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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Dal 27 settembre al 20 ottobre 2026 l'Orto Botanico di Palermo ospiterà la mostra Urpflanze, che riunisce per la prima volta in Italia le opere delle artiste internazionali Nicola Costantino e Paola Marzotto. La mostra è organizzata dagli Amici dei Musei Siciliani in collaborazione con Unipa Heritage - Orto Botanico.
In un'intervista rilasciata a FtNews Paola Marzotto ha spiegato che il titolo rimanda all’intuizione che nel 1787 Goethe ebbe proprio in questi luoghi, quando, sbarcato a Palermo, pensò, dietro la varietà della vegetazione che andava osservando, all’ipotesi di una pianta originaria, l’Urpflanze, dalla quale sarebbero derivate tutte le altre forme. L'artista ha parlato delle caratteristiche della sua ricerca fotografica, una forma di contemplazione attiva che restituisce un’idea di natura come impulso generativo, e non come ornamento.
Pur adottando linguaggi diversi, Nicola Costantino e Paola Marzotto trovano ispirazione nella capacità della natura di generare ecosistemi unici, anche in piccoli ambienti, nati dalla casualità. Le loro opere sono un invito a cercare l’armonia segreta che ne governa l’apparente disordine e a coglierne la bellezza.
Paola Marzotto, come e con quale obiettivo è nata la mostra Urpflanze, che riunisce per la prima volta in Italia le sue opere e quelle dell'artista argentina Nicola Costantino? Cos'è l’Urpflanze?
L’Urpflanze è il concetto che prese forma nel pensiero di Goethe a Palermo: l’idea di una pianta primigenia, dalla quale avrebbero avuto origine tutte le altre. Sebbene non sia una verità scientifica, questa idea si avvicina molto alla percezione della natura che abbiamo Nicola Costantino e io. Ed è anche un’idea molto poetica.
Qual è l’obiettivo principale della mostra e in che modo il dialogo con Nicola Costantino contribuisce a svilupparlo?
La mostra nasce dal desiderio di presentare due ricerche artistiche diverse, ma accomunate da una profonda esplorazione della natura di spirito mistico. Le opere dialogano bene tra loro.
Che idea della natura vuole trasmettere con le sue foto? Quali aspetti vuole cogliere?
La mia ricerca fotografica, che è di tipo pittorico e di estetica classica, è una forma di contemplazione attiva. Oltre ai paesaggi dell’Antartide, che sono in mostra all’Acquario Civico di Milano («Antarctica Melting Beauty. Aurora») fino al prossimo novembre, mi dedico in special modo a fotografare i piccoli paesaggi che sono alla portata di tutti. Queste orchidee in particolare non lo sono, perché le foto le ho scattate all’Orchid Garden di Singapore, ma molto spesso le immagini sono scatti del mio giardino (come per «My Giverny» o le Zinnie de «Il giardino dell’Eden») o nei dintorni di casa mia, al massimo nel litorale della zona dove vivo o dei parchi pubblici di Buenos Aires. Per esempio, ho visto da mia figlia dei bellissimi licheni che spero riuscire a fotografare presto perché sono molto poetici.
In comune con Nicola ho una percezione quasi psichedelica della Natura. In questa mostra ci sono orchidee che sembrano insetti e che sono inquietanti, così come certi suoi fiori delle sue sculture, che vanno dal glorioso al surreale. Alcuni fiori di Nicola ricordano le piante carnivore, anche se non sono quasi mai copie di fiori reali. Lei li inventa o li trasforma, come fa la natura, che è in continua evoluzione e trova le forme più strane per esprimersi.
In che modo oggi possiamo cogliere l'armonia e la bellezza della natura e riscoprire la nostra connessione con il mondo naturale?
Lasciando perdere l’approccio che viene dalla nostra cultura: quello ornamentale. Noi guardiamo ai fiori come a qualcosa da tagliare e mettere in un vaso per decorare una tavola, magari per fare bella figura: fa parte della nostra maniera di ricevere gli amici, facciamo così da generazioni. Invece il fiore, quando è tagliato, non ha più vita e, a ben guardarlo, mette veramente tristezza.
Consiglio di osservare la natura con occhi attenti, perché i piccoli miracoli della vita danno delle emozioni molto più intense di tutte le altre cose materiali che possiamo desiderare per i nostri condizionamenti sociali. E sono alla portata di tutti. Su questo lavoro.
Quale messaggio si augura possa arrivare ai visitatori di Urpflanze
Nonostante io abbia scelto un linguaggio artistico indiretto, che non è quello della denuncia, ma bensì della contemplazione dell’armonia della natura, resto sempre un’attivista ambientale. Spero, dunque, che il nostro lavoro serva a far rispettare la natura. Non abbiamo ancora capito che siamo noi ad appartenerle, e non viceversa.
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