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Uno spettacolo indicibile

domenica, 04 novembre 2018 19:40

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Rosario Pesce
Assistere dal vivo ad una partita di calcio è, davvero, cosa notevole, visto che all’interno di un medesimo luogo vengono a trovarsi una moltitudine di uomini, donne, bambini felici e gioiosi per le prodezze dei propri campioni.
Farlo, poi, in uno stadio di serie A, quale può essere quello di Napoli, non può che incrementare l’indice di spettacolarità dell’evento, visto che quella napoletana è, notoriamente, una delle tifoserie più vive e corrette del massimo torneo di calcio, ben nota in tutto il mondo per le scenografie ed i canti che è in grado di allestire e che hanno fatto scuola, finanche, presso altre curve e tifoserie organizzate.
Peraltro, l’evento notturno non può che amplificare la dimensione estetica della partita, perché è ineluttabile che le luci artificiali del tardo pomeriggio autunnale e della sera creano un clima ulteriore di concentrazione e di interesse verso il fatto sportivo.
Ed è evidente che, inoltre, il livello tecnico notevole della squadra di casa – come sta accadendo, da diversi anni a questa parte, a Napoli – non può che incentivare il calore della tifoseria, che, pur essendo meno numerosa rispetto ai tempi nei quali non c’era la diretta televisiva, è comunque sempre presente in modo qualitativamente significativo.
Quando, a volte, si usa la parola empatia, lo si può fare anche in modo non corretto: invece, è correttissimo l’uso di tale parola nel caso del rapporto fra il tifoso ed i calciatori, perché quella che si viene a creare è una relazione emotiva in grado di coinvolgere una persona come in una relazione sentimentale ordinaria.
Il calcio – e lo sport più in generale, soprattutto in riferimento ai giochi di squadra – è bello per questo motivo: si diviene un tutt’uno con il proprio campione di riferimento, per cui, nel corso dell’intera durata dell’evento sportivo, si vive una condizione diversa da quella della quotidianità, giungendo a spogliarsi a volte - finanche - di tabù e senso del pudore.
Lo sport, dunque, diviene per il tifoso la dimensione dell’autenticità, quella in cui si trasferisce il proprio vissuto, per cui si gioisce o si piange in simbiosi con i calciatori e gli atleti, come se ciascuno di quelli fosse un proprio congiunto molto caro.
Se, poi, questa prassi si realizza in uno degli stadi più calorosi d’Italia, alle falde del Vesuvio e di fronte al golfo di Napoli ed alle sue isole, allora si può dire per davvero che il Paradiso – quello terrestre – conosce qualcosa che gli può somigliare moltissimo.
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