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domenica, 23 agosto 2026 06:20 |
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Frammento di affresco con scena biblica, dalla Basilica Portuense.
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Fino al 21 novembre 2026 gli appartamenti papali del Castello di Giulio II (Ostia Antica) ospiteranno la mostra IN HOC SIGNO. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto, dedicata all’affermazione e alla diffusione del Cristianesimo tra Ostia e Porto.
FtNews ha intervistato il funzionario archeologo Dario Daffara, curatore della mostra insieme ad Alessandro D’Alessio, Direttore del Parco archeologico di Ostia antica, e alla funzionaria archeologa Cristina Genovese.
Daffara ha raccontato dettagli e curiosità sul percorso espositivo, che ospita le testimonianze più rappresentative del primo Cristianesimo nel territorio ostiense e portuense, partendo dalla coesistenza di più religioni nel III secolo d.C. all’affermazione definitiva della nuova fede tra IV e V secolo, fino all’Alto Medioevo. Si tratta di opere capaci di evocare il cambiamento culturale avvenuto tra IV e V secolo, un cambiamento che si intreccia con la trasformazione politica e sociale dell’Impero durante la tarda antichità.
Lo studioso ha ripercorso la storia dei due insediamenti di Ostia e Portus, che costituivano il principale sistema portuale dell’antichità, dove per secoli hanno convissuto culture, popolazioni e religioni differenti. Ha spiegato che a partire dal III secolo d.C. si assistette alla progressiva diffusione della fede cristiana, testimoniata dalla produzione di oggetti con decorazioni allusive al nuovo credo, che spesso recuperano e interpretano iconografie già diffuse nel mondo classico. Conclude sottolineando l’importanza e la complessità del territorio ostiense e portuense tra la tarda antichità e l’alto medioevo: Ostia e Porto furono i principali poli di diffusione della nuova religione.
Dott. Daffara, fino al 21 novembre 2026 gli appartamenti papali del Castello di Giulio II, a Ostia, ospiteranno la mostra IN HOC SIGNO. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto, dedicata all’affermazione e alla diffusione del Cristianesimo tra Ostia e Porto. Come e con quali finalità è nata tale mostra?
L’idea della mostra è nata con il Giubileo 2025, per il quale abbiamo realizzato quattro percorsi tematici chiamati “Itinerari cristiani”, con visite guidate ai principali luoghi di culto. Nelle visite, però, è difficile ricostruire il contesto, perché per ragioni conservative i reperti rinvenuti nello scavo sono conservati nei depositi, così abbiamo pensato che gli oggetti potessero raccontare una parte importante della storia dei luoghi, che nelle aree archeologiche è difficile da cogliere.
Come è strutturato il percorso espositivo? Quali sono le espressioni più rappresentative del primo Cristianesimo nel territorio ostiense e portuense che sarà possibile ammirare nella mostra?
Il percorso ha una prima sezione dedicata al panorama religioso che precede l’affermazione del cristianesimo, testimoniata soprattutto da piccole statue di divinità, segno della diffusione di questi simulacri nella vita pubblica e privata. Le altre sezioni seguono un ordinamento topografico: nella seconda sezione si parla degli oggetti legati alla vita quotidiana provenienti dalla città di Ostia, come le lucerne con simboli cristiani. La terza sezione è dedicata al suburbio ostiense, che ha restituito importanti testimonianze di arredo liturgico, in particolare dalla basilica cristiana di Pianabella. Da qui proviene una tavola marmorea circolare con 13 lobi, probabilmente utilizzata per la benedizione dei cibi durante i pasti rituali in onore dei martiri ostiensi, e due pilastrini con croci dipinte risalenti all’VIII secolo, segno che nell’alto medioevo la città era ancora abitata. La quarta sezione racconta l’affermazione della nuova religione a Porto, specialmente nel grande cantiere della cattedrale portuense, dal quale provengono i frammenti pittorici risalenti al VI secolo che raffigurano una scena biblica, forse il sacrificio di Isacco. Nella quinta sezione si illustra l’importante comprensorio dell’Isola Sacra, che probabilmente ha avuto questo nome per il gran numero di chiese che doveva ospitare nella tarda antichità: dalla basilica, inizialmente innalzata dal vescovo Eraclida di Porto, provengono interessanti lastre marmoree decorate da motivi a intreccio, prodotte tra VIII e IX secolo. Infine, l’ultima sezione ci permette di dialogare direttamente con gli ostiensi attraverso i reperti osteologici: le modalità di deposizione e i dati biologici dello scheletro forniscono moltissime informazioni sullo stato di salute e sull’aspettativa di vita della comunità
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Pilastrino con croce dipinta, dalla basilica di Pianabella.
