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Sua Maestà la Pizza Dogge è anche Poesia

martedì, 10 dicembre 2019 08:16

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Lisa Di Giovanni
Chi l’avrebbe mai detto che un evento sulla torta tradizionale abruzzese avrebbe creato tanta empatia tra persone, istituzioni e autorità. L’incontro si è tenuto il 1° dicembre 2019 presso il Museo Stauròs nel Santuario di San Gabriele (Teramo). In questo convegnoSua Maestà la Pizza Dogge, come ha dichiarato Lorella Di Giuseppe ha vinto la squadra; l’evento è stato patrocinato dal Comune di Isola del Gran Sasso d'Italia e dall’unione delle associazioni: Genius Loci, Le Tre Porte, Taruss, I Musicanti, la Pro Loco Insula 2.0 e del Cai, nonché dal Parco del Gran Sasso e Monti della Laga.

Emozioni, tradizione e Poesia

Un programma raccontato con vere emozioni dagli ospiti, attraverso la mostra fotografica allestita per l’occasione, con i contribuiti fondamentali dei pasticceri, che ancor oggi lavorano e custodiscono i segreti delle ricette più antiche: 'i maestri pasticceri Romeo Panetta e Angelo Merlini e Rosvelta di Isola'. Non poteva mancare la letteratura e così Lucia Marconi ha letto la sua prosa definendo la la Pizza Dogge ‘Na storia d'amore'. La pizzadocce sta sopra lu tavuline, coma na regina.... L’evento ha ispirato anche la gente, le persone hanno bisogno di appartenere alle tradizioni e amano ricordare tutto quello che ha unito le famiglie. Così, Paola Mariani ha scritto una poesia sulla La Pizzadoc me!
Un racconto scritto in vernacolo abruzzese che ha portato tutti indietro nel tempo, nel ricordare il profumo della crema che riempiva la casa di aroma alla cannella e di come non si aspettava altro che il momento per leccare nella ciotola quello che rimaneva della crema pasticcera. Il passato che non torna più, ma che si può e si deve mantenere vivo con questi eventi, la tradizione della Pizza Dogge va tramandata alle generazioni future, è un patrimonio prezioso non solo per allietare il palato, ma anche per nutrire l’anima.



La Pizzadoc me!

Quand nonna facev la creme,
tutt la cas profumav d cannell,
e ie era prond c’ lu dot p’ lccà la tijell.
S’arcond pure ca chi lccav la tijell
quand s spusav piuvav a catnell.
Era na fest, a fa la pizzadoc,
p’ lu cumbleann, p’ Natal o p’ li spus,
la cart attorn liggir e bianc
sembrava na ballerin mandnut da na fiocc tutta quand.
Sopr’ la banc, ‘mmzz a la cas,
tra li gred d li mmammuc, s’arcamav c’ li cumbttucc.
Oh, quant’è bbon la pizzadoc me!
N’arvè cchiù lu timb d na vot,
sol na cus ha ‘rmast tal e qual:
L’AMOR, LA BUNTA’ e ch la magn s po arcrià.
Oh, quant’è bbon la pizzadoc me!
Se solo la sapessa fa!

Paola Mariani
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