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Un Paese fermo

domenica, 19 aprile 2020 08:44

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Rosario Pesce
È evidente che, in questo momento, l’Italia a causa del Covid sia un Paese fermo e non si sa quando e come usciremo da una crisi economica indotta da quella di natura sanitaria.
Lo Stato centrale e le Regioni, invero, sono intervenuti a favore dei ceti più deboli, ma è ovvio che, in situazioni simili, ogni aiuto rischia di essere una goccia in un oceano, perché moltissime sono le criticità.
In particolare, le partite Iva hanno subito i danni maggiori per mancati incassi: quante piccole aziende saranno capaci di risorgere alla ripresa?
Quanti imprenditori o artigiani porteranno i libri contabili in Tribunale nelle prossime settimane, perché incapaci di creare reddito e schiacciati dal peso di costi aziendali e dei relativi tributi?
In questo contesto, i veri punti interrogativi sono quelli relativi alla ripresa, che sembrano più angoscianti, finanche, delle criticità sanitarie.
Infatti, quante attività dovranno riaprire dopo il 3 maggio con molte limitazioni?
I ristoranti, ad esempio, non potranno più avere il medesimo numero di coperti, perché dovranno assicurare il necessario distanziamento sociale fra un commensale ed un altro; ancora, i liberi professionisti dovranno garantire un ingresso scaglionato nei loro studi, per non creare assembramenti.
La produttività, quindi, calerà in modo notevole e - già oggi - molti imprenditori si domandano se sia conveniente o meno poter aprire le proprie attività in queste condizioni, fino a quando almeno la riapertura non potrà essere totale e senza condizioni, come prima del Covid.
Frattanto, il debito nazionale si è innalzato in modo esponenziale ed è chiaro che i dubbi politici, in merito alle forme di aiuto che l’Europa concederà ai vari Paesi, sono dirimenti.
Se si accederà allo strumento dell’emissione dei titoli europei, è ovvio che la boccata di ossigeno per gli Stati potrà forse essere sufficiente per la sopravvivenza, ma se ci si limiterà ai mezzi del Mes, si rischia di attivare delle misure che non sono, da sole, in grado di garantire un rilancio delle economie nazionali e la salvaguardia della tenuta finanziaria dello Stato.
In una simile cornice, forse anche la politica nazionale dovrebbe intuire quanto sia prezioso ogni mezzo o sostentamento finanziario, che può provenire dall’Unione, perché invero non possiamo guardare ad altre realtà, come la Russia e la stessa Cina, che se contribuiranno alla ripresa europea, lo faranno in una logica espansionistica, che può non coincidere con i nostri legittimi interessi nazionali.
Ed, allora, mai come oggi bisogna comprendere quanto importante sia essere e sentirsi cittadini d’Europa.
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