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Una Sfinge l'attrae: in mostra a Trieste la collezione egizia di Massimiliano d'Asburgo

domenica, 06 settembre 2026 06:21

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Pendente a forma di uccello Ba in volo (Periodo Tardo, IV-III secolo a.C.; oro, lapislazzuli, turchese; Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezione Egizio-Orientale) © KHM-Museumsverband
Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
Grazie alla collaborazione tra il Museo storico di Miramare e il Kunsthistorisches Museum (KHM) di Vienna, una parte importante della collezione egizia dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo è tornata a Trieste, dove resterà fino al 1° novembre 2026. La mostra Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna è organizzata dal Museo storico e Parco del Castello di Miramare, co-organizzata dal Kunsthistorisches Museum, realizzata da MondoMostre e CoopCulture, in collaborazione con il Comune di Trieste e PromoTurismoFVG, con il contributo scientifico del Museo Egizio di Torino. L’esposizione è curata da Massimo Osanna, direttore generale Musei, Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM, e Michaela Hüttner, curatrice della Collezione egizio-orientale del KHM. In mostra oltre cento reperti, in prestito anche dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, testimonianza della passione per l’egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino.
Il percorso espositivo racconta la storia della collezione in relazione al suo contesto, le scelte e gli interessi di Massimiliano come collezionista di antichità e offre lo spunto per riflettere sul concetto di museo di antichità nell’Ottocento: da luogo privato di godimento estetico e di collezionismo, riservato a una ristretta élite, esso assume progressivamente il valore di testimonianza storica destinata allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva. Nelle intenzioni dell’Arciduca, la collezione che andava costituendo non doveva essere soltanto uno strumento di accrescimento del proprio patrimonio e prestigio personale, ma anche un mezzo a sostegno della ricerca storica e filologica sulla civiltà egizia.
FtNews ha intervistato Alice Cavinato, funzionario storico dell'arte del Museo storico e Parco del Castello di Miramare.

Dott.ssa Cavinato, fino al 1° novembre 2026 le Scuderie del Castello di Miramare, a Trieste, ospiteranno la mostra Una sfinge l'attrae. Massimiliano d'Asburgo e la collezione egizia tra Trieste e Vienna, all'interno della quale sarà possibile ammirare parte della collezione egizia dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo. Perché questo titolo, una sfinge l'attrae? Come e con quali finalità è nata queste mostra?
Il titolo della mostra è una citazione dall'ode Miramar di Giosuè Carducci, la prima fonte che identifica la sfinge come il simbolo di ciò che attrae Massimiliano verso l'esotico e l'ignoto. La sfinge di Miramare è un reperto egizio tuttora collocato sulla punta del porticciolo antistante il Castello. Si tratta di un reperto antico rivolto verso il mare, verso l'altro, che rappresenta una delle attrazioni più importanti anche per il nostro pubblico del museo, per questo abbiamo voluto dare questo titolo alla mostra. L'iniziativa si inserisce in un lungo percorso di ricerca sulla collezione del museo, una collezione che si compone di arredi, opere e oggetti d'arte raccolti dall'arciduca Massimiliano e dall'arciduchessa Carlotta durante il periodo della loro permanenza a Miramare. Abbiamo voluto avviare un'indagine sui loro interessi, sulle loro passioni e sulle loro competenze come collezionisti. Massimiliano era un collezionista di antichità, di fotografie, di litografie, di oggetti orientali. Negli anni abbiamo condotto degli approfondimenti su queste diverse aree d'interesse. Nel 2025-2026 ci siamo concentrati sulla sua collezione di antichità egizie, uno strumento per illustrare una più ampia riflessione sulla formazione delle collezioni aristocratiche e sulla loro storia di musealizzazione e destinazione pubblica.
Testa di una sfinge di Sesostri III (Medio Regno, XII dinastia, Regno di Sesostri III, 1878-1843 a.C. circa; siltite; Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezione Egizio-Orientale) © KHM-Museumsverband
Ripercorriamo le tappe fondamentali della collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo. Come nacque? Quali circostanze determinarono il suo trasferimento a Vienna?
Sicuramente l'antichità egizia rivestiva per lui un interesse particolare e la sua attività di raccolta di questi oggetti presenta tre momenti distinti e riconoscibili. Il primo si data all'inizio degli anni '50, quando acquisisce in blocco un primo nucleo di reperti da Anton Ritter von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto; la raccolta si ampliò negli anni successivi attraverso missioni diplomatiche e vere e proprie campagne di acquisto. Un altro momento chiave è un viaggio compiuto, al comando della flotta austriaca, per vari porti del Mediterraneo, nel corso del quale è stato anche in Egitto: ha soggiornato ad Alessandria e a Il Cairo e ha visitato alcuni siti importanti, come le piramidi di Giza. In questa occasione ha ricevuto in dono dal viceré Said Pascià un primo nucleo di oggetti delle antichità egizie. Questa prima collezione è stata portata a Trieste, al Miramare, la residenza che ha iniziato a costruire nella seconda metà degli anni '50.
Proprio per questo suo interesse, quando diventa imperatore del Messico, affida all'egittologo Simon Leo Reinisch una vasta campagna di acquisti in Egitto per ampliare la collezione e acquisire ulteriori reperti da destinare al Museo Nazionale di Città del Messico. Questa è la terza tappa della formazione della collezione. Questi reperti viaggiano verso il Messico, ma non finiranno mai al Museo Nazionale: la vicenda personale e imperiale di Massimiliano si conclude con la sua morte, quindi i reperti tornano in Europa, confluiscono nelle proprietà di Massimiliano e poi della famiglia Asburgo e, insieme ai reperti che già aveva acquisito negli anni '50, formano la collezione completa dell'arciduca, di quasi 2000 pezzi.
Tutti i pezzi partiti per Città del Messico tornano a Trieste, dove rimangono per qualche tempo. Per qualche anno, infatti, si cerca di portare avanti il progetto di costruire un museo nel Parco del Castello di Miramare, poi subentra una volontà di centralizzazione delle collezioni imperiali a Vienna, quindi nel 1883 tutta la collezione viene trasferita nella capitale austriaca e incorporata nella collezione del museo di corte, che poi diventerà il Kunsthistorisches Museum, inaugurato nel 1891

