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martedì, 23 giugno 2026 06:58 |
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Archivio Missione Archeologica Italiana a Erimi (Cipro)/Erimi Archaeological Project, su gentile concessione
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Chiuderà i battenti martedì 30 giugno, a Castel Sant'Angelo, la mostra Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia. Curata da Anastasia Christophilopoulou, l’esposizione è stata realizzata dalla Direzione generale Musei del MiC e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma insieme al Dipartimento per la Cultura Contemporanea di Cipro, con il contributo di un comitato scientifico internazionale composto da studiosi e rappresentanti delle principali istituzioni culturali italiane e cipriote.
FtNews ha incontrato il prof. Luca Bombardieri, Direttore Scientifico dell'Erimi Archaeological Projec/Missione Archeologica Italiana a Erimi, nonché componente del comitato scientifico della mostra. Lo studioso ha spiegato che il percorso espositivo racconta le connessioni storiche e culturali nel Mediterraneo tra Cipro e l’Italia in una prospettiva storica di lungo periodo, con particolare attenzione alla Sicilia e alla Sardegna. Attraverso oggetti e materiali archeologici provenienti da musei italiani e ciprioti, vengono esplorati i processi di scambio culturale, le rotte marittime e la trasmissione delle conoscenze, mettendo in luce dinamiche di interazione che, fin dalle fasi più antiche, all’alba della storia, hanno contribuito a definire l'orizzonte mediterraneo. Cipro, Sicilia, Sardegna e Italia sono presentate come nodi strategici del Mediterraneo, luoghi privilegiati di contatto dove si sviluppano scambi, commerci e forme di circolazione di persone, oggetti e saperi. Particolare attenzione è riservata alla circolazione dei metalli e delle tecnologie, ambito privilegiato per comprendere le relazioni tra i diversi popoli del Mediterraneo. Un rilievo specifico è attribuito al ruolo della metallurgia cipriota e sarda e all’azione svolta da Fenici e Greci nei processi di scambio e trasmissione di modelli culturali.
Attraverso il racconto delle reti di scambio e delle relazioni tra territori e comunità, la mostra mette in luce il ruolo del Mediterraneo antico come luogo di connessioni, centrale nella costruzione di un orizzonte culturale comune, destinato a contribuire, nel lungo periodo, alla formazione dell’identità europea.
Prof. Bombardieri, fino al 30 giugno Castel Sant'Angelo ospiterà la mostraCipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia. L'esposizione racconta le connessioni storiche e culturali nel Mediterraneo tra Cipro e l’Italia in una prospettiva storica di lungo periodo, con particolare attenzione alla Sicilia e alla Sardegna. Come e con quali finalità è nata tale mostra?
La mostra è nata nell'ambito del semestre di Presidenza cipriota del Consiglio dell'Unione europea, che si concluderà proprio il 30 giugno 2026. Per sottolineare l'importanza del progetto di diplomazia culturale legato al rapporto fra Italia e Cipro, la Repubblica di Cipro ha voluto organizzare questa mostra archeologica in Italia, In sinergia con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, nella prestigiosa sede di Castel Sant'Angelo. L'obiettivo è raccontare il Mediterraneo nella sua dimensione di lungo periodo, dalla Preistoria fino alla contemporaneità, nel suo ruolo di spazio di connessioni, scambi e identità condivise. Al centro del percorso espositivo ci sono le tre grandi isole del Mediterraneo: Cipro, la Sicilia e la Sardegna. Il percorso riprende un progetto concretizzatosi nella mostra Islanders: The Making of the Mediterranean, allestita nel 2023 al Fitzwilliam Museum, a Cambridge. Quell'esposizione era dedicata a Cipro, a Creta e alla Sardegna.
Come è strutturato il percorso espositivo? Circa le opere esposte, cosa ci dicono dei processi di scambio culturale, delle credenze religiose, delle rotte marittime e della trasmissione delle conoscenze? Quali dinamiche di interazione mettono in luce?
L'itinerario di visita ha uno sviluppo tematico; i temi principali riguardano gli scambi, la tecnologia, l'artigianato, la ritualità, soprattutto i paesaggi sacri e la costruzione dell'identità condivisa. Sono esposti oltre 100 reperti, provenienti da vari musei italiani e dal Cyprus Museum di Nicosia e da altri musei ciprioti. Alcuni di questi oggetti provengono dai depositi dei magazzini e sono esposti al pubblico per la prima volta. Ci mostrano che queste isole erano contesti tutt'altro che isolati: la rete delle comunità preistoriche e protostoriche era fortemente interconnessa. Si parla di oltre nove millenni di storia mediterranea, nel corso dei quali ognuna di queste isole sviluppa la propria identità, ma sempre in costante relazione di scambio con le altre: Cipro, Creta, la Sicilia e la Sardegna sono dei ponti e dei punti di navigazione e di scambio, per cui incontro e dialogo sono le parole fondamentali attraverso cui si comprende come le differenti identità delle comunità sarde, siceliote e cipriote abbiano molto in comune. l'obiettivo di questo itinerario espositivo è proprio la ricerca di una identità mediterranea.
