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Un’immagine straziante

sabato, 19 gennaio 2019 23:16

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Rosario Pesce
Quella del bambino che perde la vita in mare con la pagella cucita ai suoi poveri abiti è l’immagine più straziante, che la cronaca può offrirci.
Infatti, mentre molti esponenti delle istituzioni si attribuiscono il merito di aver bloccato l’emigrazione nel bacino del Mediterraneo e, quindi, di aver interrotto i flussi di poverissimi individui verso le nostre coste, ci sono invece ancora bambini – e, con loro, donne ed uomini – che muoiono nella speranza di trovare un mondo migliore dove andare a vivere.
Diversi mesi fa, una scena simile venne riprodotta dai mass-media: quella di un altro bambino, che la corrente marina aveva trasportato esanime su una spiaggia di un tratto della nostra costa.
Chi è padre – ma, anche chi non lo è – non può che soffrire immensamente, quando simili fotogrammi si stampano nella memoria visiva di ciascuno di noi e rimangono lì impressi per moltissimo tempo.
È verosimile che, nel XXI secolo, degli innocenti fanno una morte atroce, perché vanno alla ricerca di una vita meno grama di quella che vivono nelle loro terre di origine?
È possibile che qualche politico cinico tragga vantaggio elettorale per sé e la propria forza, quando con entusiasmo ed orgoglio predica al Paese intero di aver, finalmente, interrotto i viaggi della speranza, non rendendosi conto che la scia di sangue continua e che non è stata, per nulla, sospesa?
È ovvio che, nella società odierna, l’intelligenza emotiva ha preso il posto di quella razionale e dialogica, per cui un’immagine riesce a determinare molto più consenso di quanto non faccia un ragionamento o un’articolazione di pensiero.
Per tal motivo, i messaggi populistici tendono a fare breccia molto più facilmente di quanto non fosse un tempo.
Ma, di fronte ad un dramma simile, ci può essere - ancora - chi si sente con la coscienza a posto, perché avrebbe messo fine ai flussi migratori, abbandonando migliaia di persone ad un destino tragico di morte in mare o sulle coste del Nord-Africa?
È chiaro che la ragione morale dovrebbe essere patrimonio comune di tutti, a prescindere dalla fede o dall’ideologia, ma non sempre è così: mentre alcuni festeggiano presunti successi politici su una siffatta tematica, c’è chi perde la vita ed a questi – come a molti altri ancora – l’Occidente intero non ha saputo fornire una risposta, credibile ed autentica, in termini di integrazione e di diritti civili.
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