. Come è strutturato e cosa racconta ai visitatori il percorso espositivo? Può svelarci qualche dettaglio in merito alle opere che sarà possibile ammirare? In base a quale criterio sono state selezionate queste testimonianze? Che immagine ci forniscono della civiltà che le ha prodotte?
I curatori Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner hanno selezionato una serie di opere provenienti dalle raccolte costituite da Massimiliano d’Asburgo in diverse fasi della sua vita. Si tratta di reperti oggi appartenenti alla Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum, dove confluirono in seguito all’ingresso di Miramare nella rete delle residenze imperiali austriache amministrate direttamente da Vienna.
La selezione operata restituisce un'immagine particolarmente variegata in cui non si vede solo la rappresentazione simbolica delle divinità: l'eccezionalità di alcuni reperti è data dalla rappresentazione realistica del volto umano,come nel caso della testa di Sesostri III, una caratteristica inusuale nella plastica egizia, perché normalmente prevale la rappresentazione simbolica delle caratteristiche della regalità. I reperti esposti lungo il percorso di visita sono raggruppati tematicamente per illustrare diversi aspetti della civiltà egizia: il rapporto con l'aldilà, la vita quotidiana. Si tratta di una selezione che risente dell'origine di questa collezione, che è eclettica, perché Massimiliano non era uno studioso, un esperto di antichità, ma un collezionista eclettico: non sono oggetti provenienti da specifici siti, dunque riconducibili a corredi coerenti, ma sono tutti pezzi acquistati sul mercato secondario da Massimiliano o dai suoi agenti, quindi è una collezione eterogenea.
Il percorso espositivo racconta la storia della collezione in relazione al suo contesto, prendendo in considerazione le scelte dell'Arciduca come collezionista d'antichità e il suo duraturo interesse per le antichità egizie.
La mostra offre anche lo spunto per riflettere sul concetto di museo di antichità nell’Ottocento: da luogo privato di godimento estetico e di collezionismo, riservato a una ristretta élite, esso assume progressivamente il valore di testimonianza storica destinata allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva.
Oltre ai prestiti viennesi e ad alcune opere della collezione di Miramare, sono esposti reperti provenienti dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, che testimoniano come la passione per l’egittologia di Massimiliano riflettesse un gusto diffuso nel panorama del vivace collezionismo ottocentesco triestino.
Alois Schönn, Colossi di Memnon (1852; olio su tela; Trieste, Museo storico del Castello e Parco di Miramare)
Cosa significa, oggi, conservare ed esporre tali oggetti? Cosa raccontano a noi, uomini e donne del terzo millennio, questi reperti? Quale messaggio ci rivolgono?
La cosa più interessante è che questi oggetti raccontano più storie: innanzitutto la testimonianza della storia di una civiltà, ma raccontano anche qualcosa su chi li ha prodotti e sull'uso che se ne faceva, su quello che hanno significato per le civiltà successive, anche quando raggiunsero l'Europa, che nell'Ottocento se ne appropriò, rendendoli rappresentativi della storia più antica della loro civiltà. Nella mostra abbiamo riflettuto anche su questo aspetto con l'aiuto degli esperti del Museo Egizio di Torino: si è cercato di fare luce sul rapporto dinamico e conflittuale tra le collezioni europee che si formarono in quel periodo e il Paese di provenienza.

