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I dubbi sul voto

sabato, 03 dicembre 2016 14:41

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Rosario Pesce
Quella di domani dovrà essere una scelta consapevole, anche se il rischio che molti Italiani possano votare in modo istintivo è molto forte.
Infatti, la qualità della campagna elettorale è stata, per davvero, molto scadente, per cui sovente di tutto si è parlato, tranne che del merito effettivo della riforma costituzionale, che pure dovrebbe essere il centro di ogni riflessione seria e prudente.
È inutile, peraltro, in tale contesto fare previsioni, e non solo perché i sondaggi degli ultimi quindici giorni non sono pubblicabili.
Certo è che si sono mosse due forze contrapposte, che hanno puntato su armi diverse: il NO, per un verso, che si prospetta come voto di opinione ed il Sì, che è circolato tantissimo, veicolato dagli apparati di potere, in primis mediatici, che nel nostro Paese contano non poco.
È evidente che il tasso di astensionismo avrà, in questa partita, un ruolo importante.
Infatti, se chi esprime dissenso verso la riforma, preferirà rimanere a casa, piuttosto che andare a votare NO, sarà ineluttabile che gli elettori del Sì, compulsati dalla propaganda del Governo, risulteranno maggioritari rispetto all’altra parte.
Noi, invero, crediamo che, in tale circostanza, il tasso di partecipazione, comunque, supererà la soglia simbolica del 50% del corpo elettorale, per cui, in ogni caso, si pronuncerà la maggioranza degli Italiani.
Cosa sceglieranno?
Il NO, forse, per il disagio forte verso il Governo ovvero il Sì per l’incertezza, che un’eventuale vittoria del NO potrebbe determinare?
Crediamo, invero, che le scelte degli elettori non potranno che basarsi su una buona dose di coraggio, perché, sia che vinca il NO, sia che vinca il Sì, comunque non è facile prevedere l’esito ulteriore della vicenda, politica ed istituzionale, del nostro Paese.
È ineluttabile che, dopo il 5 dicembre, la geografia partitica italiana cambierà in modo sensibile, per cui i partiti, che abbiamo conosciuto nel corso degli ultimi anni, si verranno a scomporre e nasceranno nuovi leader e rinnovate organizzazioni partitiche, che si sfideranno in vista del voto della primavera del 2018.
Renzi si pentirà di aver investito tante energie sulla vicenda referendaria?
È molto probabile che, solo, i Grillini potranno trarre un vantaggio effettivo dalla lunga ed estenuante campagna elettorale, ma certo è che la difesa della Costituzione ha fatto convergere forze molto diverse fra loro, che è giusto trovino un accordo per condurre insieme la fase di transizione fino alle prossime elezioni generali.
La mattina del 5 qualcuno festeggerà ed altri saranno sofferenti: speriamo che, a festeggiare, possa essere il popolo italiano.
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