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Al Senato la presentazione del volume di Paolo Orsi su Cava d’Ispica

lunedì, 16 febbraio 2026 16:27

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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
Martedì 17 febbraio 2026, alle ore 17:00, presso la Sala “Caduti di Nassirya” di Palazzo Madama, si terrà la presentazione del volume Paolo Orsi. Cava d’Ispica. Paesaggio siciliano, pubblicato da Le Fate Editore. L’incontro, promosso dal Senatore Salvatore Sallemi, si inserisce nel programma delle celebrazioni per il 90° anniversario della scomparsa di Paolo Orsi, figura centrale dell’archeologia europea tra Otto e Novecento. Sarà l’occasione per approfondire la figura di Paolo Orsi archeologo e Senatore del Regno, protagonista del dibattito culturale e istituzionale del suo tempo, capace di coniugare ricerca scientifica, tutela del patrimonio e visione pubblica del paesaggio.
Curato da Giovanni Di Stefano, il volume propone una rilettura dell’opera di Orsi dedicata alla Cava d’Ispica, restituendone il valore di paesaggio storico stratificato, in cui elementi naturali, tracce insediative e memoria culturale si intrecciano in modo inscindibile. Il libro affronta temi oggi centrali nel dibattito scientifico e civile: la tutela integrata dei beni culturali, il rapporto tra archeologia e territorio, la responsabilità collettiva nella conservazione del patrimonio. Alle analisi testuali si affianca un percorso fotografico di Vincenzo Giompaolo, concepito come racconto visivo capace di dialogare con i contenuti scientifici e di offrire una lettura contemporanea dei luoghi indagati da Orsi. Le immagini amplificano la dimensione paesaggistica dell’opera, restituendo profondità storica e sensibilità interpretativa a uno dei contesti archeologici più significativi della Sicilia sud-orientale. Ne emerge l’attualità dello sguardo di Orsi, capace di superare la descrizione puntuale del dato archeologico per restituire una visione organica del territorio come bene culturale vivo. In questa prospettiva, il volume si configura non solo come contributo scientifico, ma come strumento di consapevolezza culturale e civile, rivolto tanto agli studiosi quanto a un pubblico più ampio.
Dopo i saluti istituzionali, interverranno: Massimo Cultraro – CNR, Università di Palermo; Maurizio Paoletti – già Università della Calabria e Università di Pisa; Giovanni Di Stefano – Università della Calabria e Università di Roma Tor Vergata. Condurranno e coordineranno i lavori Isabella Papiro, giornalista; introdurrà Alina Catrinoiu, editore del volume.
L’incontro si svolgerà presso il Senato della Repubblica e sarà trasmesso in diretta streaming su webtv.senato.it e sul canale YouTube del Senato Italiano.
FtNews ha intervistato i proff. Cultraro, Di Stefano e Paoletti.

Prof. di Stefano, quando e con quali finalità è nato il volume Paolo Orsi. Cava d’Ispica. Paesaggio siciliano. Come è strutturato il volume?
Paolo Orsi (1859-1935), il grande scopritore della Sicilia antica, pochi anni dopo il suo arrivo in Sicilia (1888) scrisse per La Domenica del Trentino un saggio intitolato Cava d'Ispica. Paesaggio Siciliano. Questo testo di Orsi, firmato con lo pseudonimo Siculus, era rimasto sconosciuto al grande pubblico. In occasione dei 90 anni della scomparsa dello studioso, con l'editore Le Fate abbiamo voluto ricordarlo ripubblicando il suo saggio in un volume, con l'aggiunta di un itinerario fotografico a cura di Vincenzo Giompaolo e di una introduzione a mia firma.
L'itinerario fotografico ripercorre l'itinerario seguito da Paolo Orsi alla Cava d'Ispica. Alcune foto in bianco e nero, tra cui quella di copertina, sono immagini d'epoca relative ad una visita alla Cava effettuata da una famiglia del luogo.
Nel saggio introduttivo sono stati ricostruiti i vari scavi e le ricerche effettuate da Orsi non solo a Cava d'Ispica, ma anche nel territorio circostante. Il libro è stato presentato in Sicilia, al Palazzo dei Normanni, e al Salone del Libro di Torino.
Immagine presente all'interno del libro
Prof. Paoletti, lei si è occupato spesso della figura di Paolo Orsi, in particolare nel suo lavoro Paolo Orsi: la dura disciplina e il lavoro tenace di un grande archeologo del Novecento. Chi era esattamente Paolo Orsi? Perché il suo metodo di ricerca è considerato rivoluzionario?
Paolo Orsi cominciò giovanissimo la sua esperienza di preistorico in Trentino (era nato a Rovereto nel 1859), ma svolse tutta la sua carriera di archeologo in Italia meridionale, tra la Sicilia e la Calabria (Siracusa, Gela, Pantalica, Megara Iblea, Locri, Crotone ecc.), con ricognizioni e scavi di città, santuari e necropoli fino al 1924 e oltre. Sebbene obbligato ad andare in pensione a 65 anni, non interruppe affatto la sua carriera scientifica fino alla morte (1935). Il suo metodo di ricerca preciso si contrappone all’inadeguatezza o all’impotenza delle strutture statali: in Italia tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento mancavano i musei, erano carenti gli organici, erano esigui i finanziamenti per la tutela. Nonostante gli ostacoli appena ricordati, Orsi pubblicò tempestivamente i risultati delle sue ricerche sul terreno: sono centinaia di articoli scientifici, molti dei quali importantissimi anche a distanza di un secolo.

