|
lunedì, 06 aprile 2026 13:22 |
|
|
|
|
|
|
Pietro Ceccarelli
|
|
Questa lirica non descrive un incontro, ma lo incide sulla pelle del lettore. È un componimento che esplora il confine sottile dove l’individualità si dissolve per farsi "noi", celebrando la bellezza di una vulnerabilità totale e senza filtri.
La poetessa esordisce con una dichiarazione di perdita dei confini: smetto di essere solo io. È l’inizio di una metamorfosi innescata dal contatto fisico e sensoriale. Il respiro dell'altro non è solo un suono, ma una forza che incrina la corazza del protagonista, mentre le mani diventano strumenti di scoperta che rivelano territori interiori sconosciuti persino a se stessi.
Uno dei passaggi più alti e potenti è la confessione di cedere senza eleganza, senza difese. Qui risiede la vera profondità del testo: l’amore non è una posa plastica o un sentimento educato, ma un naufragio disordinato e autentico. Non c'è spazio per la forma quando il calore sale lento e l'abbraccio annulla la percezione del tempo. La scelta di restare, nonostante la mancanza di vie d'uscita, trasforma la “prigionia” amorosa in una libera e consapevole elezione di appartenenza.
Nella seconda parte, il ritmo rallenta fino a fermarsi nel silenzio perfetto che dà il titolo all'opera. È un silenzio denso, fatto di corpi che si intrecciano, respiri spezzati e cuori disallineati che cercano un nuovo ritmo comune.
La parte finale della lirica è un vertice di assolutezza: se tutto finisse in quell’istante, non mi mancherebbe niente.
. È il riconoscimento che la pienezza non si trova nella durata, ma nell'intensità di un attimo talmente perfetto da bastare a una vita intera.
Il testo si presenta come un componimento a versi liberi, una scelta che rispecchia tematicamente il concetto di cedere senza eleganza.
E’ interessante notare che la struttura non è ingabbiata in metriche rigide, ma segue il ritmo emotivo e il battito del respiro.
L’autrice, con molta maestria, riesce a dare voce a quell'attimo di sospensione post-erotica e affettiva in cui le parole diventano superflue, perché l'anima è finalmente nuda, colma e appagata.
|
|
|
Il nostro silenzio perfetto
C’è un momento
in cui smetto di essere solo io.
Il tuo respiro mi incrina,
le tue mani mi trovano
dove non sapevo di esistere.
Cedo.
Senza eleganza,
senza difese.
Mi perdo così,
nel calore che sale lento,
in quell’abbraccio che non chiede tempo.
Nessuna via d’uscita:
io resto.
Poi, il silenzio.
Tu addosso a me,
i respiri ancora spezzati,
il cuore disallineato.
E capisco, lì,
senza bisogno di parole:
se tutto finisse in quell’istante,
non mi mancherebbe niente.
di Elodie Foster
|
|
|
Elodie Foster
è una scrittrice di origine statunitense. Nata in California, ha trascorso gran parte della sua vita tra i paesaggi di San Francisco, sviluppando una sensibilità artistica nutrita dal contrasto tra la natura e la metropoli.
Oggi vive nelle Marche, in un casale immerso nella campagna collinare. Questo ambiente è diventato la sua fonte centrale di ispirazione: uliveti, vigneti e la vicinanza del mare Adriatico costituiscono lo sfondo ricorrente della sua produzione letteraria. La sua scrittura si muove tra poesia e narrativa, esplorando il dialogo costante tra le radici della Napa Valley e la dimensione contemplativa della vita rurale italiana.
Opere principali:
• Narrativa: Oltre l’intimità (Amazon Libri);
• Racconti 12 nanogrammi di caos quantistico e Testimoni di umanità.
• Poesia: tra cui L’alba in versi, Il quadro, Nel giardino del cuore, Verrà il mattino, Ombre spezzate, Ferite invisibili, Il silenzio che urla e Il colore della quiete.
|
|
|
I COMMENTI RELATIVI ALL'ARTICOLO |
| |
|
|
2014 - ftNews una testata di libera informazione.
|
|