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venerdì, 16 ottobre 2026 18:34 |
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Il sito di Ninive con Mosul sullo sfondo.
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Nella città 'scritta nelle stelle' tutto era magico e al tempo stesso intriso di tecnologia, di arte, di sapienza: Ninive è la città primigenia, la "temennu dāru", come la chiamavano gli Assiri, la 'fondazione eterna', o "duruš šāti", la 'fondazione senza tempo'. Un luogo sacro alla dea Ištar e ai grandi dei che hanno progettato la sua pianta come copia del modello celeste. (Paolo Brusasco, in Ninive. Mito e realtà, La nave di Teseo, 2026).
FtNews ha intervistato Paolo Brusasco, autore del libro Ninive. Mito e realtà. Lo studioso, docente di Archeologia e storia dell’arte dell’Asia occidentale e del Mediterraneo orientale antichi all’Università di Genova, ha effettuato scavi archeologici nel Mediterraneo, in Siria e Iraq, e attualmente dirige la Missione Assiria dell’Università di Genova (MAUGE) nel Kurdistan iracheno.
Partendo dalla narrazione della scoperta di Ninive a metà Ottocento, il libro mette in evidenza come dagli annali dei sovrani assiri, così come dai meravigliosi rilievi istoriati che decoravano le loro grandiose regge, si delinei una città fulcro di cultura e un centro religioso dedicato alla leggendaria dea Ištar. Ninive è fonte di scienza, di sapere astronomico-astrologico, di pratiche divinatorie e miti primigeni quali l'epopea di Gilgamesh e il Diluvio universale, ripresi nella tradizione biblica.
In una lunga intervista Brusasco racconta l’affascinante storia di Ninive, che da villaggio neolitico sulle sponde del Tigri, nel nord dell’attuale Iraq, si trasformò con Sennacherib nella capitale del primo impero universale, per diventare con Assurbanipal e la sua celebre biblioteca il faro culturale del mondo antico.
Prof. Brusasco, come è nato il libro Ninive. Mito e realtà.Cosa l'ha spinta a scrivere un libro su Ninive?
Ho scritto questo libro per due motivi fondamentali. Innanzitutto volevo completare lo studio sulle grandi capitali della Mesopotamia, dedicando un libro all'ultima capitale degli Assiri. Anni fa, infatti, nella collana "Scienza e idee" dell'editore Raffaello Cortina, diretta dal compianto prof. Giulio Giorello, ho pubblicato il libro Babilonia. All'origine del mitoIn secondo luogo, da alcuni anni dirigo la Missione Assiria Università di Genova a Tell Abdul Aziz - Kevala, in Iraq, vicino a Ninive. Scaviamo un sito satellite di Ninive, ubicato sul limes dell'impero assiro orientale verso i Monti Zagros. Si tratta di un sito dell'VIII-VII sec. a.C., quindi coevo del sovrano assiro Sennacherib, colui che ha rifondato ed ingrandito Ninive. C'è anche un terzo motivo: raccontare ai lettori la storia di una città straordinaria che dal 2014 al 2017 l'ISIS ha colpito e distrutto.
Quali sono le condizioni attuali del sito?
Ninive si trova sulla sponda orientale del Tigri, a 350 km a nord di Baghdad, proprio di fronte alla città di Mosul. Dal '900 in poi, sul sito antico di Ninive, sulla sponda opposta del fiume Tigri, sono state costruite case moderne. Per un 20-30% circa del sito questo ha portato alla cancellazione dei resti archeologici. Ricordo che le città assire erano formate dalle acropoli, dove sorgevano i palazzi e i templi, e dalla città bassa, dove c'erano le case della popolazione civile. L'ISIS ha distrutto le due acropoli. Nel 2014, sull'acropoli meridionale di Tell Nebi Yunus, la collina del profeta Giona, i terroristi hanno fatto esplodere la moschea di Giona, il profeta biblico che secondo l'Antico Testamento avrebbe convertito i niniviti infedeli. Giona è venerato dalle tre religioni. I musulmani hanno costruito sul luogo dove Giona avrebbe predicato una tomba a lui dedicata. Sotto questo mausoleo c'è una serie di chiese paleocristiane, sotto le quali sorgeva un palazzo di Sennacherib e Esarhaddon, che attualmente gli iracheni e i tedeschi stanno scavando. Hanno trovato la sala del trono e grandi tori alati. In parte stanno restaurando, ma le condizioni sono molto difficili.
