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Isole e santi: la mostra archeologica sui monasteri e i santuari dell'Adriatico orientale

lunedì, 26 ottobre 2026 13:46

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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
È stata prorogata fino al 27 novembre 2026 la mostra Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale, da San Girolamo a Gregorio VII, allestita nello spazio espositivo dell’École française de Rome (Piazza Navona, 62).
La mostra è curata da Nikolina Uroda (Museo dei Monumenti Archeologici Croati – Spalato), Morana Čaušević-Bully (Université Marie et Louis Pasteur, UMR Chrono-Environnement) e Sébastien Bully (CNRS, UMR ARTEHIS); la direzione scientifica è di Morana Čaušević–Bully, Sébastien Bully, Pascale Chavalier (Université Blaise Pascal, Centre d’Histoire « Espaces & Cultures») e Stéphane Gioanni (Université Lyon 2, UMR HISOMA). FtNews ha intervistato Morana Čaušević–Bully e Sébastien Bully. I due studiosi hanno spiegato che questa mostra non racconta soltanto la storia dei monasteri, ma quella dell’Adriatico come crocevia di culture. È la storia di isole dove i monaci trovarono la loro versione del deserto e fondarono i primi insediamenti monastici. Lontani dalla vita frenetica della terraferma, ma comunque inseriti nelle correnti commerciali e culturali, questi luoghi divennero spazi di preghiera, silenzio e conoscenza. I monasteri non erano infatti semplici eremi isolati, ma centri di alfabetizzazione, arte e scambi: punti d’incontro tra civiltà, dove viaggiatori e pellegrini portavano con sé non solo la fede, ma anche manoscritti, idee e influenze culturali.
Il progetto di ricerca e la mostra sono resi possibili grazie alla collaborazione tra il Museo Archeologico di Spalato, il Museo dei Monumenti Archeologici Croati – Spalato, l’Agence Nationale de la Recherche (ANR) – programma MONACORALE, il Centre national de la recherche scientifique (CNRS), l’École française de Rome, l’UMR Chrono-Environnement, l’UMR ARTEHIS e l’UMR HISOMA.

Dott.ssa Čaušević-Bully, dott. Bully, lo spazio espositivo dell’École française de Rome ospiterà, fino al 27 novembre 2026, la mostra Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale, da San Girolamo a Gregorio VII. I visitatori avranno l’opportunità di immergersi in capitoli poco noti della storia adriatica, grazie a numerosi pannelli illustrati che presentano e contestualizzano oltre un centinaio di complessi ecclesiastici situati sulle isole e lungo la costa orientale dell’Adriatico. Come e con quali finalità è nata questa mostra? A quali santi si fa riferimento nel titolo?
La mostra “Isole e santi” è il risultato del lavoro di un gruppo di ricercatori riuniti nell’ambito del programma MONACORALE – Monasteri e complessi ecclesiastici della costa adriatica orientale, finanziato dall’Agenzia nazionale per la ricerca (ANR) francese e promosso dall’École française de Rome e dai laboratori Chrono-environnement (Besançon), ARTEHIS (Digione) e HISOMA (Lione) del CNRS. Essa riflette il lavoro di censimento e di studio condotto negli ultimi cinque anni da archeologi, storici e storici dell’arte su complessi ecclesiastici, santuari e monasteri, numerosi lungo la costa e soprattutto sulle numerose isole adriatiche. L’obiettivo della mostra è quello di mettere in luce una ricca storia e un patrimonio architettonico e archeologico talvolta eccezionale, ma ancora troppo poco conosciuto.
Il titolo fa riferimento ai santi venerati sulle isole croate sin dalla tarda antichità, che sono sia i grandi santi cristiani, di origine apostolica romana o orientale, sia di tradizione monastica europea, come ad esempio Pietro, Andrea, Martino, sia altri santi locali, specificamente insulari, come Gaudenzio a Osor, sull’isola di Cherso, o ancora Marino.

3. Mirine. La chiesa di «Mirinama» (foto_ M. Čaušević-Bully, © MONACORALE)
Cosa sappiamo della storia e dell'archeologia dei monasteri e dei siti ecclesiastici dell'Istria e della Dalmazia tra il IV e il XII secolo?
Il periodo precedente al IX secolo è molto poco conosciuto dalle fonti testuali. Tuttavia, i pochi scritti di san Girolamo alla fine del IV secolo rivestono un’importanza fondamentale e vanno ricordati: le nsulae Dalmatiae sono la culla di uno dei primi monachesimi eremitici e cenobitici dell’Europa occidentale!
Ciononostante, la ricerca non ne aveva ancora colto appieno la portata a causa, da un lato, della mancanza di continuità delle fondazioni – e di conseguenza della rivendicazione di un’eredità spirituale o di una filiazione – e, dall’altro, della loro «immaterialità archeologica», dovuta alla nostra scarsa conoscenza della loro ubicazione. Tra l’Istria e la Dalmazia, sia insulare che costiera, i candidati allo status di monasteri paleocristiani e altomedievali sono tuttavia molto numerosi. Sembra quindi molto probabile che comunità cenobitiche abbiano svolto la funzione di custodes martyrum, strettamente legata a centri di devozione e a sepolture venerate, sia reinsediandosi in antiche ville, sia occupando fortificazioni proto-bizantine del limes marittimo: sono proprio questi siti archeologici situati su isole, piccole o più grandi, ad essere presentati insieme e per la prima volta nella mostra.
Il periodo successivo, dopo il IX secolo, è meglio conosciuto grazie alle fonti scritte e, in una certa misura, a monumenti meglio conservati e più facilmente identificabili come monasteri. Questo periodo è caratterizzato dall’arrivo dei benedettini nella regione di Spalato e in Istria – con il nuovo potere carolingio –, prima di diffondersi lungo la costa (come a Zara) e sulle isole, in particolare del Quarnaro, durante il ducato e poi il regno croato. È interessante notare che l’arrivo dei benedettini segna l’affermazione di un nuovo potere che segue immediatamente il ritiro di Bisanzio da queste isole. È verso l’anno Mille che si assiste all’adozione di una pianta canonica dei monasteri con la comparsa del chiostro, come a Vela Gospa, vicino a Bale, in Istria, o probabilmente a San Pietro d’Osor, sull’isola di Cherso.