C'è qualcosa delle opere esposte che l'ha colpita particolarmente?
Mi hanno colpito gli oggetti di fattura particolarmente minuta, ad esempio un "Ba", la rappresentazione del soffio vitale come uccello, e una minuscola statuetta in oro di Osiride: sono di dimensioni ridotte, ma di fattura squisita. Per quanto riguarda le opere prestate dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, ci sono due mummie, una di persona e una di gatto, notevoli per la buona conservazione dell'involucro.

Quando è emerso per la prima volta l'interesse per le antichità? In quale momento storico la passione per l’egittologia è entrata nel panorama del collezionismo triestino?
L'interesse per l'antico Egitto si inserisce in un contesto in cui, a seguito delle campagne napoleoniche, l'Europa scopre l'Egitto e le sue antichità. La città di Trieste aveva un ruolo fondamentale come porto commerciale dell'impero austriaco e di fatto era il primo porto di entrata e uscita dall'Egitto verso l'Europa centrale, quindi si sviluppavano in primo luogo relazioni commerciali. Era frequente che mercanti e diplomatici che si trovavano in Egitto acquistassero sul mercato oggetti che andavano a formare collezioni private. In particolare, si rivelò fondamentale l'impegno del barone Pasquale Revoltella, cittadino triestino d'adozione e maggiorente della città, per la costruzione del canale di Suez. Nel 1861 si recò in Egitto. Sebbene fosse più interessato agli che alla raccolta di testimonianze sulla civiltà dell'antico Egitto, sicuramente sia lui che Massimiliano inaugurarono una moda, rappresentando dei riferimenti del gusto per questo interesse nei confronti dell'Egitto. Così, negli anni '70 e '80 vediamo numerosi cittadini, mercanti, diplomatici costituire le loro raccolte private di oggetti egizi, che poi confluiranno nelle collezioni del Civico Museo d'Antichità.

L'interesse dell’Arciduca per l'antico Egitto, con i suoi simboli e i suoi misteri, come si intrecciò con la sua vicenda personale? Che ruolo ebbe tale collezione nell'accrescimento del patrimonio e del prestigio dell'Arciduca?
All'inizio l'Arciduca considerava questa collezione un suo possedimento, poi iniziò a riflettere sul valore importante che rivestiva. L'Austria, infatti, non possedeva rilevanti collezioni di antichità egizie, per questo Massimiliano decise di incaricare l'egittologo Simon Leo Reinisch di studiare la raccolta e redigere un catalogo ragionato: voleva capire la storia e il valore degli oggetti che possedeva e pubblicarne i risultati, in modo che la collezione potesse diventare una fonte di informazioni e conoscenze per gli studiosi dell'antico Egitto. Rifletté anche sull'ipotesi di far confluire questa e altre collezioni in un museo, da costruirsi nel Parco del Castello di Miramare, che potesse accogliere questi reperti e permetterne la fruizione e la conoscenza: una palese evoluzione verso la resa pubblica del patrimonio e la sua trasformazione da qualcosa di privato e per il godimento e il diletto personale a qualcosa che si conosce, si studia e forma il patrimonio scientifico, conferendo prestigio alla nazione.

Quale contributo ha dato la collezione di Massimiliano d'Asburgo alla ricerca storica e filologica sulla civiltà egizia?
Il contributo deriva dalla pubblicazione dell'egittologo, nonché filologo e linguista, Reinisch, che pubblicò i pezzi più importanti della collezione e soprattutto si soffermò sulla decifrazione delle iscrizioni raccolte da Massimiliano. Un altro importante contributo l'ha dato costituendo il primo nucleo di antichità egizie dello Stato austriaco, che all'epoca rappresentava la quasi totalità del patrimonio dello Stato su questo tema.

Quale messaggio si augura possa arrivare ai visitatori della mostra?
Mi auguro che i visitatori possano cogliere il legame forte tra Miramare e la sua storia, la persona di Massimiliano e quello che accadeva in Europa all'epoca. Un luogo come questo contiene in sé tante storie e mi piace pensare che, attraverso la storia di questi reperti che dall'Egitto arrivarono in parte a Miramare, per poi finire in Messico, i visitatori possano riflettere sulla storia del patrimonio culturale mondiale, sulle testimonianze di civiltà e sulla loro trasformazione da testimonianze/oggetti di una cultura a oggetti museali.
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