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martedì, 21 luglio 2026 06:01 |
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L'Aga Khan mentre visiona il progetto Costa Smeralda® (Archivio Busiri Vici)
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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FtNews ha intervistato lo scrittore Fausto Farinelli, autore del libro COSTA SMERALDA®. Il sogno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità (Gruppo Editoriale, 2025). Il volume racconta l’origine di Porto Cervo e la visione del principe Karim Aga Khan IV attraverso le testimonianze di chi ha visto nascere e crescere questo sogno. Un mosaico di storie ed emozioni che ripercorre i passaggi chiave del progetto Costa Smeralda®, partendo da un’intervista del Principe uscita nel 1987 sul Costa Smeralda Magazine. La scoperta di questa intervista ha spinto Farinelli a percorrere il territorio di Porto Cervo, intervistando chi ha conosciuto il Principe e chi ne ha raccolto l’eredità.
Realizzato con il patrocinio del Comune di Arzachena e del Consorzio Costa Smeralda®, il libro è un viaggio nella memoria e nell’identità di un territorio attraverso 27 interviste: gli architetti che hanno interpretato il pensiero del Principe, Giancarlo Busiri Vici e Enzo Satta; il CEO di Smeralda Holding Mario Ferraro; il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda; Riccardo Bonadeo, voce storica dello Yacht Club Costa Smeralda® e presidente della One Ocean Foundation; Flavio Briatore, ma anche il parroco del tempo, il falegname, il ristoratore e tanti altri custodi di una storia straordinaria.
Il libro è un prezioso volume di 256 pagine, in edizione numerata, con elegante copertina cartonata
e una ricca raccolta di foto storiche, tra cui alcune inedite, nato dall’amore dell’autore per la Gallura e dall'urgenza di celebrare la visione del Principe con uno sguardo attuale e partecipato.
Sig. Farinelli, lo scorso anno ha pubblicato il libro Costa Smeralda®. Il sogno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità. Come e con quali finalità è nata questa pubblicazione? Cosa l'ha indotta a raccontare l’origine di Porto Cervo e la visione dell’Aga Khan, intervistando chi ha conosciuto il Principe e chi ne ha raccolto l’eredità?
L'idea del libro nasce dalla consapevolezza che la Costa Smeralda non è soltanto una destinazione turistica di fama internazionale, ma rappresenta uno dei progetti più straordinari di sviluppo territoriale del Novecento. Ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di coloro che hanno vissuto quella stagione irripetibile, prima che andassero disperse. Non volevo scrivere una semplice cronaca storica, ma raccontare un sogno attraverso le voci di chi quel sogno lo ha costruito, condiviso e custodito. Mi interessava far emergere la visione dell'uomo Karim Aga Khan, spesso nascosta dietro il personaggio pubblico, e mostrare come un'intuizione nata davanti a una costa incontaminata abbia cambiato il destino di un intero territorio.
Ripercorriamo brevemente le tappe principali della nascita e dello sviluppo della Costa Smeralda. In che modo il principe Karim Aga Khan, negli anni ’60, riuscì a trasformare un tratto incontaminato di Gallura in un mito per le generazioni future?
Prima di tutto è opportuno chiarire un aspetto storico importante. Il Principe Karim Aga Khan non arrivò in Sardegna casualmente e non fu lui a "scoprire" la Costa Smeralda nel senso tradizionale del termine. Fu Duncan Miller, funzionario della Banca Mondiale che si trovava nell'isola per seguire alcuni interventi collegati al Piano Marshall, a suggerirgli di visitare questa parte della Gallura. Nel libro riportiamo integralmente una preziosa intervista rilasciata dallo stesso Aga Khan nel 1987. È una testimonianza straordinaria perché racconta, direttamente dalla sua voce, il primo incontro con la Sardegna e le emozioni che provò davanti a un paesaggio allora praticamente incontaminato. Ciò che colpì il Principe non fu soltanto la bellezza delle coste, ma l'armonia complessiva del territorio. Comprese immediatamente che quel patrimonio naturale rappresentava una ricchezza unica e che lo sviluppo turistico avrebbe dovuto rispettarne l'identità. Da questa intuizione nacque una visione innovativa per l'epoca: creare una destinazione internazionale senza compromettere il paesaggio. Attorno a questa idea furono coinvolti architetti, urbanisti e professionisti di grande talento che contribuirono alla nascita di Porto Cervo e del Consorzio Costa Smeralda. Il risultato non fu semplicemente la realizzazione di un complesso turistico, ma la costruzione di un modello che ancora oggi viene studiato e ammirato nel mondo. Il vero merito dell'Aga Khan è stato quello di trasformare una straordinaria bellezza naturale in un progetto di lungo periodo fondato sulla qualità, sull'eleganza e sul rispetto del territorio. È questa visione che ha reso la Costa Smeralda un mito capace di attraversare le generazioni.
