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ANCORA

venerdì, 08 maggio 2026 07:37

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Pietro Ceccarelli
La poesia “Ancora” è un piccolo incendio controllato: brucia piano, ma non smette mai di ardere. Il cuore è la distanza che non diventa separazione, il legame che continua a vibrare anche quando il corpo non c’è più. La voce poetica si colloca in una zona di vulnerabilità radicale. Non c’è volontà, non c’è colpa: c’è il tempo che scivola, un agente esterno che decide per i corpi. È un modo estremamente maturo di raccontare la distanza temporanea: non come rottura, ma come erosione.
La poesia lavora su tre assi sensoriali - mani, braccia, bocca - che diventano luoghi di memoria fisica. Ogni strofa è un distacco da una parte del corpo dell’altro, ma anche un ritorno a ciò che quel contatto ha lasciato.
Il risultato è un movimento oscillante, un andare via restando, che ricorda la logica dei legami irrisolti.
Il verso una spalla nuda / che non sa dove posarsi è uno dei più potenti: la nudità non è erotica, è disorientamento. La pelle diventa un organo che cerca, che ricorda, che non trova più il suo posto.
Poi arriva la dichiarazione che cambia tutto: Non è un addio, / ma distanza che insiste.
Qui la poesia si apre a un sentimento più complesso dell’abbandono: la persistenza. Il filo teso che non si spezza è un’immagine che porta con sé tensione, desiderio, dolore e speranza insieme.
È un legame che non si chiude, ma nemmeno si risolve.
Il finale è una delle parti più riuscite nella quale la poetessa dà il meglio di se stessa: continui a sfiorarmi, / come corpo che ricorda / e brucia ancora / senza più voce.
Il contatto diventa fantasma, memoria incarnata. Il corpo dell’altro non c’è, ma la sua impronta sì. È un amore che sopravvive come brace sotto la cenere: non fa fiamma, ma scalda e ferisce allo stesso tempo.
Il tema della distanza è trattato senza melodramma: è una poesia adulta, consapevole, che non cerca colpevoli ma riconosce la complessità dell’amore.



ANCORA

Strapparmi dalle tue mani
non è stato un gesto mio,
ma il tempo
ceduto tra le dita.

Via dalle tue braccia
resta la pelle in attesa,
una spalla nuda
che non sa dove posarsi.

Lontana dalla tua bocca
le parole perdono direzione,
baci ancora vivi
sul margine del respiro.

Non è un addio,
ma distanza che insiste,
un filo teso
che non si spezza.

E nel vuoto
continui a sfiorarmi,
come corpo che ricorda
e brucia ancora
senza più voce.



di Elodie Foster



Elodie Foster è una scrittrice di origine statunitense. Nata in California, ha trascorso gran parte della sua vita tra i paesaggi di San Francisco, sviluppando una sensibilità artistica nutrita dal contrasto tra la natura e la metropoli.
Oggi vive nelle Marche, in un casale immerso nella campagna collinare. Questo ambiente è diventato la sua fonte centrale di ispirazione: uliveti, vigneti e la vicinanza del mare Adriatico costituiscono lo sfondo ricorrente della sua produzione letteraria.
La sua scrittura si muove tra poesia e narrativa, esplorando il dialogo costante tra le radici della Napa Valley e la dimensione contemplativa della vita rurale italiana.

Opere principali:
Narrativa: Oltre l’intimità (Amazon Libri);
Racconti 12 nanogrammi di caos quantistico e Testimoni di umanità.
Poesia: tra cui L’alba in versi, Il quadro, Nel giardino del cuore, Verrà il mattino, Ombre spezzate, Ferite invisibili, Il silenzio che urla e Il colore della quiete.
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02/10/2018 14:58:15
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