L'altra acropoli, chiamata Tell Kuyunjik, si trova sul lato occidentale delle mura. Anche lì l'ISIS ha distrutto il maestoso palazzo, conosciuto dalle fonti come "palazzo senza eguali", del gran re Sennacherib, colui che ha ingrandito Ninive e l'ha restaurata, rendendola capitale del suo grandissimo impero.
La Galleria Assira del Museo di Mosul è stata distrutta a colpi di mazza nel 2015 dai miliziani dello Stato Islamico; le statue sono state decapitate. Io ho ricostruito il catalogo della Galleria Assira; i colleghi francesi del Louvre stanno ricostruendo i frammenti rimasti delle statue. Diciamo che è una situazione critica che si sta cercando di recuperare.
Nell'introduzione riporta un breve estratto da Le città invisibili di Calvino. Ninive è invisibile, in quanto è una città morta, ma attraverso la sua architettura è possibile farla rivivere. In tal senso, quale contributo può offrire l'archeologia? Attraverso quali fonti possiamo ricostruire la storia di Ninive?
Abbiamo due tipi di fonti: i testi cuneiformi e i resti archeologici. Abbiamo testi di vario tipo. Gli Assiri incidevano i testi su dei prismi d'argilla di 40 cm di lunghezza dedicati ad Assur, sommo dio del pantheon di quel tempo. Scrivevano gli annali delle loro campagne militari, imprese che vengono narrate nei dettagli anno per anno. Abbiamo anche lettere private scritte dai sovrani. Io ho esaminato con attenzione i testi, ricostruendo la vita dei sovrani a livello storico, umano e introspettivo. Ho utilizzato questi testi e i ritrovamenti archeologici portati alla luce dall'Ottocento a oggi, da Layard ai nostri giorni. Ho cercato di mettere insieme informazioni e di ricostruire la monumentalità e la grandiosità dei palazzi e delle acropoli. Ho dato spazio anche alla vita vissuta di queste pietre: questi reperti parlano, raccontano di amori e guerre, di cultura e bellezza. Ho cercato di creare un racconto anche psicologico, che vada oltre l'archeologia ed esplori il lato umano di queste persone. Ho dato un taglio filosofico, ho cercato di ricostruire Ninive come potremmo immaginarla oggi, dunque come una città viva, non come una città morta.
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La tavoletta del Diluvio, Epopea di Gilgamesh, tavola 11, argilla. British Museum, Londra.
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Nell'accurata prefazione Ghazwan Yousif Baho, parroco della diocesi di Alqosh-Ninive, si chiede se Ninive sia stata davvero una grande città come la descrive la Bibbia. Lei, professore, cosa risponde?
Ghazwan Yousif Baho, che è l'epigrafista della nostra missione, mi ha onorato della prefazione. Lui è nato lì vicino. Quando era giovanissimo, vedeva queste mura antiche, questi palazzi scavati, ma non si era mai posto nessuna domanda in merito alla grandezza di Ninive nei tempi antichi. Quando ho scritto questo libro, si è chiesto se questa fosse stata davvero una città così importante. Si è posto questa domanda alla luce di quello che è successo recentemente con i massacri perpetrati dall'ISIS ai danni delle minoranze cristiane. Lui è un cristiano caldeo cattolico; nel 2021, nel cuore di Mosul, è stato cerimoniere nella celebrazione della preghiera di suffragio per le vittime del terrorismo durante lo storico viaggio pastorale in Iraq di papa Francesco. Citando l'Antico Testamento, si evince che Ninive è stata una città grande: il libro di Giona la chiama la "grande città, larga tre giornate di cammino". Sono, dunque, gli stessi avversari ebrei degli Assiri, che sono stati deportati a Ninive, a riconoscere che Ninive era una grande città, una metropoli che ispirava, un faro di cultura dove nascevano le biblioteche più importanti. Gli Ebrei hanno assimilato la cultura babilonese: la tavoletta assira del diluvio universale è un mito della Mesopotamia che ha influenzato anche il mito del diluvio biblico.
