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giovedì, 28 maggio 2026 18:52 |
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Venerdì 29 maggio 2026, alle ore 18.00, la Sala Convegni “Gianni Molè” del Palazzo della Provincia di Ragusa ospiterà la presentazione del volume Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino a Cava d’Ispica. Eros e Thanatos tra letteratura ed archeologia (KromatoEdizioni), con testi di Giovanni Di Stefano ed Evelina Barone e fotografie di Antonino Lauretta. Il libro racconta Cava d’Ispica attraverso le pagine di due grandi protagonisti della letteratura siciliana, Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino, che in questi luoghi hanno ambientato atmosfere di fascino, desiderio e mistero. Nell'intervista rilasciata a FtNews Barone e Di Stefano spiegano come l'opera intrecci letteratura, archeologia e fotografia, valorizzando il patrimonio culturale e identitario del territorio.
Dopo i saluti istituzionali della Prof.ssaMaria Rita Schembari, Presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, interverranno la Prof.ssa Rosalba Galvagno e il Prof. Giuseppe Traina, entrambi docenti dell’Università degli Studi di Catania.
Come è nata l'idea di scrivere un libro che raccontasse Cava d’Ispica attraverso le pagine di Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino?
Evelina Barone: La felice coincidenza che i due autori abbiano ambientato scene di seduzione proprio a Cava d’Ispica, in due aree diverse di questa lunghissima valle, uno a Nord, l’altro a Sud, consentendoci di abbracciare narrativamente buona parte del canyon e congiungere idealmente le due estremità.
Come è strutturato il libro? Come si integrano a vicenda, nell'opera, la letteratura, l'archeologia e la fotografia?
Evelina Barone: Cava d’Ispica vanta una continuità abitativa dall’età del Bronzo ai giorni nostri, quindi è portatrice dei segni di una comunità che ha qui esercitato la costruzione per levare, adattando il territorio alle proprie esigenze abitative. Quindi la dimensione archeologica è viva e pulsante. La narrazione letteraria si incista su essa, parte dalla presenza delle tombe rupestri, che diventano ambientazione letteraria, suggestione poetica, rimando ad altre associazioni possibili. La fotografia, tra l’altro molto amata da Capuana, è un testo ulteriore, nell’alternarsi di bianco e nero, tra grotte e macchia mediterranea, diventa narrazione iconografica della compresenza di eros e thanatos.
Giovanni Di Stefano: Il filo rosso che lega questi aspetti è determinato dal fatto che sia Capuana che Bufalino percepiscono nel loro immaginario narrativo il luogo della Cava d'Ispica come uno spazio intimo-erotico, ma anche come luogo misterico.
Quali aspetti di Cava d'Ispica attrassero l’immaginario di Capuana e di Bufalino?
Evelina Barone: Certamente, proprio questa capacità di tenere insieme gli opposti: la natura lussureggiante che esplode sotto i raggi del sole ed espone i sensi alla canicola, e dall’altra parte le grotte, i cunicoli, le tombe, che la rendono ctonia, liminare .
Giovanni Di Stefano: Bufalino descrive la Cava d'Ispica, una valle stretta e magra, sulle cui pareti rocciose, tra luci ed ombre, si è scritta la storia.
Il sottotitolo del libro è Eros e Thanatos tra letteratura ed archeologia. A cosa fa riferimento? In che modo la compresenza di eros e thanatos trova espressione nelle opere di Capuana e Bufalino ambientate a Cava d’Ispica?
Evelina Barone: Entrambi gli autori, come dicevamo, ambientano scene di seduzione amorosa tra le grotte e le tombe. Quindi, superato l'attraversamento delle zone aeree e luminose, è all’ombra degli aggrottati, nella dimora di thanatos, che eros si esprime.
Cosa sappiamo delle vicende del paesaggio storico di Cava d'Ispica? Quali trasformazioni ha subito il luogo dalla preistoria al Medioevo? I vari insediamenti hanno lasciato tracce?
Evelina Barone: Dalla preistoria al medioevo, si sono succeduti villaggi e necropoli dell’antica età del Bronzo e del periodo greco, cimiteri cristiani, chiese bizantine e medievali. Opere monumentali, alcune scavate nella roccia, come il Castello rupestre, altre costruite sull’altopiano, come nel Fortilizio di Ispica. Molto è stato raccontato, molto altro è ancora da indagare e valorizzare.
Giovanni Di Stefano: Nella Cava d'Ispica ogni insediamento del passato ha lasciato tracce "in negativo": tombe preistoriche, ipogei e catacombe cristiane, case e villaggi di epoca medievale scavati nella roccia. Questo paesaggio archeologico che ha incantato i viaggiatori del Grand Tour sopravvive fino ai nostri giorni.
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Affresco dell'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria della Cava
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Per l'archeologo Paolo Orsi Cava d'Ispica era una delle meraviglie della Sicilia, un paesaggio selvaggio e romito. Oggi cosa resta di quel paesaggio? Come si presenta oggi Cava d'Ispica?
Evelina Barone: Oggi Cava d’Ispica è natura selvaggia, addomesticata solo in alcuni tratti, ma è proprio questo il suo fascino: l'essere dominio della flora mediterranea, in tutta la sua varietà; il suo offrirsi ancora alla scoperta, all’esplorazione, senza l’eccessiva incidenza della mano dell’uomo, se non nella veste di custode dei luoghi.
Che immagine ci fornisce di Cava d'Ispica e degli abitanti del luogo la letteratura del viaggio in Sicilia fra il Settecento e l'Ottocento?
Evelina Barone: Cava d’Ispica era raccontata dai viaggiatori come una fra le località più meravigliose dell’isola che era obbligo di visitare, anche se, nel tentativo di spiegare l’origine delle abitazioni in grotta, l’immaginazione ebbe il sopravvento e venne fatta attribuzione a Trogloditi preistorici, a Lestrigoni antichissimi. Tra i viaggiatori del Grand Tour, Russell racconta di una valle fertile, lussureggiante e romantica.
Il volume è corredato di un vasto apparato fotografico dei luoghi narrati a cura di Antonino Lauretta. Quali caratteristiche presenta?
Evelina Barone: Antonino Lauretta ha fotografato a lungo, negli anni, Cava d’Ispica. Un occhio esperto dei luoghi il suo, certo, ma sempre proteso a far emergere lo spirito di questi, le atmosfere, e in maniera naturale nelle sue fotografie emerge questa compresenza di eros e thanatos: nello splendore propulsivo dei colori della cava e nei chiaroscuri delle rocce, delle grotte.
Giovanni Di Stefano: Il percorso fotografico di Antonio Lauretta è l'interpretazione attraverso immagini dei due testi letterari: le foto ripercorrono i luoghi di Capuana e Bufalino con un sapiente dosaggio delle cromie dei colori e del bianco e nero, dando luogo all'immaginazione dei racconti letterari.
Quale messaggio vi augurate possa arrivare ai lettori del libro Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino a Cava d’Ispica. Eros e Thanatos tra letteratura ed archeologia?
Evelina Barone: Il recupero di sguardo incantato, come lo fu quello dell’Orsi e, ancor prima, dei viaggiatori del Grand Tour. Come lo furono in seguito quelli di Capuana, che era un naturalista, e di Bufalino, che, pur vivendo questi luoghi, non cessò di percepirne la potenza simbolica.
Giovanni Di Stefano: I lettori, visitatori immaginari, saranno trasportati in un mondo metafisico in cui i testi letterari sono guide d'eccezione per scoprire luoghi e paesaggi della letteratura.
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