Cosa rappresentarono le isole della costa adriatica orientale per le prime comunità cristiane?
La domanda che occorre porsi è: di quale isola stiamo parlando? Di un isolotto di poche centinaia di metri quadrati, come quello di San Marino, di fronte a Novi Vinodolski, che ospita solo una chiesa circondata da alcuni resti di edifici, oppure di una grande isola quasi continentale come Krk o Cres? In entrambi i casi, l’isola appare come una metafora del deserto, di un ambiente ostile, di un luogo di esilio e di ritiro dal mondo per favorire l’incontro con Dio. Eppure, nei fatti, e come dimostrano le ricerche sia archeologiche che storiche, lungi dall’essere isolate, queste isole sono per lo più integrate in uno spazio di connettività fin dall’antichità, come altrettante stazioni marittime che favoriscono gli scambi, siano essi economici o culturali. I nostri monasteri, santuari e complessi ecclesiastici in generale partecipavano a questi scambi.
3. Mirine. La chiesa di «Mirinama» (foto_ M. Čaušević-Bully, © MONACORALE)
Cosa sappiamo della storia e dell'archeologia dei monasteri e dei siti ecclesiastici dell'Istria e della Dalmazia tra il IV e il XII secolo?
Il periodo precedente al IX secolo è molto poco conosciuto dalle fonti testuali. Tuttavia, i pochi scritti di san Girolamo alla fine del IV secolo rivestono un’importanza fondamentale e vanno ricordati: le nsulae Dalmatiae sono la culla di uno dei primi monachesimi eremitici e cenobitici dell’Europa occidentale!
Ciononostante, la ricerca non ne aveva ancora colto appieno la portata a causa, da un lato, della mancanza di continuità delle fondazioni – e di conseguenza della rivendicazione di un’eredità spirituale o di una filiazione – e, dall’altro, della loro «immaterialità archeologica», dovuta alla nostra scarsa conoscenza della loro ubicazione. Tra l’Istria e la Dalmazia, sia insulare che costiera, i candidati allo status di monasteri paleocristiani e altomedievali sono tuttavia molto numerosi. Sembra quindi molto probabile che comunità cenobitiche abbiano svolto la funzione di custodes martyrum, strettamente legata a centri di devozione e a sepolture venerate, sia reinsediandosi in antiche ville, sia occupando fortificazioni proto-bizantine del limes marittimo: sono proprio questi siti archeologici situati su isole, piccole o più grandi, ad essere presentati insieme e per la prima volta nella mostra.
Il periodo successivo, dopo il IX secolo, è meglio conosciuto grazie alle fonti scritte e, in una certa misura, a monumenti meglio conservati e più facilmente identificabili come monasteri. Questo periodo è caratterizzato dall’arrivo dei benedettini nella regione di Spalato e in Istria – con il nuovo potere carolingio –, prima di diffondersi lungo la costa (come a Zara) e sulle isole, in particolare del Quarnaro, durante il ducato e poi il regno croato. È interessante notare che l’arrivo dei benedettini segna l’affermazione di un nuovo potere che segue immediatamente il ritiro di Bisanzio da queste isole. È verso l’anno Mille che si assiste all’adozione di una pianta canonica dei monasteri con la comparsa del chiostro, come a Vela Gospa, vicino a Bale, in Istria, o probabilmente a San Pietro d’Osor, sull’isola di Cherso.

Cosa rappresentarono le isole della costa adriatica orientale per le prime comunità cristiane?
La domanda che occorre porsi è: di quale isola stiamo parlando? Di un isolotto di poche centinaia di metri quadrati, come quello di San Marino, di fronte a Novi Vinodolski, che ospita solo una chiesa circondata da alcuni resti di edifici, oppure di una grande isola quasi continentale come Krk o Cres? In entrambi i casi, l’isola appare come una metafora del deserto, di un ambiente ostile, di un luogo di esilio e di ritiro dal mondo per favorire l’incontro con Dio. Eppure, nei fatti, e come dimostrano le ricerche sia archeologiche che storiche, lungi dall’essere isolate, queste isole sono per lo più integrate in uno spazio di connettività fin dall’antichità, come altrettante stazioni marittime che favoriscono gli scambi, siano essi economici o culturali. I nostri monasteri, santuari e complessi ecclesiastici in generale partecipavano a questi scambi.
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