La Bibbia li descrive come guerrieri spietati, sanguinari, ma quale ruolo ha avuto la cultura presso gli Assiri?
Gli Assiri erano forti combattenti, spietati in guerra, ma anche cultori dell'arte e del sapere. Assurbanipal ha raccolto la prima biblioteca universale della storia umana, con 30000 testi cuneiformi scavati da Layard e Rassam. I dotti che scrivevano questi testi hanno raccolto tutto il sapere mesopotamico più antico, proprio come gli amanuensi medievali, e hanno tramandato memoria di questa biblioteca che ha influenzato, a detta di molti studiosi, la nascita della famosa biblioteca di Alessandria d'Egitto. La biblioteca di Assurbanipal era composta perlopiù da tavolette d'argilla scritte in cuneiforme. Durante l'incendio del 612, quando i Medi e i Babilonesi hanno distrutto la città, ponendo fine all'impero assiro, queste tavolette sono bruciate nel rogo, ma essendo d'argilla cruda, si sono cotte e conservate; ad Alessandria d'Egitto, invece, i papiri di Eratostene, essendo di carta, si sono bruciati e sono andati perduti.
Cosa ci dicono di Ninive le fonti classiche?
La fonte principale è Diodoro Siculo, che attinge da Ctesia di Cnido, uno storico e medico greco vissuto alla corte persiana tra il V e il IV sec. a.C. Ctesia, che visse 200 anni dopo la fine dell'impero assiro, favoleggiava, come facevano i Greci, di un Oriente esotico, di sovrani come Nino, colui che darà il nome a Ninive, Semiramide, Sardanapalo. Questo non deve stupire: è noto che gli storici greci, che scrivevano almeno due o tre secoli dopo la scomparsa della civiltà mesopotamica, non disponessero di fonti di prima mano, facendo spesso confusione tra Assiri e Babilonesi, tra Ninive e Babilonia. La leggendaria Semiramide, considerata dai Greci come la costruttrice di Babilonia e dei giardini pensili, è pur sempre una regina assira nota nei testi cuneiformi come Shammuramat, madre del re Adad-nirari III.
I Greci esaltano le capacità architettoniche degli Assiri, la grandezza dei loro monumenti, ma considerano gli orientali molli e viziosi: uno stereotipo che rimane ancora oggi.
Quando nasce il concetto di un regno territoriale destinato a diventare una potenza imperiale sovra-regionale?
In Assiria questo concetto nasce intorno al 1350 a.C. con Ashur-uballit I, poi torna nel IX sec. a.C. con Assurnasirpal II, ma è soprattutto con Sennacherib che nasce l'idea di impero sovra-regionale, cioè un regno imperiale che governava dall'Iran, uno stato che si chiamava Elam, fino, con Assurbanipal, a Tebe, in Egitto. Era un impero straordinario, con un sistema di strade e di posta molto attrezzato, simile a quello dell'impero romano. Riuscivano, attraverso dei messaggeri che si intercambiavano, a far recapitare in quattro-cinque giorni un messaggio da Ninive all'Egitto: c'erano dei caravanserragli a distanza di 10-20 km; questi messaggeri riuscivano ad alternarsi e ad essere molto veloci. Quello assiro, così come tutti gli imperi, è stato devastante dal punto di vista militare, ma anche di grande capacità amministrativa. È stato il primo impero del mondo, un impero che ha gettato il germe della nascita di un concetto di stato che va al di là dei confini nazionali per diventare sovra-regionale.
Cosa ha rappresentato la guerra per gli Assiri?
Gli Assiri combattevano in nome di Assur, così come gli Ebrei combattevano in nome di Jahvè. Assur era il dio più importante per gli Assiri e incaricava il sovrano, che era un suo delegato, di compiere una guerra santa - santa perché condotta in nome di Dio - per conquistare tutto il mondo conosciuto. Secondo loro, infatti, l'Assiria era il centro del mondo civile, razionale, mentre la periferia era barbara ed incivile e doveva essere conquistata su ordine di Assur, che voleva ricondurla all'ordine cosmico, razionale e acculturato dell'impero assiro. I barbari devono essere inciviliti. Il concetto di guerra santa nasce in questo periodo, ma non è la guerra santa dell'ISIS: il dio Assur non veniva imposto come culto ai popoli sottomessi, che erano liberi di credere nei loro dei. L'ISIS, invece, impone il culto di Allah ai popoli sottomessi.