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Costruzione Porto Cervo (Archivio Enzo Satta)
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Oggi chi custodisce l'eredità del sogno dell'Aga Khan? Cosa è rimasto di quel mito?
L'eredità dell'Aga Khan appartiene innanzitutto alle persone che hanno condiviso quella visione e continuano a trasmetterla. Penso agli imprenditori, agli operatori turistici, agli architetti, ma anche ai residenti che comprendono il valore di quel patrimonio. Naturalmente esistono soggetti istituzionali e imprenditoriali che oggi gestiscono e sviluppano la destinazione, ma il vero patrimonio è rappresentato dai principi che hanno guidato il progetto originario: rispetto del paesaggio, qualità, eleganza e sostenibilità. Il mito è ancora vivo perché la Costa Smeralda continua a distinguersi non soltanto per la bellezza dei luoghi, ma per l'idea che l'ha generata.
In base a quale criterio ha scelto le persone da intervistare? Cosa accomuna gli intervistati?
Ho scelto persone che potessero raccontare la Costa Smeralda da prospettive diverse, ma complementari. Alcuni hanno lavorato direttamente con il Principe, altri ne hanno raccolto l'eredità professionale e culturale. Ho privilegiato chi possedeva ricordi autentici, esperienze dirette e una profonda conoscenza del territorio. Ciò che accomuna tutti gli intervistati è l'aver vissuto la Costa Smeralda non come un semplice luogo di lavoro o di vacanza, ma come un progetto straordinario nel quale hanno creduto profondamente.
C'è una testimonianza che l'ha colpita particolarmente?
Ogni testimonianza ha lasciato qualcosa di importante, ma quelle che mi hanno colpito maggiormente sono state le storie che raccontano il rapporto del Principe con il territorio e con le persone. Molti intervistati hanno descritto un uomo capace di guardare oltre il profitto immediato, con una sensibilità rara verso l'ambiente e il paesaggio. Mi hanno colpito soprattutto gli episodi che mostrano la sua capacità di dire dei "no", quando riteneva che un intervento potesse compromettere la bellezza naturale di un luogo. In un'epoca in cui spesso prevale la logica dello sfruttamento, queste testimonianze assumono un valore ancora più significativo.
La ricerca fotografica è stata una delle parti più impegnative e affascinanti dell'intero progetto editoriale. Gran parte del materiale presente nel libro è stato messo a disposizione dall'architetto Enzo Satta, che desidero ringraziare pubblicamente per la straordinaria generosità e disponibilità dimostrate. L'architetto Satta custodisce infatti un patrimonio documentale di enorme valore storico, costruito nel corso di decenni di attività professionale e di rapporti diretti con i protagonisti della nascita della Costa Smeralda. Molte delle immagini pubblicate provengono proprio dal suo archivio personale e consentono di raccontare momenti, luoghi e personaggi che hanno segnato un'epoca irripetibile. Accanto a questo prezioso contributo, altre fotografie sono state reperite grazie alla collaborazione di privati, famiglie e persone che hanno vissuto direttamente quella stagione straordinaria e hanno scelto di condividere i propri ricordi.
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Spiaggia Romazzino e villa (Archivio Enzo Satta)
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L'obiettivo non era soltanto arricchire il libro dal punto di vista iconografico, ma offrire ai lettori una vera testimonianza visiva della nascita e dell'evoluzione della Costa Smeralda. Credo che le fotografie abbiano la capacità unica di fermare il tempo e raccontare la storia con un'immediatezza che spesso le parole da sole non riescono a raggiungere.
Quanto è importante continuare a preservare l'identità di un territorio dove architettura e paesaggio, uomo e natura, turismo e sostenibilità convivono in un equilibrio raro e prezioso?
È fondamentale. La Costa Smeralda rappresenta un esempio internazionale di come sia possibile coniugare sviluppo e tutela del territorio. Questo equilibrio non è scontato e va difeso ogni giorno. Preservare l'identità significa evitare che la ricerca del profitto immediato prevalga sulla qualità e sulla sostenibilità. Significa ricordare che il successo della Costa Smeralda nasce proprio dalla sua unicità. Se si perde quell'identità, si perde anche il motivo per cui milioni di persone continuano a considerarla una destinazione speciale.
Quale messaggio si augura possa arrivare ai lettori di Costa Smeralda®. Il sogno del principe Aga Khan attraverso il racconto di chi lo ha vissuto e ne custodisce l’eredità?
Mi auguro che il lettore comprenda che dietro la Costa Smeralda esiste molto più di un luogo esclusivo frequentato dal jet set internazionale. Esiste una storia fatta di intuizione, coraggio, visione e rispetto per il territorio. Vorrei che emergesse la figura del Principe come quella di un uomo che ha saputo immaginare il futuro senza tradire la bellezza della natura. Se il libro riuscirà a trasmettere questa lezione e a far riflettere sull'importanza di custodire il nostro patrimonio paesaggistico e culturale, allora avrà raggiunto il suo obiettivo.
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