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Ruggero Alcanterini, Presidente del CNIFP, col soprano Lucia Rubedo
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Fabrizio Federici
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A Roma, nella sede nazionale del CONI al Foro Italico, è stata celebrata l’edizione 2026 di “Fair Play for Life: l’appuntamento annuale che rinnova l’impegno a promuovere il ab>fair play” (cioè il gioco, in senso lato tutto il comportamento umano, ispirato a lealtà) come principio basilare dello sport e di tutta la vita sociale. Ad aprire i lavori, Ruggero Alcanterini, Presidente del CNIFP, Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play: che ha ripercorso brevemente la storia anzitutto della partecipazione italiana alle Olimpiadi moderne, sin dalle prime di Atene del 1896 (andò, con incredibile viaggio quasi tutto a piedi, anche il maratoneta lombardo Carlo Airoldi: considerato purtroppo, dai greci, un professionista, e quindi, secondo le norme di allora, non accettabile come atleta olimpico…). E’ grave, poi” , ha proseguito Alcanterini, che in Italia, dove comunque l’attività sportiva è molto diffusa, nonostante vaghi impegni degli ultimi Governi non esista ancora un Museo Nazionale dello Sport.
Ezio Bonanni, Vicepresidente CNIFP, avvocato e Presidente dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, ha ricollegato i valori del Fair Play e dello sport in genere a quelli della pace e della cooperazione internazionale: citando l’esempio, 90 anni fa alle Olimpiadi di Berlino, della collaborazione che si creò, nonostante tutto, fra atleti tedeschi, tutti di fede nazista, e americani (al di là della strepitosa vittoria del nero USA Jesse Owens, N.d. R,). E ha ricordato l’azione dell’ONA a tutela delle persone esposte, in contesti diversi - dai tetti di vecchi edifici, anche scolastici, di Roma, alle missioni di pace in Kosovo - a sostanze cancerogene (amianto, uranio impoverito, ecc…).
Altri spunti importanti, dall’ìntervento di Gaetano Montico, per il SIAC Europa, Sindacato Autonomo Europeo Spettacolo dal Vivo, espressione immediata del mondo circense: “Circa un milione di persone -. ha ricordato Montico – vive oggi, in Italia, grazie al mondo del circo: contribuendo in modo importante alla formazione del PIL, con la presenza di ben 113.000 posti di lavoro, e tutelando i diritti di tantissimi animali, dai circhi al circuito massmediatico. Grazie al Fair Play, abbiano firmato col Presidente Alcanterini un protocollo d’intesa, che ci auguriamo contribuisca a far meglio conoscere un settore della società che non deve piu’ restare nell’ombra”.
“I premi conferiti oggi dal CNIFP a 9 persone distintesi nella diffusione dei valori del Fair Play”, ha ricordato Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI, condannando anche gli episodi di violenza che in questi giorni hanno accompagnato varie manifestazioni, “servono a dare visibilità a chi si comporta correttamente e dimostra rispetto per gli altri. Ma è davvero triste constatare che i giovani, e altri importanti settori della società, difficilmente s’interessano al mondo del Fair Play: dove, invece, i più’ forti aiutano i più’ deboli”.
Tra i momenti culminanti della giornata, l’esecuzione, in prima mondiale, dell’inno del Fair Play, cantato dal soprano Lucia Rubedo; e la consegna, appunto, dei riconoscimenti a 9 personalità che, nel loro percorso umano e professionale, han contribuito a promuovere comportamenti ispirati a lealtà, responsabilità, inclusione e rispetto. Come Andrea Alberto Pellegrini, atleta paralimpico schermidore e cestista, Luciana Marcellini, la più’ giovane atleta partecipante alle Olimpiadi di Roma del 1960 (presentatasi con la storica divisa di allora), Daniele Laureti, promotore dell’accessibilità a tutti delle strutture agonistiche, Presidente di GE.SI.S Italia, Associazione di Categoria degli Impianti Sportivi. Antonio Amata, autore del saggio storico-sociale sul calcio Palla, la ricordata Lucia Rubedo, l’artista Eugenio Di Paolo, autore della copertina del cd “The World of Fair Play”, inno ufficiale del F.P., e altri.
In chiusura, una “staffetta” fortemente simbolica: l’olimpionica Luciana Marcellini ha consegnato la torcia - “madre” originale realizzata, nel 1960, dall’archeologo Amedeo Maiuri, e custodita per decenni dalla famiglia di Marcello Garroni (che fu Segretario generale delle Olimpiadi di Roma), alla soprano Rubedo e, via via, agli altri premiati.
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