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Tell Abdul Aziza - Kevala, Dohuk, Kurdistan iracheno, Iraq. Foto di scavo del palazzo neoassiro del VII sec. a.C.
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In che modo è riuscito a coniugare l'analisi dettagliata dei testi annalistici assiri e degli scavi archeologici?
Ho messo in relazione le planimetrie dei palazzi e quelle dei templi, confrontando quello che nei testi si dice in merito a questi palazzi. I prismi di terracotta venivano sepolti sotto le fondazioni dei palazzi e dedicati al dio Assur. In questi testi annalistici i più grandi re dell'impero assiro del VII sec. a.C. raccontano non solo le loro vittorie militari, ma anche i monumenti a cui davano vita dopo una determinata conquista. Io ho confrontato i dettagli elencati nei testi annalistici con i resti archeologici per capire se ci fossero o meno corrispondenze o discrepanze. Ci sono aspetti che non corrispondono, altri sono perfettamente calzanti, però, mettendo insieme le fonti testuali relative alla descrizione dei palazzi da parte di questi re e le fonti archeologiche, si riescono a colmare diverse lacune e a dare un'idea di quello che era Ninive nel VII sec. a.C.
Cosa sappiamo dei primi viaggiatori che si sono recati a Ninive? Quando iniziò la grande avventura archeologica che portò alla scoperta dell'ultima capitale assira? Quali sono i personaggi che hanno fatto la storia dell'archeologia del Vicino Oriente?
In Europa la ricerca su Ninive è nata già in pieno Medioevo, intorno al 1200. La Bibbia e i classici diedero un grande impulso a tale ricerca. Nella Genesi si parla di Nimrud, Ninive e Babilonia, città che nell'immaginario europeo erano ubicate da qualche parte in Oriente, sebbene non si sapesse esattamente dove, dato che non erano mai state viste, ma soltanto descritte nella Bibbia. Il primo a parlarne è Beniamino di Tudela, un rabbino che dalla Spagna, passando per l'Italia, arrivò fino a Mosul. Nel diario di viaggio pubblicato nel 1543, ma molto diffuso nel Medioevo, identifica le rovine di Ninive sulla sponda opposta di Mosul, in base alle informazioni degli abitanti locali che ne tramandano memoria. Abbiamo, poi, una serie di viaggiatori ed esploratori, alcuni dei quali arabi, ad esempio Ibn Battuta, il Marco Polo dell'Islam, lo storico andaluso Ibn Jubayr, che vedono le rovine di Ninive e pervengono alle stesse conclusioni di Beniamino di Tudela. La gente di Ninive viene descritta come accogliente e ospitale.
La ricerca scientifica vera e propria inizia tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, quando ormai gli esploratori, influenzati dall'Illuminismo, non sono più degli avventurieri, ma si recano in quei luoghi per capire meglio dove si trovi Ninive. Gli scavi, invece, si svolgono verso la metà dell'Ottocento. Lo scavo più importante è diretto da Layard, che nel 1846-1847 inizia a scavare Ninive, ormai identificata; si vedono ancora i monticoli delle fortificazioni. La città si estendeva su un'area di 750 ettari, circondata da circa 12 km di mura difensive: prima di Babilonia e di Roma, Ninive è stata la città più grande dell'antichità. Sull'acropoli più importante Layard ha scoperto il "palazzo senza eguali", detto anche palazzo sud-ovest, di Sennacherib; in parte ha anche sondato il palazzo di Sennacherib sull'altra acropoli, ma c'era la moschea, per cui non l'ha scavato. Il suo libro Nineveh and Its Remains, che è il primo best seller dell'archeologia, venderà 8000 copie in un anno e avrà quattro ristampe. Nella sua opera divulgativa Layard riesce a dosare informazioni scientifiche e resoconti di viaggio. Dopo Layard, che ha condotto scavi per circa sei anni, Paul-Émile Botta, console francese a Mosul, ha scavato per il Louvre, ma a differenza di Layard ha scavato troppo poco in profondità sull'acropoli più importante, per cui non ha trovato nulla. Poi gli scavi sono andati avanti, fino ad arrivare ai giorni nostri: oggi gli iracheni restaurano i monumenti danneggiati dall'ISIS e, al tempo stesso, continuano a scavare, dal momento che una grande parte della città non è stata ancora scavata.
