sua fondazione in poi, il PD sovente ha scelto il leader, ma è stato più leggero nell’indicazione puntuale dei punti programmatici.
Veltroni, Bersani, lo stesso Renzi hanno avuto – come si dice in gergo – carta bianca, per cui, una volta che hanno vinto le rispettive primarie, non hanno avuto vincoli nel disegnare degli scenari politici, che poi si sono dimostrati fallaci.
Ad esempio, quando la base del PD ha incoronato Renzi, non sapeva invero che egli si sarebbe, poi, incartato sulla legge di revisione costituzionale, così come, quando è stato eletto Veltroni, ben pochi ipotizzavano che egli, di lì a poco, avrebbe rimosso un pezzo importante della classe dirigente che aveva contribuito a creare il PD.
Orbene, che il vincitore sia Minniti o Zingaretti o un terzo candidato, è giusto che in tal caso gli elettori alle primarie non solo votino per un leader, ma è essenziale che si voti in primis per un indirizzo politico ben preciso, evitando sgradite sorprese successive, che possono solo determinare un’erosione ulteriore di consenso.
Peraltro, il compito del futuro leader del PD non si presenta facile, visto che, nella società odierna, il Governo ha ancora un consenso molto ampio, che difficilmente si può erodere nel corso di pochi mesi, per cui chi sarà incoronato leader dovrà, da buon ciclista, percorrere molta strada in salita, sapendo bene che bisogna prima rifondare un partito ed un’intera area di Centro-Sinistra (che non esiste al momento) e solo dopo si potranno nutrire sogni di gloria, che ovviamente non devono diventare incubi, come è successo con Renzi dallo scellerato referendum costituzionale del 2016 in poi.
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