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Foto Emanuele A. Minerva e Agnese Sbaffi © Ministero della Cultura
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C'è qualcosa dei reperti esposti che l'ha colpita particolarmente?
Gli oggetti sono molti, tra l'altro risalenti a periodi molto antichi, difficilmente esposti nelle mostre aperte al grande pubblico. Questo mi ha colpito molto. Secondo me, è rilevante anche il dialogo fra reperti provenienti da contesti di ritrovamento e conservazione diversi, perché le collezioni italiane di materiali ciprioti che provengono dai musei si sono formate principalmente fra l'Ottocento e i primissimi anni del Novecento con un sistema di collezionismo antiquario antiscientifico, infatti si tratta di oggetti di cui non conosciamo la provenienza. Questi oggetti sono posti accanto a oggetti che invece sono l'esito di scavi scientifici, come gli oggetti provenienti dalla missione archeologica italiana a Erimi, di cui conosciamo la provenienza e che riusciamo a collocare con precisione nello sviluppo della società preistorica di Cipro. Questo, secondo me, è molto interessante: non quanto rappresenti l'oggetto in sé, ma all'interno del contesto, dunque quanto possa essere informativo per ricostruire un piccolo tassello del mosaico della storia più antica.
Quale ruolo hanno avuto la metallurgia cipriota e sarda e l’azione svolta da Fenici e Greci nei processi di scambio e trasmissione di modelli culturali?
La metallurgia cipriota e sarda ha una storia molta più profonda rispetto a quella delle relazioni del periodo dei Fenici e del periodo greco storico: la metallurgia cipriota è nota già dall'età del Bronzo antico e anche in Sardegna si faceva metallurgia in contesti preistorici. Cipro e la Sardegna sono le principali aree di lavorazione del metallo. Non a caso, il nome stesso dell’isola rivela si tratti della terra del rame per la ricchezza dei giacimenti di questo minerale, già noti dalla preistoria. Fenici e Greci contribuiscono a rendere più evidente una rete di relazioni fra Cipro e la Sardegna che esisteva già in precedenza, già nella preistoria. I Fenici non fanno altro che aumentare il tenore, la forza e l'impatto dello scambio, della circolazione, che non è più solo di materie prime, ma anche di idee, pratiche simboliche e culturali. Con il mondo greco aumenta anche la complessità delle relazioni fra il Mediterraneo orientale e il Mediterraneo centro-occidentale.
Qual è stato, invece, il ruolo delle comunità siciliane negli scambi e nella metallurgia del rame tra bronzo finale e prima età del ferro?
Quello di intermediarie: la Sicilia, proprio per la sua collocazione geografica, è uno snodo di una serie di itinerari di navigazione e distribuzione di materie prime e oggetti metallici finiti, ma anche un nodo di elaborazione e ridistribuzione delle pratiche tecnologiche innovative che riguardano l’estrazione e lavorazione metallurgica. Cipro, la Sardegna e la Sicilia sono acceleratori di relazioni che diventano particolarmente attivi nel periodo storico, quando Cipro è un'isola ellenizzata, così come la Sicilia, e insieme rappresentano poli di diffusione e forze centrifughe della grecità nel Mediterraneo.
Le opere esposte ci dicono qualcosa delle relazioni di Cipro con l'area etrusca?
Questo è un capitolo controverso della letteratura archeologica: c'è sempre stata una particolare attenzione, da parte degli studiosi, a elementi orientali nell'arte e nella cultura etrusche; Cipro ha sempre rappresentato un elemento importante nella ricerca della componente orientale del mondo etrusco. L'Etruria è uno dei partner di scambio della rete mediterranea, che non riguarda le fasi della preistoria e della protostoria, ma le fasi storiche. Non so quanto sia determinante, nella ricostruzione della cultura etrusca, il rapporto diretto con Cipro, ma secondo me è bene pensarli come elementi di un universo al cui centro c'è la Grecia.
Quando è emerso per la prima volta l'interesse per le antichità di Cipro? In quale momento storico le antichità cipriote sono entrate nelle collezioni italiane?
