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Dubbi ed ombre

sabato, 31 agosto 2019 20:58

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Rosario Pesce
È evidente che l’accordo, siglato alla presenza del Capo dello Stato fra il PD ed il M5S, è ancora molto fragile, visto che lo stesso ha generato molte frizioni all’interno dei due partiti ed, in particolare, fra i 5S, dal momento che sembra uscirne ridimensionato Di Maio in favore del Premier Conte, che è assurto ad un ruolo di leadership politica, che prima non aveva.
Ma, è altrettanto ovvio che, arrivati a questo punto, la crisi deve concludersi in modo favorevole, con la formazione di un nuovo Governo, che certo non avrà un compito facile nei prossimi mesi, quando bisognerà decidere le sorti finanziarie del Paese per evitare l’innalzamento dell’Iva, che sarebbe un colpo di grazia per la nostra economia, già molto in sofferenza.
Peraltro, a nessuno sfugge che l’accordo fra Democratici e Pentastellati rischia di essere una fusione a freddo, perché - ancora - notevoli sono le distanze fra gli esponenti di due partiti, che fino ad un mese fa erano nemici dichiarati, ma si sa bene quali miracoli la politica sia in grado di fare.
In tal caso, davvero notevole dovrà essere la funzione miracolosa del Premier, che è il vero punto di forza del nuovo Dicastero, visto che - in sua assenza - non sarebbe stato possibile un esito simile, per cui si sarebbero imposte come ineludibili le elezioni anticipate.
Nel corso degli ultimi mesi, infatti, il prestigio internazionale di Conte è aumentato a dismisura, per cui la sua presenza ai vertici del Governo costituisce il fattore di garanzia con l’Europa e con gli Stati Uniti di America, che non possono non essere sensibili a quanto accade in Italia, visto il ruolo che il nostro Paese ha sempre avuto nello scacchiere internazionale.
Ma, non solo il Governo deve vincere la sfida, che impone il contesto economico e finanziario; la nuova maggioranza dovrà dimostrarsi di essere all’altezza di un accordo politico, che non vuole essere un mero momento transeunte nella storia italiana, per cui è giusto ed auspicabile che il M5S ed il PD inizino, dopo il varo del nuovo Esecutivo, a costruire un rapporto organico che sia loro utile per dar vita ad alleanze, anche, a livello locale e regionale.
Zingaretti, in questo frangente, ha dimostrato di essere un grande mediatore, visto che ha saputo gestire le spinte centrifughe, che si sono mosse dopo l’avvio della crisi nel suo partito; lo stesso Conte è l’ideale interlocutore per un partito, come il PD, la cui classe dirigente è esperta e competente.
Questo matrimonio, allora, si farà?
Quali saranno gli esiti?
Certo è che il nostro Paese necessita di stabilità e di equilibri istituzionali, che possano reggere alla forza d’urto di una crisi economico-finanziaria, che non ha precedenti nella recente storia dell’Occidente.
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