In che modo Paolo Orsi è riuscito a coniugare ricerca scientifica, tutela del patrimonio e visione pubblica del paesaggio?
Prof. Cultraro: Paolo Orsi è stato un pioniere nel campo della ricerca scientifica, in quanto introdusse nuovi metodi d'indagine dei contesti archeologici, partendo dall'esperienza maturata da giovane in Trentino. La sua è stata una ricerca che oggi definiremmo multidisciplinare. Per la ricerca archeologica, che ha come obiettivo la ricostruzione dei processi storici, si servì di vari strumenti d'indagine, ad esempio l'attenzione per le analisi sulle ossa umane, che affidò ad antropologi. Siamo in piena linea con l'antropologia del tardo Ottocento di scuola positivista: lo studio delle ossa degli animali ci aiuta a ricostruire l'alimentazione delle popolazioni antiche. Orsi si affidò anche alle prime indagini di laboratorio.
Prof. Di Stefano: L'archeologo trentino è stato veramente rivoluzionario non solo per i suoi apporti scientifici sulla preistoria e sul mondo della Sicilia classica con i suoi metodi di scavo e di analisi, ma è stato un pioniere nella lettura del paesaggio storico siciliano. Il testo su Cava d'Ispica, ad esempio, è un saggio non solo di archeologia, ma sul paesaggio, dove si sono stratificate le civiltà indigene (sicule), greche, romane e medioevali. Orsi svela gli aspetti rupestri di questo sito dove gli insediamenti medievali in grotta hanno realizzato, nel magico paesaggio di quello che è un vero e proprio canyon scavato nel tavolato calcareo degli Iblei, alcune fra le soluzioni abitative più intense del Mediterraneo. Questo luogo era stato meta dei viaggiatori del Grand Tour; Paolo Orsi fu l'ultimo viaggiatore e al tempo stesso il primo archeologo moderno a Cava d'Ispica.
Prof. Paoletti: La corrispondenza intrattenuta con il Ministero – una serie infinita di lettere, appunti, relazioni e memoriali - e quella sua privata, oggi suddivisa a metà tra il Museo Civico di Rovereto e il Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, mostrano con quale abilità di dialogo e con quale rigore amministrativo egli sapesse parlare ai Sindaci, ai Prefetti e ai più alti gradi del Ministero. L'obiettivo prioritario era sempre uno soltanto e da quello non si allontanò mai: la protezione del patrimonio archeologico, degli edifici bizantini e medievali e del paesaggio naturale, compito che lo Stato gli aveva affidato e che egli assolse con onestà totale.