Il primo lotto di collezioni cipriote arrivato in Italia risale agli anni '80 del '700 ed è opera del viaggiatore fiorentino Giovanni Mariti, vissuto a Cipro per alcuni anni come diplomatico e rappresentante di interessi mercantili. Lui si dedica all'otium archeologico, collezionando oggetti dell'antichità e fornendo descrizioni delle scoperte a cui aveva assistito in prima persona. Uno di questo episodi è particolarmente significativo: a Larnaka, dai lavori di edilizia, emersero monete romane di epoca severa, insieme alla testa di un imperatore romano. Questi reperti finirono nelle mani dell'ambasciatore inglese Timothy Turner, che ne fece donazione agli amici, tra cui Mariti, il quale, a sua volta, tornato in Toscana, ne fece dono all'Accademia Etrusca di Cortona, all'epoca un'importante istituzione accademica. Una di quelle monete è arrivata ai giorni nostri: si trova nel medagliere delle monete antiche esposto al Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona. Si tratta del più antico oggetto cipriota arrivato in Italia. Poi c'è un ampio capitolo del collezionismo ottocentesco: diversi reperti arrivarono in Italia, dando vita alle importanti collezioni del Museo archeologico Nazionale di Firenze, grazie al contributo di Luigi Adriano Milano, primo direttore del Museo. Il nobile piemontese Luigi Palma di Cerignola, primo direttore del Metropolitan Museum di New York, è stato diplomatico, ambasciatore degli Stati Uniti a Cipro, dove ha raccolto una collezione enorme. Una parte di questa collezione è stata donata all'Accademia delle Scienze di Torino, poi è finita ai Musei Reali di Torino, dove è conservata tuttora.
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Foto Emanuele A. Minerva e Agnese Sbaffi © Ministero della Cultura
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Stando alle evidenze archeologiche, molto prima dell'ingresso del culto di Afrodite, sull'isola era venerata una dea della fertilità, la cosiddetta Grande Dea, attestata già intorno al 3000 a.C. Quali caratteristiche presentava tale culto? In tal senso, quali testimonianze è possibile ammirare nella mostra?
La Grande Dea è un mito storiografico fortemente legato all'idea della nascita di Afrodite dalla spuma del mare a Cipro. Nel tempo si è cercato di risalire alle radici preistoriche di questa divinità. Cipro è ricchissima di rappresentazioni di figure femminili della preistoria, anche di figure femminili che prendono aspetti differenti, sebbene sia pervasivo l'aspetto della donna come madre, quindi abbiamo numerose rappresentazioni di donne con bambino o di donne trasfigurate in culle. Questo rapporto profondo legato alla maternità ha a che fare con la fertilità, caratteristica delle culture delle comunità preistoriche in tutto il Mediterraneo. Trasformando ogni rappresentazione femminile nella rappresentazione di una dea, si rischia, però, di ridimensionare il ruolo della donna come figura dinamica delle società. In questo senso, non si può, né si deve escludere a priori che la maggioranza delle figure femminili veniva rappresentata come motore dinamico della società, non come una divinità.
Alla mostra si accompagna un catalogo, edito da De Luca Editori d'Arte, a cura di Anastasia Christophilopoulou. Di quali contributi si avvale? Com'è strutturato?
Si tratta di un catalogo molto semplice e ben leggibile. La parte introduttiva è a cura di Anastasia Christophilopoulou, curatrice della mostra. Il catalogo segue con precisione il percorso tematico della mostra: reti di scambio, tecnologia, paesaggio sacro, identità insulare. La parte finale è dedicata al ruolo delle missioni archeologiche italiane a Cipro. In questa parte si è cercato di mettere in evidenza lo sviluppo, nel corso del tempo, dell'interesse per le antichità dell'isola da parte degli italiani, prendendo questo come una linea d'interpretazione dell'archeologia fra Ottocento e Novecento. Faccio riferimento al passaggio dall'archeologia estrattiva, in cui gli oggetti vengono estratti dal territorio e tolti dal loro contesto antico, dalla loro comunità, privati del loro rapporto con il luogo di provenienza, all'archeologia scientifica, che è archeologia di comunità, archeologia pubblica. Noi a Erimi cerchiamo di lavorare con la comunità attuale. Quando parlo di comunità, intendo gli archeologi ciprioti nostri colleghi, la comunità diplomatica e la comunità del villaggio in cui lavoriamo, con la quale condividiamo l’entusiasmo e la passione per la sua straordinaria storia. Il catalogo restituisce bene questa diversità, perché la maggior parte degli oggetti, soprattutto della sezione collezionistica, si può leggere attraverso queste due lenti.
Quale messaggio si augura arrivi ai visitatori della mostra?
Penso che ogni visitatore, indipendentemente dagli interessi, abbia percepito che attraverso queste tre isole facciamo un viaggio all'interno di un Mediterraneo rappresentato come uno spazio di incontro e non di separazione, per cui il rapporto tra l'Italia e Cipro è esemplificativo di come possa crescere il rapporto fra due parti opposte del Mediterraneo, rendendolo il più coeso e il più legato possibile. Credo che questo si percepisca, in quanto gli elementi di contatto che ci sono fra queste isole e la loro lontananza geografica mettono subito in evidenza che il Mediterraneo unisce.
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