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Può svelarci qualche dettaglio in merito alle opere esposte? Cosa ci dicono del cambiamento culturale avvenuto tra IV e V secolo? In che modo tale cambiamento culturale si è intrecciato con la trasformazione politica e sociale dell’Impero durante la tarda antichità?
In mostra è possibile ammirare opere raramente esposte al pubblico che raccontano la storia dell’affermazione del cristianesimo. Le prime attestazioni della nuova religione compaiono nel III secolo, ma sono poco appariscenti e allusive: dobbiamo ricordare che era ancora un’epoca di persecuzioni, e i cristiani preferivano reinterpretare le rappresentazioni pagane in chiave cristiana, come ad esempio l’iconografia del Buon Pastore, ripresa dal pastore crioforo (portatore d’ariete) di tradizione classica. Queste rappresentazioni sono presenti sui sarcofagi e sulle lucerne, come quelle esposte in mostra.
Nel IV secolo le cose cambiano radicalmente: dopo l’editto di Milano del 313, il cristianesimo diventa religione lecita e il monogramma cristiano (XP) si diffonde su oggetti della vita quotidiana come anelli, specchi e lucerne, probabilmente come segno identitario di appartenenza religiosa. Il cristianesimo diventa uno strumento di potere e di consenso nelle mani degli imperatori, fino a diventare religione ufficiale dello stato nel 380. A Ostia, come in altre città dell’impero, vediamo un’affermazione graduale, prima con la costruzione di una grande cattedrale, poi con la realizzazione di piccoli luoghi di culto, come l’oratorio costruito nelle Terme del Mitra.
Quali fattori hanno portato i due insediamenti di Ostia e Porto a diventare i principali poli di diffusione della nuova religione?
Il cristianesimo delle origini è un fenomeno urbano che nasce e si sviluppa nelle città. Ostia e Porto sono i due poli - duo lumina li definisce Cassiodoro nel VI secolo – del vasto territorio alla foce del Tevere: Ostia è la città madre, un po’ decaduta dagli splendori del II secolo, ma ancora abitata e abbellita, mentre Porto è la figlia, che viene innalzata al rango di civitas da Costantino e diventa il centro del commercio mediterraneo. Da questi due insediamenti, entrambi provvisti di cattedrali e a capo di vaste diocesi ecclesiastiche, si irradiano una serie di chiese dipendenti sparse nel territorio, come la basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra e la basilica di Pianabella nel suburbio ostiense. L’importanza della diocesi ostiense nella diffusione del cristianesimo è suggerita anche dall’antico diritto del vescovo di Ostia di consacrare il papa, già attestato nel IV secolo.
Quali furono le tappe che portarono dalla coesistenza di più religioni nel III secolo d.C. all’affermazione definitiva della nuova fede tra IV e V secolo, fino all’Alto Medioevo?
Ostia e Porto erano due città portuali e cosmopolite, dove approdavano merci e persone da tutto l’impero. Questo ha favorito per molti secoli la pacifica convivenza di varie religioni, in particolare i culti orientali: tra questi, godevano di particolare fortuna il mitraismo e il culto di Iside, ma a Ostia è attestata anche una fiorente comunità ebraica. Il cristianesimo si inserisce in questo contesto tra la fine del II e l’inizio del III secolo, quando gli adepti sono probabilmente molto pochi. Grazie al favore concesso da Costantino, nel IV secolo il cristianesimo può prosperare e affermarsi in ogni ambito sociale: ce lo suggerisce la varietà degli oggetti su cui compare il cristogramma, dall’umile lucerna in terracotta alla costosa coppa di vetro inciso con raffigurazione di Cristo trionfante (o di San Lorenzo). I secoli dell’alto medioevo sono quelli della definitiva affermazione del cristianesimo anche nel suburbio e nella campagna, come dimostrato da luoghi di culto come la basilica di Pianabella.
