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Carmelo Cedrone: Dentro l’Europa

sabato, 14 marzo 2020 10:56

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Fabrizio Federici
Una grande occasione sprecata, perduta: almeno in gran parte, e difficile da recuperare. Questo è l'insegnamento principale da trarre dall'ampio saggio di Carmelo Cedrone Dentro l'Europa. Cambiarla per rafforzarla" (Roma, Ponte Sisto di Capocci ed., 2020, €. 14,00): un libro che scandaglia dall'interno, e soppesa dall'esterno, quell'edificio comunitario europeo la cui costruzione, partita tra grandi speranze poco piu' di 60 anni fa, al giorno d'oggi sembra arenata (ci si passi il paragone) come quella... della Chiesa della Sagrada familia a Barcellona. Quasi ferma, tra continue proposte - e controproposte - di modifica dei progetti originari, ardite innovazioni e nuovi improvvisi ripensamenti, seguiti da nuove, deludenti interruzioni.
Cedrone, dirigente sindacale, sino all' 84 Segretario nazionale del Sindacato Scuola e università della UIL, poi dall' 88 alla direzione del Dipartimento Europeo della UIL, e infine, dal 2006 al 2016, membro del Comitato Economico e Sociale Europeo, ha scritto questo libro soprattutto per i giovani (molti dei quali, a partire da un campione di più di 12.000, rappresentativo di tutto il Paese, da lui stesso ascoltati, sui più vari temi dell'integrazione europea, nell'ultimo capitolo). Un libro - sottolinea, nella Prefazione, Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL - da cui "traspaiono rabbia e dispiacere. La rabbia per i limiti dell'Eurozona, che andavano affrontati e risolti... almeno nel 2002 all'epoca dell'entrata in circolazione dell'Euro, e che invece sono stati lasciati dormienti per 15 anni...La rabbia contro il patto di stabilità e le politiche di austerità mantenute, o addirittura rafforzate (dalla Commissione UE a guida dello spagnolo Barroso, e poi, in parte, dello stesso Juncker, dal grande crack del 2008 in poi, N.d.R.) durante la crisi, quando invece sarebbe stato meglio sospenderle. La rabbia per la mancanza di un piano comune a favore degli investimenti e dell'occupazione per salvaguardare i diritti sociali fondamentali" (tema, quest'ultimo, ripreso dagli europeisti nel 2019, per le ultime elezioni dell' Europarlamento).
Momento centrale di questa stagione delle occasioni sprecate per l'Europa, rileva Cedrone, sono stati gli anni immediatamente a cavallo della grande caduta dei Muri dell' Est europeo (198-' 91). Quando la Francia, pur guidata da un Presidente vecchio europeista come Francois Mitterrand, pose alla Germania di Helmut Kohl, come unica condizione per riunificarsi (autunno 1990), l'abolizione del marco, senza alcuna contropartita politica. Richiesta (in realtà di solo cambiamento del nome della moneta, da marco in "Euro") che ad una Germania appena riunificata, timidamente tornata ad affacciarsi alla ribalta europea, permise, da allora in poi, di estendere gradualmente il suo sistema economico e monetario anche ad altri Paesi satelliti della sua economia: preparando così il terreno, inconsapevolmente (?), alla successiva ascesa tedesca, nei primi anni Duemila, alla supremazia economica in Europa (ricordiamo che, negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro, sviluppi di questo genere erano stati pubblicamente previsti da un politico come Bettino Craxi).
CARMELO CEDRONE
Pochi anni dopo, a secolo e millennio appena conclusi, ecco l'altro grave errore strategico dei Paesi-guida dell'integrazione. L'allargamento della UE a così tanti nuovi Paesi senza un'adeguata modifica del suo sistema istituzionale: per quanto riguardava - e tuttora riguarda - soprattutto funzioni del Parlamento europeo, ancora privo di un vero potere d'iniziativa legislativa, finanziamento e meccanismi di funzionamento della Commissione (sin dagli anni '60 oggetto dell'impegno di un "founding father" dell'integrazione come il federalista Altiero Spinelli), ruolo preciso del Comitato Economico e sociale, come organo consultivo di rappresentanza di lavoratori, datori di lavoro e altri settori della società civile dell'Unione. La Conferenza intergovernativa di Nizza del 2000, dopo il Trattato di Amsterdam del 1997, pur partorendo la storica "Carta di Nizza" sui Diritti dei cittadini europei, lasciava tutto immutato: da allora, prosegue Cedrone nella sua amara disamina, abbiamo "allargato il mercato unico", favorito "la crescita economica e politica dei paesi dell'est, elemento senza dubbio positivo, ma a scapito del processo d'integrazione che si è arenato". Da allora l'Unione Europea è arrivata a contare ben 28 membri (poi 27 con la Brexit): senza però sciogliere questi nodi di fondo. La cui presenza, sommata agli obbiettivi problemi che, per qualsiasi forma d'Unione sovranazionale tra Stati, avrebbe comportato un raddoppio dei suoi membri, ha portato, negli anni, un ristagno della situazione che Cedrone definisce, senza mezzi termini, "un fallimento": in cui, purtroppo, la presenza dei Paesi dell' Est, pur tornati alla democrazia dopo quarant'anni di dittatura comunista, ha finito col rappresentare un peso. Mentre, aggiunge l'Autore, a contrastare tutto questo non sono minimamente servite le proposte di Emmanuel Macron, dopo la sua elezione nel 2017, di cambiare le regole dell'Eurozona per accelerarne l'integrazione. Proposte puntualmente bloccate dalla Germania di Frau Merkel: che ormai, 30 anni dopo lo storico '89, preferisce lasciare la situazione così com'è, in modo più utile ai suoi interessi.
Cedrone poi non risparmia (nel VII capitolo) critiche forti alla classe politica italiana: gran parte della quale, dopo la caduta del Muro, invece di fare ammenda per l'abbaglio e i gravi errori commessi per decenni dal PCI e dalla sinistra nel suo complesso, ha "preferito dare man forte alla distruzione dei partiti e del sistema politico precedente, cavalcando un giustizialismo pericoloso e dannoso per la politica".
Ma quali possono essere le terapie per contrastare i mali di un'Europa "sessantenne ancora in gamba", ormai somigliante a uno Stato federale (per la forte armonizzazione determinatasi, in tanti settori, tra le sue politiche interne) di fatto, però, sostanzialmente acefalo? Solo se matura, nei parlamentari e nei funzionari della UE, la consapevolezza dell'importanza dei diritti economico-sociali dei cittadini specialmente dei lavoratori (in senso lato, ovviamente), a maggior ragione in tempi di globalizzazione (e digitalizzazione) selvaggia, ammonisce Cedrone, solo se si capisce che i temi economico-sociali vanno affrontati seriamente, e non guardando solo alla risonanza massmediatica (com'è stato, ad esempio, col vertice di Goteborg del 2018), l'Europa potrà darsi un nuovo inizio.
Solo senza "fare a meno dei suoi valori fondamentali", sottolinea, in chiusura del libro, l'olandese Frans Timmermans, Primo Vicepresidente della vecchia Commissione UE di Juncker, tra i (purtroppo) pochi politici europei di livello concordi con l'analisi di Carmelo Cedrone, la UE potrà essere veramente un'Europa della solidarietà (e non del buonismo ipocrita, aggiungiamo) e delle responsabilità; potrà "tornare a legittimarsi, fornendo risposte concrete ai problemi che può risolvere".
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