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VINITALY 2026 : la kermesse che mette il vino al centro del mondo

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mercoledì, 22 aprile 2026 05:43

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Alessandra D'Annibale
La 58ª edizione di Vinitaly 2026 chiude con 90.000 presenze provenienti da 135 Paesi, confermando Verona come capitale mondiale del vino. Per quattro giorni la città si è trasformata in un salotto internazionale: un intreccio di accenti, calici e visioni. Il vino non è stato soltanto degustato, ma raccontato: da mani che lo lavorano, da menti che lo studiano, da cuori che lo vivono. Tra migliaia di etichette, queste si sono distinte non solo per la loro storia, ma per l’eccellenza assoluta dei vini presentati. Queste sono le vere protagoniste del Vinitaly 2026.

Cantina Tedeschi.
Ci sono vini che raccontano un territorio. E poi ci sono i vini Tedeschi, che lo incarnano. I vini Tedeschi sono diventati sinonimo di terroir e di Valpolicella in tutto il mondo: collocati in collina, tra i 200 e i 500 m. di altitudine, danno vita a vini complessi e strutturati dai vitigni autoctoni, quali Corvina, Corvinone e Rondinella.
Quasi quattro secoli di storia, una produzione che va dal Valpolicella al Valpolicella Classico Superiore, dal Ripasso all’Amarone, fino al Recioto; una famiglia che ha fatto del vino una missione: interpretare ogni vendemmia come un dialogo con la terra, ascoltandone i tempi, i silenzi, le sfumature.
La visione che cambia tutto arriva negli anni ’60, quando Lorenzo Tedeschi decide di vinificare separatamente le uve del vigneto Monte Olmi, dando vita al primo Cru dell’Amarone. Da lì nasce un’icona: Capitel Monte Olmi, Amarone Classico Riserva. Al naso amarena e spezie scure, in bocca profondità, velluto, persistenza. Un vino che ti ruba l’anima!! Accanto a lui, gli altri gioielli di famiglia nati tutti da una viticoltura sostenibile: La Fabriseria - Amarone e Valpolicella Classico Superiore e Maternigo: 84 ettari di biodiversità. Da qui nascono cru che profumano di frutti rossi, pepe, terra bagnata, con una struttura che promette decenni di vita. Ogni sorso è un atlante geologico trasformato in emozione. Il loro stile è una firma potente ed elegante insieme.

Cantina Cavazza.
Tra Gambellara e Colli Berici, la famiglia Cavazza coltiva vino dal 1928. Quattro generazioni che hanno trasformato due territori “fuori dal cerchio delle grandi denominazioni” in laboratori di eccellenza. I suoli vulcanici di Gambellara regalano ai bianchi una mineralità tagliente, quasi salina.
Le argille rosse e il calcare dei Colli Berici danno ai rossi una struttura calda, mediterranea, carnosa. La sostenibilità qui non è un claim: è pratica quotidiana, certificata dal 2019, con filiera controllata in ogni passaggio. I loro numeri parlano chiaro: 35 ettari tra Garganega e Durella, 35 ettari Tenuta La cicogna – Cabernet – Merlot – Tocai rosso – Syrah, 60 ettari multicultura (Prosecco– Chardonnay – Pinot Grigio – Riesling - Solaris).
La linea Tenuta Cicogna è la loro dichiarazione d’intenti: a questi si aggiungono cinque importanti Cru, tre spumanti dal perlage fine, passiti e vini frizzanti. Sono vini che parlano di famiglia, di terra, di un Veneto meno conosciuto ma davvero irresistibile.
La Cantina Malavasi è una maison del vino che non si limita a interpretare il territorio del Garda, lo distilla, lo concentra, lo trasforma in estetica del gusto. Dai suoi 10 ettari di vigneti distribuiti tra Desenzano e Pozzolengo nascono due linee di vini: Ascot e Papillon.
Ogni vino è un gesto preciso, un equilibrio tra tradizione e modernità, tra morbidezza e verticalità. Tra le rivelazioni assolute del Vinitaly 2026, Malavasi ha conquistato tutti con un bianco (Trebbiano di Lugana 100%) che ha fatto parlare: Camilla, premiato come Miglior Vino Bianco 2026 ai 5StarWines. Un vino luminoso, floreale, vibrante, che profuma di pesca bianca, fiori d’acacia e agrumi, con una bocca tesa, elegante, irresistibile. Accanto a lui, lo strepitoso Mulinero, un Petit Verdot 100%, dell’esclusiva linea Papillon, un vino che non si limita a piacere: seduce con una morbidezza quasi disarmante. Un rosso che non cerca mai l’eccesso, ma la pienezza: frutto scuro, spezia fine, una bocca calda e vellutata, sostenuta da una struttura che accompagna. Il tipo di rosso che non si limita a essere bevuto: si ricorda.

Tra le cantine giovani rispetto ai colossi storici, un plauso va a la Cantina Monteverro dell’ imprenditore tedesco Georg Weber capace di imporsi come voce autorevole della Costa Toscana con uve internazionali che spaziano dallo Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, oltre a Syrah e Grenache.

Tra tradizione e avanguardia, tra storie secolari e visioni nuove, questa edizione ha regalato un viaggio sensoriale che continua anche dopo aver lasciato Verona: un’eco di aromi, voci, sguardi, promesse.
E tra migliaia di etichette, queste cantine non hanno semplicemente partecipato: hanno brillato per stile, per identità, per quella capacità misteriosa di trasformare un sorso in un ricordo indimenticabile.
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