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In nome della democrazia

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sabato, 09 gennaio 2021 21:08

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https://www.rainews.it/dl/rainews/media/33-foto-simbolo-del-Congresso-violato-destinate-a-restare-agli-annali-della-storia-degli-Stati-Uniti-America-9059f5e2-a346-4d6c-99f7-c22160e042fb.html#foto-27
Rosario Pesce
I fatti statunitensi hanno dimostrato come, al tempo stesso, le democrazie moderne possano essere fragili, ma anche forti.
Certo, la fragilità è stata evidente: nessuno avrebbe mai ipotizzato che un manipolo di persone fortemente ideologizzate potessero entrare nei luoghi sacri del Parlamento della più importante democrazia al mondo e potessero tenerla in scacco per diverse ore, profanando l’istituto tout court della rappresentanza popolare.
Ma, la forza successiva non è stata inferiore all’iniziale fragilità: il Parlamento statunitense è riuscito, comunque, nel giro di un giorno a compiere ciò che, probabilmente, quegli improbabili insurrezionisti volevano impedire: la formalizzazione dell’elezione di Biden e, quindi, l’inaugurazione di una nuova stagione politica per quel Paese e per l’intero pianeta, nella misura in cui la democrazia statunitense è in grado di condizionare la storia delle altre nazioni.
Quali, dunque, gli esiti per il mondo per un fatto che ha stupito non poco gli osservatori?
Forse, le democrazie sono davvero in pericolo?
Si deve temere la ripetizione di fatti simili, anche, in altre parti?
È evidente che queste domande pongono un problema: la democrazia, per quanto sia il migliore sistema politico-istituzionale fra quelli creati dall’uomo, è sotto tiro da parte delle forze che hanno interesse ad una svolta autoritaria, approfittando delle crisi prodotte, prima, dalla globalizzazione e, poi, dalla pandemia.
Ma, gli anticorpi, nonostante tutto, sono vivi e vitali: rappresentativa o diretta, la democrazia è comunque essenziale per il singolo, come per le comunità che intendono mettere in essere percorsi virtuosi di crescita, per cui l’episodio statunitense è destinato a non creare strascichi, se gli Stati nazionali saranno in grado di assorbire il dissenso e di creare spazi sempre più ampi di inclusione sociale per quei ceti che, al momento, si sentono emarginati e tagliati fuori non solo da fette di benessere, ma anche da una proficua partecipazione alla gestione della Cosa pubblica.
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