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Intervista allo scrittore Davide Rocco Colacrai

martedì, 29 settembre 2020 17:04

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Lisa Di Giovanni
Davide Rocco Colacrai è nato e cresciuto a Zurigo. Dopo essere arrivato in Italia per gli studi liceali (maturità scientifica), si è laureato a pieni voti in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze, dove ha conseguito anche una specializzazione post lauream in studi giuridici e il Master di II Livello in Psichiatria forense e Criminologia. Attualmente lavora come impiegato. Ha all’attivo otto libri di poesia, ha già pronto il nono e come lo definisce lui forse è il più bello che ha mai pubblicato.
Nel suo ottavo libro dal titolo Asintoti e altre storie in grammi, pubblicato con Le Mezzelane, raccoglie frammenti di poesie in cui si specchia e scrive del mondo nelle sue molteplici estensioni di vita. Tocca temi importanti: parla dell'11 settembre, della famiglia, dei manicomi, dell'amicizia, dell'assenza e dell'amore.

Si presenti ai lettori di ftNews , oltre a scrivere cosa fa nella vita?
Nella vita sono una persona molto curiosa – vado in giro a intuire le risposte alle grandi domande che mi accompagnano – tormentano e per le quali mi struggo – da quando sono in piccolo. Spesso mi meraviglio di trovarle, le risposte, o meglio di avvicinarmi infinitamente ad esse, nelle persone che incontro nel quotidiano. Infatti, mi occupo di risolvere qualsiasi problema – di qualsiasi natura – che i clienti della azienda per la quale lavoro mi sottopongono – problemi che spesso risolviamo insieme, il cliente ed io.

Quanto contano le sue radici e quanto condizionano quello che scrive?
Le mie radici, le mie credenze, il mio modo di essere e anche, sotto certe forme, il mio passato, o meglio quello che ero e che mi ha permesso di diventare chi sono oggi, tutto influenza, e permea, profondamente quello che mi scrivo e che quello che, attraverso i miei versi, esprimo.

I suoi familiari appoggiano la sua passione per la scrittura?
I miei familiari – e in generale, chi ho intorno – non hanno mai appoggiato la scrittura, la considerano come una attività a cui dedicarsi in via residuale, una specie di perdita di tempo, un fallimento quasi. E questo atteggiamento – di miscredenza, mi verrebbe da definirlo - ha rafforzato nel tempo il mio essere convinto della importanza che hanno le mie storie.

Se una grande casa editrice dovesse valutare il suo manoscritto, preferirebbe un no sincero o un sì a fin di bene?
Preferirei una sostanziale raccomandazione dopo aver ricevuto numerose porte chiuse in faccia e aver visto persone – non dico inesperte in assoluto ma sicuramente meno qualificate di me – passarmi avanti.
Ha un oggetto portafortuna o un rito scaramantico che mette in pratica prima di intraprendere qualsiasi attività inerente alla sua produzione letteraria?
Non credo in oggetti portafortuna o riti scaramantici – credo nella preghiera e nel potere calmante della musica.

È vero che considera la lettura un dovere? Quanti libri legge in un anno?
In generale, ho sempre letto una cinquantina di libri l’anno. Benché io abbia libri da leggere sparsi ovunque, mi piace investire in libri, aggiungere ai libri ancora orfani altri libri: lo sento a metà tra un dovere e una ossessione.

Quale messaggio vuole mandare ai lettori? Ma soprattutto a coloro che si avvicinano alla scrittura per la prima volta?
In questo percorso che chiamiamo vita, credo sia fondamentale avere il coraggio di prendere posizione, di esprimere le proprie idee, di vincere le proprie paure e credere in se stessi.

C’è una citazione letteraria che la rappresenta particolarmente?
Ci sono molte citazioni letterarie che mi rappresentano, o meglio rappresentano quello che sento, che penso, che intuisco, anche quello che sono: cose che avrei voluto dire io in quel determinato modo. Ogni libro che arriva a me e che leggo contiene un pezzo importante di me.
Una citazione che amo particolarmente è la seguente:
sei quasi nuda ossia vestita quasi
ma spogliata diventi un quesito
per chi ti abbraccia come un suo vestito
e non ho niente dici non ho niente
tutti pensano che non hai niente addosso
dici vero ma quel che posso
il mio sentimento niente addosso
(Processo a me se stessa, Anna Oxa)

Con quale pillola di saggezza saluterebbe il pubblico?
La gentilezza – dobbiamo educare noi stessi, giorno per giorni, alla gentilezza.


Contatti:
https://www.facebook.com/DRColacrai/
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