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L’erba dell’oblio non cresce ad Arzachena

giovedì, 04 novembre 2021 08:16

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Il piccolo museo La Scatola del Tempo
Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
La Chiesetta di San Pietro, nel centro storico di Arzachena, in Gallura, ospiterà fino alla fine dell'anno la mostra Fate conto che io al mondo non ci sia più – Schegge di memorie arzachenesi.
Si tratta di un viaggio nel passato di Arzachena, nella memoria di ciò che è stato, per non dimenticare che quella che viene definita la capitale della Costa Smeralda ha una storia ben più antica dell'esplosione del turismo arrivato negli anni Sessanta del secolo scorso.
Questa emozionante esposizione ha avuto origine da un'idea di Mario Sotgiu Dessole, presidente di una piccola associazione culturale denominata La Scatola del Tempo, in collaborazione con Emanuele Tecleme, che ha ricercato, custodito e fornito una straordinaria documentazione d’archivio, e Gian Piero Farena, fine curatore della comunicazione e dei testi che accompagnano l’originale percorso espositivo.
Lo scorso agosto, durante la mia permanenza ad Arzachena, ho avuto il piacere di visitare la mostra e intervistare Mario Sotgiu Dessole. Mario mi ha accompagnato in un emozionante viaggio nel tempo svelandomi dettagli e curiosità del ricco percorso espositivo. Ha parlato di tante figure che hanno fatto la storia di questa meravigliosa cittadina gallurese, a cominciare dai fratelli Michele e Salvatore Ruzittu, che tanto si impegnarono per far uscire la povera borgata di Santa Maria d’Arsaghena dal secolare isolamento civile e culturale e renderla indipendente dalla matrigna Tempio Pausania. Proprio a Michele, brillante maestro elementare, grande visionario-sognatore, uomo generosissimo e di grande rettitudine morale, l'associazione "La Scatola del Tempo" lo scorso anno ha voluto dedicare la mostra Il maestro che vedeva il futuro.
In questa nuova iniziativa colpiscono l'amore, la dedizione e l’entusiasmo con cui i tre curatori hanno lavorato alla realizzazione della mostra, mossi dal desiderio di far conoscere la storia della loro città, anche in vista del centenario dell'indipendenza comunale che si celebrerà il prossimo anno. La mia speranza è che il messaggio sotteso all'esposizione possa arrivare a studentesse e studenti delle scuole del territorio: è fondamentale sensibilizzare ragazze e ragazzi affinché diventino degni e consapevoli eredi della memoria storica e dell'immenso patrimonio identitario ricevuto da chi li ha preceduti; bisogna instillare in loro il senso di appartenenza alla comunità, l'orgoglio delle loro origini, il privilegio di essere custodi di tanta storia. Senza memoria, senza il ricordo dei sacrifici fatti da chi ci ha preceduto, non siamo nulla. Che i giovani figli di questa terra generosa e ospitale possano conoscere lo stile di vita dei loro avi, fatto non solo di sacrifici e povertà, ma anche di tutti quei valori di cui oggi tanto abbiamo bisogno!

