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sabato, 21 febbraio 2026 17:35 |
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Alessandra D'Annibale
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Fino all’8 marzo 2026 Palazzo Bonaparte ospita la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata ad Alphonse Mucha, genio visionario dell’Art Nouveau e protagonista indiscusso della Belle Époque.
La mostra, prodotta e organizzata da Arthemisia con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino, in partnership con Generali Valore Cultura e la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, è curata da Elizabeth Brooke e Annamaria Bava, con la direzione scientifica di Francesca Villanti, celebra la grande bellezza di un maestro che ha saputo trasformare l’eleganza in stile universale, un dialogo inedito che illumina Mucha da prospettive nuove, rivelando la continuità dell’ideale di bellezza femminile nel tempo.. Oltre 150 opere compongono un percorso straordinario: dai manifesti teatrali di Sarah Bernhardt in cui Mucha la eleva a icona assoluta, circondata da arabeschi, aureole decorative, motivi floreali che le valgono l’appellativo di “Divina” (i parigini strappavano i manifesti dai muri per portarli a casa), ai pannelli decorativi, le scenografie, dai calendari alle illustrazioni che hanno definito un’epoca in cui l’arte non era solo contemplazione, ma parte viva della quotidianità. Accanto a Mucha, dialogano artisti come Giovanni Boldini e Cesare Saccaggi, sculture antiche, opere rinascimentali, mobili e oggetti Art Nouveau. E poi lei, l’ospite d’eccezione: la “Venere” di Botticelli, prestata dai Musei Reali di Torino, simbolo eterno di seduzione classica che si confronta con le figure eteree e magnetiche di Mucha.
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L’esposizione non si limita a raccontare: avvolge. Un allestimento immersivo fatto di luci, profumi, musiche e cromie trasporta il visitatore in un viaggio sensoriale, un vero passaggio temporale che restituisce la vibrazione culturale della Belle Époque. È un invito a entrare nel mondo dell’artista, a respirarne l’atmosfera, a cogliere la forza innovativa di un linguaggio che ha anticipato il design moderno e influenzato fotografia, scenografia, pubblicità e persino l’immaginario dei tatuaggi contemporanei.
Mucha è stato un innovatore, un comunicatore visivo capace di dare una forma seducente e riconoscibile all'immaginario della Belle Époque. I suoi celebri manifesti pubblicitari – come quelli dedicati ai profumi, alla cioccolata, allo champagne o ai liquori parigini – non solo resero popolare l'arte grafica, ma trasformarono il linguaggio visivo del suo tempo, anticipando i principi del design moderno. Artista poliedrico, il quale si è cimentato, oltre che con la litografia e la pittura, anche con la fotografia, la scenografia, il design e la pubblicità, Mucha ha influenzato sensibilmente i linguaggi espressivi dell’Europa di inizio Novecento, interpretando con il suo stile iconico lo slancio progressista di un’epoca di grande rinnovamento sociale, economico e tecnologico.
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Le sue donne, conosciute in tutto il mondo, sono ammalianti, determinate, moderne nelle espressioni, nelle pose e nella gestualità: in una parola, sono protagoniste e non comprimarie.
La donna di Mucha, con le sue linee flessuose, i capelli fluenti, le vesti leggere e gli elementi naturali che la circondano, è diventata l'icona universale della femminilità Art Nouveau, movimento che ha rivoluzionato le arti applicate e la visione estetica tra fine Ottocento e inizio Novecento. Un’estetica che ha rivoluzionato le arti applicate e continua a ispirare moda, grafica e design. E così, uscendo dalla mostra, si ha la sensazione che la bellezza non sia un ricordo del passato, ma una presenza viva che ci accompagna. Mucha non ci lascia un’estetica: ci lascia un modo di vedere la bellezza… ed è forse questo il suo lascito più potente.
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