Cosa si intende quando si afferma di voler restituire alla Cava d’Ispica il valore di paesaggio storico stratificato?
Prof. Cultraro: La ricerca multidisciplinare di cui parlavo viene coniugata con una sensibilità legata al paesaggio inteso come contesto: paesaggio naturale, paesaggio antropico, quindi l'azione dell'uomo nel contesto in cui vive e l'impatto antropico sugli ecosistemi, per arrivare alla ricostruzione di un paesaggio culturale stratificato che si esprime nel lavoro di Di Stefano su Cava d'Ispica, dove troviamo la visione di Orsi di un contesto rupestre, non urbanizzato, ai margini della città d'Ispica, valorizzandone il paesaggio di natura carsica.
Prof. Di Stefano: Cava d'Ispica, lunga circa 13 km, si estende fra i territori di Modica, Rosolini e Ispica. Può essere considerata il più grande parco archeologico della Sicilia. In questo territorio, in questa valle, coesistono delle specificità antropiche antiche, naturalistiche e paesaggistiche che sono veramente una sintesi unica del paesaggio siciliano da proporre per il riconoscimento Unesco.
Su cosa vi soffermerete nel corso del vostro intervento al Senato in occasione della conferenza stampa di presentazione del libro?
Prof. Cultraro: Nella mia relazione mi concentrerò sul rapporto tra l'idea di paesaggio di Orsi e la sua sensibilità nei rapporti degli ecosistemi antichi, che è qualcosa di assolutamente nuovo e moderno. Orsi scrisse frequentemente su riviste del Trentino, sua terra d'origine, raccontando molto dei paesaggi siciliani. L'attenzione al paesaggio è una cosa del tutto nuova e questo è il messaggio più importante che Orsi lascia al grande pubblico moderno. Non c'è contesto archeologico senza attenzione per il paesaggio, naturale o antropico che sia. Questo perché l'archeologo ricostruisce i processi storici tenendo a mente il paesaggio nella sua lunga dinamica e trasformazione.
Prof. Di Stefano: Cercherò di ripercorrere, attraverso le splendide immagini di Vincenzo Giompaolo, i luoghi di Cava d'Ispica dove Orsi si è intrattenuto: necropoli preistoriche scavate nelle pareti della valle, ipogei e catacombe cristiane, villaggi rupestri (veri condomini ricavati nella roccia). Voglio far rivivere l'emozione di un itinerario orsiano in un paesaggio archeologico unico. Questo sarà il modo migliore per celebrare il novantesimo anniversario della sua scomparsa.
Prof. Paoletti: Paolo Orsi fu eletto Senatore nel 1924 in segno di riconoscimento della sua straordinaria opera di archeologo non soltanto in Sicilia, ma anche in Calabria, dove il merito di tante scoperte è suo e dei suoi collaboratori, anche loro validissimi. In qualità di Senatore si iscrisse al Partito Nazionale Fascista (15 maggio 1925), quando l'Italia era scossa da terribili fermenti e gravissime lotte politiche. È di estremo interesse confrontare la sua adesione al Partito Nazionale Fascista con quella di Luigi Pirandello, che si dichiarò fascista convinto ed ebbe rapporti personali con il Capo del Governo, Benito Mussolini. Al contrario, Orsi si dimostrò un “cattolico di destra, dubbioso verso il fascismo, ma non ostile”. La prova di questa sua posizione è confermata dal rifiuto netto opposto alla sua possibile nomina all'Accademia d'Italia: come ebbe a scrivere, non gli importava nulla della posizione di prestigio politico-culturale né dello stipendio di accademico, peraltro assai cospicuo.
Nell'aula del Senato, benché fosse presente con regolarità, Orsi tenne pochi discorsi, tutti dedicati - oggi diremmo - alla protezione e alla valorizzazione dei beni culturali. Nel mio intervento ricorderò in particolare il suo discorso a favore della tutela dei templi di Agrigento, con la richiesta inascoltata di adeguati finanziamenti per impedire danneggiamenti a quel passato altamente simbolico e identitario. Rispetto al linguaggio dell'archeologo moderno le parole di Orsi sono ancora più forti e provocatorie: “Dovremo sempre attingere l'elemosina – la parola è un po' amara – straniera? Onorevoli colleghi, a voi la risposta”. Come è noto, il Governo non ascoltò affatto quell'esortazione; a farsi carico del programma dei lavori urgenti fu un inglese che amava profondamente la Sicilia: il suo nome, ignoto ai più, ma non agli archeologi, è Alexander Hardcastle.

Quale messaggio vi augurate possa arrivare ai lettori del volume Paolo Orsi. Cava d’Ispica. Paesaggio siciliano?
Prof. Cultraro: Come dicevo prima, l'attenzione al paesaggio è il messaggio più importante che Orsi lascia al grande pubblico moderno: non c'è contesto archeologico senza attenzione per il paesaggio, naturale o antropico che sia.
Prof. Di Stefano: Orsi ha scolpito con le sue parole un quadro di un angolo della Sicilia dove ancora oggi è possibile leggere le nostre radici.
Prof. Paoletti: Orsi resta un esempio attualissimo di intransigenza morale: difese il valore del patrimonio culturale della Sicilia e della Calabria con forza, intelligenza e tenacia. Ancora più straordinaria fu la sua capacità di dimostrare concretamente il valore incalcolabile del paesaggio antico. Seguendo la via tracciata da Paolo Orsi, il mio è un invito a visitare Cava d'Ispica, un bene prezioso e un'eredità storica di cui tutti i siciliani devono essere molto orgogliosi.
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