Prof. Brusasco, lei conosce molto bene quel territorio, ha portato avanti numerose missioni di scavo. Come è stato accolto dalla popolazione?
Frequento quei luoghi dagli anni Novanta, quando, appena laureato, ho iniziato a scavare a Babilonia. Sono sempre stato accolto in maniera fraterna, senza alcun tipo di discriminazione, dai curdi e dagli arabi sunniti. Ho socializzato con tante tribù. Una tribù sunnita mi ha invitato a casa dello sceicco. Da Ghazwan Yousif Baho ho appreso che questa tribù è musulmana, ma si occupa di difendere i cristiani. C'è una bella integrazione a vari livelli: sebbene le tensioni non manchino, ci sono anche contesti di grande concordia e fratellanza tra cristiani e musulmani.
Nell'ultimo capitolo del libro cita La lettera ai pastori e alle comunità della città sulla evangelizzazione, pubblicata nel 1991 dal cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano. In questa lettera Ninive diventa metafora di Milano. Perché il cardinal Martini paragonò Milano a Ninive?
Quella di Martini è una lettera sulla nuova evangelizzazione. Ninive era la città convertitasi alla parola di Dio del libro biblico di Giona, il profeta che non voleva predicare a Ninive perché non voleva che i Cristiani si convertissero: non voleva aprirsi ai gentili, ai pagani, ma solo agli ebrei. Martini afferma che Milano deve convertirsi e diventare una città migliore. Le critiche non sono mosse a Ninive, ovvero ai niniviti odierni, i milanesi: sono i tanti Giona di ieri e di oggi a preoccupare il cardinale, sono loro il centro del discorso, e a loro è rivolto l'invito ad alzarsi, a scrollarsi di dosso il torpore di una religiosità superficiale, ipocrita, abitudinaria, chiusa alla diversità. Martini esorta le comunità cristiane cittadine a non fuggire come Giona: bisogna confrontarsi con le altre confessioni religiose, è importante incontrare e conoscere i nuovi gruppi sociali.
Questa lettera mi è sembrata interessante non solo dal punto di vista religioso, ma anche laico: è un'esortazione al dialogo, un'analisi antropologica e sociologica del vivere insieme nelle metropoli moderne. Martini voleva scuotere l'anima di Milano, intesa come metafora di ogni città, e dei suoi abitanti; dare un cuore vivo alla religione perché diventi albero della vita e frutto fecondo, ricco di risultati. Allora la riflessione su Milano, nuova Ninive, porta a immaginare che la città sia, come tale, luogo di salvezza.
Secondo lei, perché Ninive ha suscitato e continua a suscitare un interesse così vivo e attuale?
Perché è una città citata dalla Bibbia, proprio come Babilonia. Entrambe sono città del male e, secondo i classici, sono anche città delle meraviglie. L'aspetto più attraente, però, è la contraddizione, che poi è anche un fatto umano: la morte e la guerra, insieme al sesso, alla spiritualità e alla cultura. Assurbanipal era dedito all'allestimento della sua biblioteca, eppure mandava i suoi generali ad ammazzare i popoli nemici. Nei suoi annali si legge: "Prima di me una città, dopo di me delle rovine". Quindi la morte e la distruzione, ma anche la cultura, l'amore e la bellezza, un aspetto che fa parte delle contraddizioni del genere umano. Io di Ninive ho colto proprio le contraddizioni umane.
Quale messaggio si augura possa arrivare ai lettori di Ninive. Mito e realtà?
Che Ninive non è solo una città maledetta, ma è anche una città del bene, del bello, amante della cultura e della letteratura. A tal proposito, ricordo le parole di Isacco di Ninive, asceta e vescovo siro del VII secolo, secondo il quale, senza conoscere la tentazione delle passioni, non è possibile conoscere la verità. Io ho raccontato la vita vissuta di Ninive: il pregio del mio libro è far rivivere Ninive in tutte le sue sfaccettature.
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