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lunedì, 05 gennaio 2015 16:20 |
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A. Rodin – Le Baiser (1882).
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Pietro Ceccarelli
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Quanti significati si nascondono sotto il “misterioso” gesto del bacio?
Il bacio può essere definito come quello straordinario contatto fisico, ricco di emozioni, in grado di fermare il tempo, ricco di significati, espressione di un vasta gamma di situazioni e relazioni, dall’amore al tradimento: il bacio è la più grande forma di comunicazione che esiste.
L’uomo, fin dalla comparsa sulla terra, non ha potuto fare a meno di questo gesto, che ha assunto valori differenti a seconda dei contesti sociali e culturali in cui viveva.
Non abbiamo testimonianze certe e codificate di baci dell’uomo primitivo ma possiamo, con ogni probabilità, affermare che ha usato questo mezzo di comunicazione anche prima della scrittura, magari come parte integrante di alcune cerimonie tribali, di gruppo o di appartenenza ad uno specifico clan.
L’iconografia, nel mondo occidentale, di questo gesto è molto ricca e tra le raffigurazioni più antiche si può annoverare quella della “Casa della Caccia” a Pompei.
Ma l’inizio di una serie di baci “certificati” si può far risalire a Giotto (stupenda è l’immagine, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Anna con molta tenerezza accarezza il viso dello sposo Gioacchino, mentre suggella con un bacio il loro legame).
Certo questi sono baci “casti”, ma in seguito si cercò, anche attraverso il pretesto mitologico, di rappresentare baci più audaci, fino a raffigurare brucianti passioni e sensualità, senza arrivare però agli eccessi orgiastici come nella Festa di Venere di Rubens.
Nelle sue immagini Lucas Cranach il Vecchio sdrammatizza i “ pericoli” insiti nel bacio, mentre nei baci dei quadri di Tiziano alcuni commentatori dell’epoca dicevano “le carni tremano”.
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V-J Day in Times Square, la foto di Alfred Eisenstaedt, pubblicata su Life nel 1945 - da: http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Eisenstaedt
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In Rembrandt i baci sono dati con ardore e desiderio. Boucher, con un certa spontaneità, riesce a cogliere all’interno delle camere scene ed aspetti intimi come il bacio veramente erotico tra Eracle e Omphale.
Ma è il Settecento forse il periodo dove inizia a trionfare il bacio nella sua pienezza, raggiungendo nel Romanticismo le sue più alte espressioni come in F. Hayez, in Germe, in Canova con il suo “Amore e Psiche” in cui i due volti che si stanno per baciare creano un’attesa straordinaria, in Rodin, che con il “Bacio” trasmette tutta la sensualità e la passione dei due amanti teneramente avvinghiati.
Nel Novecento troviamo Klimt che con “Il Bacio” esalta un momento di intimità presente in ogni essere umano: le mani e i gesti contribuiscono a costruire un’atmosfera di beatitudine per proiettare lo sguardo del visitatore sulla felicità e la tenerezza del gesto.
Chagall ne “Gli innamorati in verde” tinge con le loro effusioni i visi non del solito rossore ma di un colore smeraldo acceso. Negli “Amanti” di Magritte si nota che sono legati da un bacio appassionato ma con i volti coperti da un panno bianco che nasconde i lineamenti, testimonianza di dolorose memorie che parla di morte e di impossibilità di comunicare. Anche nel bacio di Munch si percepisce il senso di solitudine e di angoscia con il bacio di struggente passione malinconica. Una coppia di amanti clandestini si baciano vicino ad una finestra nascosti al mondo esterno da una tenda.
Invece Picasso ci raffigura una passione erotica in cui non si distinguono più l’uomo o la donna stretti nell’abbraccio.
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Francesco Hayez (1791-1882),
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Ci sono poi anche baci di sventurati amanti, nati da amori osteggiati (Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo), ma questi sono baci che suggellano l’unione che li porterà uniti alla morte fisica.
In questa carrellata di baci non sono state incluse le forme di baci cinematografici, ma desidero ricordare “Il Bacio della vittoria” di Alfred Eisenstaed. È ricordato principalmente per la sua foto dei festeggiamenti in Times Square il giorno della vittoria contro il Giappone (15 agosto 1945).
Nel chiudere tale argomento desidero soffermarmi sul “bacio” di Francesco Hayez (1791-1882), già esposto nel Museo Risorgimentale di Genova, quale simbolo dell’Italia Risorgimentale nell’ambito delle iniziative per celebrare il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia.
La straordinaria forza di quest’opera è dovuta al fatto che è stata subito riconosciuta come portatrice di messaggi di libertà legati proprio al periodo risorgimentale.
Quest’opera, ha una forte valenza simbolica ed è uno straordinario omaggio all’Unità italiana appena raggiunta. Infatti, l’artista, ha messo volutamente in risalto il tricolore nelle vesti degli amanti che si baciano: il rosso ed il verde negli abiti maschili (calzoni e l’interno del mantello) ed il bianco (abito femminile). E’ vero, i volti sono nascosti ma l’artista lo ha magistralmente voluto perché desiderava far risaltare tutta la passione di questi amanti che sono così penetrati l’uno nell’altro da sembrare due figure che elegantemente si fondono in un abbraccio così intenso e sentito da mettere in risalto solo le labbra nelle quali si percepisce tutta quella intensa passione e quel trasporto che solo il bacio è in grado di suscitare. E’ toccante vedere come la figura maschile cerca di avvolgere con il mantello la donna mentre le tiene il viso con la mano e la bacia con gentilezza e dolcezza.
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