Sig. Sotgiu Dessole, nella chiesa di San Pietro, situata nel centro storico di Arzachena, è allestita la mostra Fate conto che io al mondo non ci sia più – Schegge di memorie arzachenesi. L'esposizione ripercorre la storia di Arzachena dall'inizio del Novecento alla nascita della Costa Smeralda. Come e quando è nata l'idea di allestire questo emozionante percorso espositivo?
Questa mostra è nata dal desiderio della condivisione di tre amici, tre arzachenesi profondamente innamorati della loro città: Gian Piero Farena, Emanuele Tecleme ed io. Emanuele Tecleme ha ricercato, custodito e fornito la documentazione d'archivio, Gian Piero Farena ha curato la comunicazione e i testi che accompagnano il percorso espositivo, mentre io mi sono occupato dell’allestimento. L'iniziativa, organizzata con la collaborazione della Parrocchia Santa Maria della Neve e del Comune di Arzachena, vuole ripercorrere e narrare la storia di Arzachena e del suo territorio anche in vista del centenario dell'autonomia da Tempio Pausania, che si celebrerà il prossimo anno.
La mostra parte dagli inizi del Novecento, prima dell’autonomia dal Comune di Tempio del 1920. Premetto che l'atto formale con cui il Parlamento del Regno d'Italia decretò l'autonomia amministrativa della borgata di Santa Maria d'Arsaghena risale al 4 ottobre 1920, ma l'autonomia divenne effettiva con il primo Consiglio comunale del 1922. Nel 1920 la borgata viene dichiarata autonoma, poi si è dovuto combattere con diplomatica tenacia per far sì che tutto il territorio, tutte le campagne diventassero indipendenti.
Ci racconti qualcosa del percorso espositivo...
L'esposizione, suddivisa in quattro sezioni, racconta la storia di una borgata chiamata Santa Maria d’Arsaghena che si trova in grave sofferenza - senza strade, senza luce, senza acqua, senza cimitero - ma molto legata alla sue tradizioni, alla sua cultura e all'economia degli stazzi circostanti. A narrare le varie tappe della storia arzachenese una sezione giornalistica, con alcuni malconci ritagli di giornale de "La Nuova Sardegna", che testimoniano che già cento anni fa sulla stampa si parlava di Arzachena e delle sue sofferenze. Questi articoli di giornale, circa 1040, sono stati pazientemente raccolti, digitalizzati e selezionati da Emanuele Tecleme, che ha trascorso mesi e mesi negli archivi cartacei de "La Nuova Sardegna" per recuperare tale materiale.
Nella sezione fotografica troviamo numerose foto, alcune inedite, che riproducono il centro urbano e la periferia della borgata. A raccontare la vita quotidiana arzachenese di un tempo anche vecchie cartoline, ricette mediche, documenti inediti, note commerciali, lettere scritte su carta ormai ingiallita dal tempo. In una lettera che un arzachenese in trincea scrisse alla madre lontana leggiamo le parole che hanno dato il titolo alla mostra: "fate conto che io al mondo non ci sia più". Le scrisse Emanuele Tecleme, nonno dell'omonimo promotore e curatore dell'esposizione, convinto di morire al fronte. Suo nipote, con un lavoro di straordinario valore, ha conservato gelosamente questa testimonianza. Leggerla ha commosso tutti noi. Abbiamo lavorato sei mesi a questa mostra nel tentativo di far conoscere alla comunità il prezioso materiale che Emanuele custodiva.

La mostra è arricchita anche da varie cartografie dei primi insediamenti con gli antichi toponimi...
Sì, in questa sezione si scopre la probabile connessione del toponimo Arzachena con "Artakene", epiteto di Hera, dea della città di Artace o Artake della Misia, in Asia Minore. Il toponimo Arzachena è fra quelli che dimostrano in maniera evidente la stretta connessione che è esistita nel lontano passato fra la Sardegna e l'Asia Minore.
L'esposizione accoglie anche un libricino scritto nel giugno del 1924 da Pietro Meloni. Il libro in questione, dedicato ai fratelli Michele e Salvatore Ruzittu, si sofferma molto sulla gratitudine della intera Gallura nei confronti dei Ruzittu.

