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Amica mia

mercoledì, 22 aprile 2026 07:20

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Pietro Ceccarelli
Amica mia è una poesia che scava nelle profondità della fragilità umana di fronte alla malattia e al tempo che inesorabilmente scorre. L'autrice dipinge un ritratto commovente e intimo di un'amicizia toccata dalla sofferenza, ma anche dalla persistenza di un'affettuosa vicinanza.
Fin dai primi versi, la figura dell'amica viene evocata come un'entità che si sta dissolvendo, un'ombra lieve, un'eco che indugia nelle stanze vuote del tempo. Questa immagine, di una delicatezza quasi impalpabile, stabilisce immediatamente un'atmosfera di malinconia e perdita. Non c'è drammaticità urlata, ma una constatazione quasi sussurrata di un processo inarrestabile.
La poetessa prosegue con un verso potente: Il tuo mondo sfiora appena le cose, non trattiene, non pesa, e tu ti perdi in un sonno che non è riposo, ma promessa disfatta. Qui si percepisce la perdita di aderenza alla realtà, la leggerezza non voluta che prelude a un distacco. Il "sonno che non è riposo" è una metafora straziante della malattia che annienta le energie vitali, trasformando l'attesa del risveglio in una promessa infranta.
Il tema dell'attesa si fa più intenso nei versi successivi: Le notti si dilatano, inermi, come attese senza approdo, e chiami un'alba che ha smarrito il tuo nome tra le pieghe del cielo. L'incapacità di trovare sollievo, la speranza di un nuovo giorno che non porta ristoro ma solo l'eco di un'identità smarrita, sono espresse con una sensibilità acuta. L'alba, simbolo di rinascita, qui si fa portatrice di un'amara indifferenza.
La malattia viene personificata come una presenza ostinata, una voce muta che non conosce resa. Questa dualità – presenza visibile e voce inudibile – sottolinea la sua natura subdola e pervasiva. Non è un nemico che si può combattere apertamente, ma un'entità che si impone, silenziosa e inesorabile.
Eppure, in questo quadro di desolazione, emerge una forza tenue di resistenza: Eppure resti, sospesa tra desideri minimi, tra bagliori fragili che tremano nel dolore. Questi desideri minimi e bagliori fragili sono la scintilla di vita che ancora arde, la dignità dell'essere che persevera nonostante tutto. È un riconoscimento della capacità umana di aggrapparsi anche alle più piccole speranze.
Il consiglio finale della poetessa è un abbraccio di saggezza e accettazione: Non cercare salvezza dove nulla si concede. Accogli l'istante, come si accoglie la sera quando scende senza rumore. È un invito a lasciare andare la lotta contro l'inevitabile, a trovare pace nell'accettazione del presente, così come si accoglie la naturale conclusione del giorno. Non è rassegnazione passiva, ma una forma più profonda di serenità che nasce dalla consapevolezza.
La poesia si chiude con un commovente monito: Vivi, amica mia, anche in questo lento svanire, finché il tempo, distratto, ti tiene ancora con sé. È un desiderio, una preghiera, che l'amica possa continuare a trovare la forza di esistere, anche se in una dimensione attenuata, per quel tempo che le è ancora concesso da un destino distratto.
Il tempo, solitamente percepito come implacabile, qui è quasi un complice involontario che prolunga l'esistenza.
Amica mia è una poesia che emoziona per la sua onestà, la sua delicatezza e la sua capacità di affrontare un tema difficile con una profondità che evita sia il patetismo che la fredda analisi.
È un inno all'amicizia, alla resilienza dello spirito e alla bellezza tragica dell'accettazione.



Amica mia

sei diventata un’ombra lieve,
un’eco che indugia
nelle stanze vuote del tempo.

Il tuo mondo sfiora appena le cose,
non trattiene,
non pesa,
e tu ti perdi
in un sonno che non è riposo,
ma promessa disfatta.

Le notti si dilatano,
inermi,
come attese senza approdo,
e chiami un’alba
che ha smarrito il tuo nome
tra le pieghe del cielo.

La tua malattia
è una presenza ostinata,
una voce muta
che non conosce resa.

Eppure resti,
sospesa tra desideri minimi,
tra bagliori fragili
che tremano nel dolore.

Non cercare salvezza
dove nulla si concede.
Accogli l’istante,
come si accoglie la sera
quando scende senza rumore.

Vivi, amica mia,
anche in questo lento svanire,
finché il tempo, distratto,
ti tiene ancora con sé.



di Elodie Foster



Elodie Foster è una scrittrice di origine statunitense. Nata in California, ha trascorso gran parte della sua vita tra i paesaggi di San Francisco, sviluppando una sensibilità artistica nutrita dal contrasto tra la natura e la metropoli.
Oggi vive nelle Marche, in un casale immerso nella campagna collinare. Questo ambiente è diventato la sua fonte centrale di ispirazione: uliveti, vigneti e la vicinanza del mare Adriatico costituiscono lo sfondo ricorrente della sua produzione letteraria.
La sua scrittura si muove tra poesia e narrativa, esplorando il dialogo costante tra le radici della Napa Valley e la dimensione contemplativa della vita rurale italiana.

Opere principali:
Narrativa: Oltre l’intimità (Amazon Libri);
Racconti 12 nanogrammi di caos quantistico e Testimoni di umanità.
Poesia: tra cui L’alba in versi, Il quadro, Nel giardino del cuore, Verrà il mattino, Ombre spezzate, Ferite invisibili, Il silenzio che urla e Il colore della quiete.
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