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Medicina e sanità: una forte carenza di medici in Italia

mercoledì, 01 maggio 2019 08:12

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Fabrizio Federici
Medici e infermieri stranieri residenti in Italia cercansi, per fronteggiare le carenze di professionisti sanitari a causa dei pensionamenti. Si calcola che, agli inizi del prossimo decennio, circa 15.000 medici di famiglia andranno in pensione, creando gravi vuoti negli organici: del tema si stanno occupando, preoccupati, vari presidenti di Regione.
Sono 6 mila, intanto, le richieste di camici bianchi, infermieri e fisioterapisti giunte in un anno all’Associazione Medici di origine Straniera in Italia (Amsi) da parte di strutture sanitarie pubbliche e private. Le richieste per i soli medici sono state 3 mila. Lo spiega il Fondatore e presidente Amsi e Consigliere Omceo di Roma, Foad Aodi: precisando che il maggior numero di richieste di medici è arrivata dal Veneto (400), seguito da Piemonte e Lombardia (350). I medici stranieri residenti in Italia ai quali è offerto un “impiego di collaborazione in strutture sanitarie private, in molti casi, però, sottopagati rispetto al contratto vigente, o pagati in ritardo“. Il presidente dell’Associazione rende noto che “circa 70 medici si sono rivolti all’Amsi dal gennaio 2019 segnalando situazioni di lavoro sottopagato“. La paga oraria “arriva pure a 7 euro – afferma – contro un minimo di 18 da contratto“.
Dal primo gennaio 2018, spiega Aodi, “sono giunte all’Amsi 1000 richieste da strutture sanitarie pubbliche e private e da studi medici e poliambulatori. Ogni richiesta avanzata comprende offerte di impiego per 1 fino a 35 professionisti della sanità di origine straniera in Italia, tra medici, infermieri e fisioterapisti. In totale sono stati quindi richiesti all’Amsi i contatti per 6000 professionisti della sanità: in particolare, 3000 medici, 2.600 infermieri e 400 fisioterapisti”. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato la richiesta maggiore è il Veneto (400), seguita da Piemonte (350), Lombardia (350), Puglia (300), Lazio (250), Toscana (250), Campagna (200), Emilia Romagna (150), Sicilia (100), Molise (100), Abruzzo (75), Liguria (75), Trentino Alto Adige (50), Umbria (50), Marche (50), Calabria (50), Basilicata (50), Valle d’Aosta (50), Friuli Venezia Giulia (50) e Sardegna (50). Le specializzazioni più richieste, afferma Aodi, “sono: Anestesia, Ortopedia, Medicina d’urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria e Medici di famiglia“.
Quanto alla tipologia dell’offerta di lavoro, “nella maggioranza dei casi si tratta di contratti per Libero professionista e contratti a tempo determinato sia nel privato che nel pubblico: con retribuzione come da stipendio sindacale, ma in vari casi, nel settore privato, inferiore“.
“Tra le motivazioni addotte dalle strutture private – spiega Aodi – c’è la situazione di crisi, per cui le strutture affermano di non poter corrispondere una paga come da contratto sindacale. Addirittura, alcuni medici vengono pagati 7 euro l’ora, e gli infermieri 5 (meno di una semplice colf. N.d.R.). In altri casi – rileva – nel caso di cambiamento di proprietà, la nuova proprietà scarica su quella precedente la questione; oppure, accade che si lega il pagamento al versamento delle assicurazioni.
Per tutte queste ragioni, sottolinea il presidente Amsi, “rispetto al totale di 3mila richieste in un anno di medici stranieri giunte all’Amsi da parte delle Regioni italiane, solo il 20-25% è andato in porto con assunzioni. Una percentuale bassa, dovuta appunto all’offerta di stipendi più bassi o ruoli sottopagati; ma anche al fatto che molti medici stranieri in Italia non accettano la proposta di lavoro perché i contratti sono nella maggioranza dei casi a tempo determinato per brevi periodi e diventa difficile cambiare città e residenza per un impiego magari di 6 o 8 mesi“.
“Il fenomeno del lavoro medico sottopagato - conclude Aodi, anche consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma - è un fenomeno che va combattuto, perché offende la dignità della persona e dei lavoratori“.
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