A proposito dei fratelli Ruzittu, pionieri dell'autonomia arzachenese, lo scorso anno avete dedicato a Michele la mostra Il maestro che vedeva il futuro. Chi era Michele Ruzittu?
Michele Ruzittu è stato l'artefice, assieme al fratello Salvatore e ad un gruppo di fedeli amici, dell'autonomia comunale di Arzachena nel lontano 1922. I fratelli Ruzittu furono straordinariamente tenaci e combattivi: sino alla fine si opposero alle resistenze del comune di Tempio Pausania, che non voleva cedere in alcun modo i suoi possedimenti sulla costa e nell’agro che circondava il piccolo borgo. Attraversando il territorio a cavallo, hanno tenuto comizi nelle vaste campagne galluresi per raggiungere tutti, nessuno escluso. Il comitato per l’autonomia, capeggiato dai due fratelli, ha lavorato senza sosta un intero decennio. Per finanziare questa “battaglia” hanno dovuto vendere diversi beni di famiglia. Michele riuscì, da inconsapevole stratega politico, a far eleggere il fratello sindaco di Tempio, per poi, una volta raggiunta l'autonomia amministrativa, farlo eleggere, democraticamente, primo sindaco di Arzachena.
Michele Ruzittu aveva scritto, in gioventù, parole meravigliose sull'importanza della cultura e sul valore di una buona istruzione. A lui si devono pure le prime scoperte della zona archeologica che circonda Arzachena.
Mario Sotgiu Dessole
Una piccola e antica abitazione del centro storico di Arzachena accoglie La Scatola del Tempo, il museo più piccolo d'Italia, al cui interno è possibile ammirare carte topografiche, documenti antichi di vario tipo, fotografie, disegni che raccontano lo storia di Arzachena. Come e quando ha deciso di dare vita a questo grazioso museo e all'omonima associazione culturale di cui è presidente? Ci racconti pure della sua passione per i musei, per la storia, per le carte antiche...
Tutto ha avuto inizio negli anni Ottanta. Terminati gli studi superiori, decisi di trasferirmi a Londra. Nella capitale britannica ebbi modo di esplorare le varie realtà museali, a cominciare dal British Museum, ubicato a pochi passi dalla scuola che allora frequentavo. Conobbi David Wilson, direttore del Museo, con cui nacque una bella amicizia. Un giorno Wilson mi portò nel suo ufficio privato, invitandomi a visitare un piccolo ripostiglio segreto. Quando accesi la luce, ai miei occhi incantati si palesarono diverse vedute antiche di Londra appese alle bianche pareti: era la sua collezione segreta. Da lì nacque la mia passione per i musei, coltivata trascorrendo intere giornate nei musei londinesi e, in seguito, nelle grandi capitali europee. Durante la mia permanenza nella capitale britannica frequentai i mercatini londinesi, nella speranza di trovare vecchie cartografie. Nel corso delle mie ricerche scoprii un'antica carta del 1793 che raccontava della Gallura, di Cannigione e di Arzachena. Alla British Library appresi che qui soggiornarono, tra gli altri, Garibaldi, l'ammiraglio Nelson, Napoleone Bonaparte. Così, dopo essere tornato in Sardegna, decisi di creare la mia piccola "Scatola del Tempo", sperando di trasmettere ai visitatori, soprattutto ai più giovani, le stesse, intense emozioni che avevo provato nelle varie realtà museali.
In una vecchia carta rinvenuta nel 2010 in un mercatino del quartiere Sant'Elia, a Cagliari, lessi una nota che mi colpì molto e che decisi di trascrivere. Si tratta di un estratto dal diario di bordo del Capitano della Marina britannica Daniel Roberts, che il 27 dicembre 1833 entrò nella baia di Porto Cervo. Da questo documento ho appreso che all'interno della baia di Porto Cervo le correnti e le maree formavano "una spiaggia di sabbia rosa che contiene una gran quantità di corallo rosso sminuzzato" (queste le parole del Capitano Roberts). La spiaggia in questione si trovava dove ora sorge la villa di Amyn Aga Khan, fratello di Karim. Anche Arzachena, quindi, ha avuto la sua "Spiaggia Rosa".
I pannelli esplicativi de "La Scatola del Tempo" raccontano anche in lingua inglese (grazie all’attenta traduzione del prof. Hirschhorn) la storia del territorio, partendo dalla preistoria fino ad arrivare all'avvento della Costa Smeralda. Ci siamo resi conto che molti stranieri arrivano nel centro storico di Arzachena, visitano il museo e se ne innamorano. L'ingresso al museo è gratuito, ma c'è una piccola cassetta dove i visitatori possono lasciare la loro offerta. Infatti l'associazione "La Scatola del Tempo", nata nel 2014 per raccontare la storia del territorio attraverso mostre ed eventi, vive attraverso le donazioni dei visitatori e dei sostenitori.

Avete ricevuto diversi contatti da parte di scolaresche interessate a visitare la mostra e il museo La Scatola del Tempo. Quale messaggio vi augurate possa arrivare a tutti i visitatori?
Il nostro intento è quello di far conoscere, soprattutto ai nostri visitatori più giovani, com'era la vita dei nostri bisnonni, dei nostri nonni, dei nostri genitori nel secolo scorso. Abbiamo cercato di farlo attraverso immagini e narrazioni semplici. Raccontiamo di una Sardegna certamente molto diversa da quella a cui siamo abituati oggi; le immagini raccontano di una Sardegna povera alla ricerca di un futuro migliore. In questa nuova mostra Emanuele, Gian Piero ed io abbiamo cercato di illustrare e restituire le atmosfere di un paese molto diverso da quello attuale, che anche grazie alla nascita della Costa Smeralda e al turismo ha decisamente cambiato volto.
Vogliamo semplicemente raccontare le storie di tante persone semplici e umili, figure note e meno note di Arzachena, che hanno attraversato il secolo scorso segnando la storia della nostra comunità. Per questo siamo molto contenti dell’arrivo di bambini e ragazzi delle scuole elementari e delle scuole secondarie di primo grado. Loro rappresentano il nostro futuro. Mi auguro capiscano che c'è stata un'altra dimensione che ha riguardato i loro nonni, i loro genitori. Sono loro ad aver regalato a questa giovane generazione arzachenese la situazione attuale.
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