Cosa sappiamo della vita degli individui che popolavano il territorio di Ostia e Porto? In merito, quali informazioni ci forniscono i ritrovamenti archeologici e le più recenti indagini antropologiche effettuate nella zona?
Studi complessivi sulle necropoli ostiensi sembrano suggerire un calo della popolazione nel corso del V secolo, probabilmente determinato dagli sconvolgimenti politici e sociali che caratterizzano la fine dell’impero romano d’Occidente. In generale, le sepolture tardo antiche e altomedievali suggeriscono una popolazione ridotta, ma complessivamente sana, con ridotte patologie ossee e dentarie, segno di un’alimentazione migliore di quello che ci si potrebbe aspettare per questo periodo. Tra i reperti ossei selezionati per la mostra, colpisce un frammento di cranio con esostosi del meato acustico, un callo osseo che si forma nell’orecchio a seguito di ripetuti bagni in acqua fredda. Potrebbe trattarsi del cranio di un marinaio, o forse di un tuffatore professionista (urinator), incaricato di recuperare il carico delle navi affondate nel porto. Questo piccolo frammento di osso ci aiuta ad aprire un piccolo spiraglio sulla vita quotidiana della tarda antichità.
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Lucerna in sigillata africana con monogramma cristiano
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Cosa accadde a Ostia e a Porto con il cessare delle persecuzioni? Quali fattori determinarono l'innalzamento di luoghi di culto?
A Ostia la tradizione pone le ultime persecuzioni all’epoca dell’imperatore Claudio II il Gotico (268-270): dalle fonti sembra che siano stati colpiti solo i membri più importanti della comunità, che comunque non doveva essere numerosa. La fine delle persecuzioni e i segni di favore concessi da Costantino contribuirono alla diffusione di simboli cristiani sugli oggetti della vita quotidiana - come quelli esposti in mostra - ma anche su sarcofagi e iscrizioni. Il successo della nuova religione determinò l’innalzamento di luoghi di culto, prima tra tutti la cattedrale voluta da Costantino: la grande basilica – in corso di scavo da parte di un’equipe internazionale guidata dall’Istituto Germanico di Roma - fu costruita in un settore periferico della città, probabilmente per la disponibilità del terreno e anche per non entrare in competizione con i templi dei culti tradizionali.
C'è qualcosa dei reperti esposti che l'ha colpita particolarmente?
In generale mi ha colpito l’abbondanza di testimonianze legate al cristianesimo provenienti da Ostia: purtroppo molti elementi sono privi di contesto, cosa che ci fa solo intuire la ricchezza e la varietà del paesaggio urbano tra la tarda antichità e l’alto medioevo. Alcuni oggetti raccontano anche la storia degli scavi, ad esempio la grande tavola marmorea con la raffigurazione della cacciata dei progenitori dal Paradiso Terrestre e Cristo che consegna la legge agli Apostoli (traditio Legis). Una parte di questa tavola venne scoperta nell’Ottocento e donata al Cardinale Antonelli, che la conservò nel suo palazzo di Roma; gli altri frammenti vennero scoperti negli anni Trenta del Novecento. In occasione della mostra tutti i frammenti sono stati riuniti a Ostia per la prima volta, grazie al generoso prestito dei frammenti romani da parte della Banca d’Italia.
Quale messaggio si augura possa arrivare ai visitatori della mostra?
La speranza è che si colga l’importanza di questo territorio tra la tarda antichità e l’alto medioevo, un periodo generalmente poco noto e poco valorizzato. Infatti, in genere si pone l’accento sul II secolo, che è l’epoca d’oro dei due insediamenti; c’è poi l’opinione diffusa che la storia di Ostia e Porto coincida con la fine dell’antichità classica, e che quindi ci siano poche testimonianze legate al cristianesimo. Ci auguriamo che questa mostra contribuisca ad ampliare gli orizzonti cronologici dei visitatori e a incuriosirli verso le fasi più tarde, che sono quelle in cui si gettano le basi della moderna storia del territorio.
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