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Alessandra D'Annibale
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C’è un momento, prima che il pubblico arrivi, in cui ViniAmo respira da solo. I tavoli sono ancora vuoti, le bottiglie allineate, i calici brillano sotto le luci appena accese. È un silenzio sospeso, quasi rituale, in cui ogni produttore ripassa mentalmente la propria storia e ogni vino sembra trattenere il fiato. È lì che si capisce cosa sia davvero ViniAmo: non un evento, ma un luogo in cui il vino torna a essere incontro, identità. Perché ci sono eventi che iniziano quando si varca la soglia, e altri che iniziano molto prima. Questa quarta edizione appartiene alla seconda categoria, nasce esattamente da questo respiro: dall’idea che il vino non sia un oggetto da esporre, ma un gesto da condividere.
La sua quarta edizione, in programma il 29 marzo 2026 presso l’Hotel Cristoforo Colombo di Roma (dalle 12:30 alle 20:30), nasce da mesi di selezioni, conversazioni, scelte curate e da un team di professionisti e appassionati del settore: un viaggio dentro l’Italia del vino in un’unica giornata! È un progetto che non si limita a riunire cantine, ma costruisce un percorso fatto di storie e persone che il vino lo vivono prima ancora di produrlo. Ogni edizione aggiunge un tassello, ma senza mai perdere la sua natura originaria: qui il vino diventa un ponte tra persone, territori e visioni. Quest’anno ViniAmo compie un passo importante: tutte le regioni italiane saranno presenti, insieme a una selezione di produttori esteri, spirits e proposte gastronomiche pensate per dialogare con i vini in degustazione. Un risultato che non nasce dalla ricerca della quantità, ma dalla volontà di offrire un mosaico completo, vivo, autentico.
Il dato più significativo: una lista d’attesa che racconta quanto il progetto sia diventato un punto di riferimento per chi vuole presentarsi in un contesto attento, curioso, rispettoso. La forza di ViniAmo sta nelle persone: cominciando dall’organizzatore Stefano Minelli. Un uomo che ha saputo far crescere un evento in un settore oramai sovraffollato, ridisegnando silenziosamente, con scelte accurate, relazioni costruite con pazienza, lavorando su un principio semplice e sorprendentemente raro: mettere al centro i produttori prima ancora delle loro etichette. In un contesto dove molti eventi puntano a moltiplicare numeri e visibilità, ViniAmo ha scelto un percorso diverso: selezionare cantine che hanno qualcosa da dire, non solo qualcosa da vendere; proporre territori e vitigni non scontati; creare un dialogo reale tra produttori, professionisti e pubblico.
Il risultato è un evento che non assomiglia a nessun altro nel panorama romano. Non è una fiera, non è un salone, non è un festival. È un laboratorio di narrazioni: ogni produttore arriva con la propria storia, ogni vino diventa un pretesto per raccontare un’identità. È questo che rende l’evento diverso: la sensazione che ogni banco sia un incontro, non un assaggio.
L’edizione 2026 propone un programma di masterclass che amplia ulteriormente l’identità culturale dell’evento:
• 13:00 – 14:30 Chardonnay e Cabernet Franc nei terroir francesi: un approfondimento sui due vitigni simbolo, letti attraverso alcune delle zone più vocate di Francia. Un percorso di 6 vini con Marco Recupero. (costo 50 euro)
• 15:00 – 16:30 Sono i sensi che contano: una masterclass al buio per eleggere il miglior vino di viniamo. Un percorso esperienziale di 7 vini con Ivan Vellucci.(costo 45 euro)
• 17:00 – 18:30 L’anima del Vulcano: un viaggio tra i vini dell’Etna, uno dei territori più affascinanti e complessi del mondo, a cura di Roberta Marchese Aragona (costo 40 euro)
• 19:00 – 20:00 Le Donne del Vino del Lazio – ABC della degustazione: un omaggio alle professioniste del territorio e un’introduzione alla degustazione pensata per tutti. (ingresso gratuito)
Quattro appuntamenti, quattro modi diversi di avvicinarsi al vino: raccontare più che elencare, emozionare più che spiegare. Quando l’ultima bottiglia viene richiusa e i calici tornano a riposare, ciò che resta non è il ricordo di un assaggio, ma la traccia di un incontro. ViniAmo non finisce quando si chiudono le porte. Continua in chi torna a casa con un vino da ricordare e una storia da custodire. Perché il vino passa, ma ciò che accende resta.
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