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I rebus della giustizia: Mauro Vaglio, candidato alle prossime elezioni dell' Ordine di Roma

giovedì, 12 gennaio 2023 15:45

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici Tra pochi giorni, dal 16 gennaio, gli avvocati della Capitale saranno chiamati a rinnovare, con le elezioni, il Consiglio dell’Ordine di Roma, e altre importanti cariche direttive: il tutto, in un momento in cui il mondo degli operatori del diritto nel suo complesso è chiamato a misurarsi con temi, e problemi, di non poco conto. Abbiamo voluto ascoltare l’avvocato Mauro Vaglio, già Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2012 al 2018, e attualmente candidato alle nuove elezioni del Consiglio dell’Ordine capitolino.

Avvocato, Lei è stato Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2012 al 2018, ed ora è membro del Comitato dei Delegati della Cassa forense. Nel frattempo, ha ricoperto vari altri incarichi di rilievo, ed ora si presenta – col collega Roberto Nicodemi – alle prossime elezioni del Consiglio dell’Ordine di Roma, dal 16 gennaio: nella lista Cerè – Di Tosto (gli avvocati Donatella Cerè e Pietro Di Tosto sono i 2 candidati “capilista”), con lo slogan “Uniti al servizio dell’avvocatura”. Com’è nata la lista, e qual è il suo programma?
Abbiamo unito più componenti dell’ Avvocatura romana che a tutte le elezioni degli ultimi anni si erano presentate separate, pur avendo obbiettivi molto simili: questo era finito con l’aprire la strada alla consiliatura Galletti, che si è caratterizzata per il suo immobilismo, accettando, senza alcuna reazione, di chiudere gli Avvocati fuori dai tribunali (è stata, insomma, una completa soggezione alla magistratura). Ritrovata questa unione, lo scopo della nostra coalizione è riportare il ruolo dell’Avvocato al centro di tuti i progetti riguardanti la giustizia.

Uno dei punti programmatici principali è rilanciare l’Osservatorio del Consiglio dell’Ordine di Roma contro la pubblicità ingannevole e l’accaparramento di clientela (fenomeni, del resto, tipici, purtroppo, anche di altre categorie professionali): cosa non ha funzionato, sinora, in questo Osservatorio del COA?
Non c’è stato alcun controllo, e non mi risulta che si sia mantenuto quell’organismo dell’interno del Consiglio col compito di verificare i casi in cui la pubblicità degli studi legali supera veramente i limiti imposti dal nostro Codice deontologico (che oltretutto, nella sua ultima versione è stato molto alleggerito).Tuttavia va detto che, purtroppo, negli ultimi anni si son potuti vedere casi veramente eclatanti, in cui non solo si è portato disdoro all’intera categoria, ma addirittura si sono ingannati i potenziali clienti. Su questo è necessario un intervento che tuteli in particolar modo la collettività.

Tema sempre di dignità professionale dell’avvocato, è la tutela dei compensi: con l’introduzione – che Voi proponete – dei minimi tariffari come parametro minimo di valutazione del lavoro degli Avvocati. Parlando invece di tutela previdenziale, proponete l’adesione del COA alla battaglia contro l’aumento dei contributi di Cassa Forense e la diminuzione, invece, di tutte le pensioni. Lei si è già occupato a fondo di questi temi, come membro degli organismi direttivi della Cassa forense romana: come valuta queste proposte?
A maggio 2017, durante la mia Presidenza, siamo riusciti a far scendere in piazza circa 30.000 professionisti per chiedere il riconoscimento del giusto compenso, e abbiamo ottenuto appunto la legge sull’equo compenso: legge che poi, in questi anni, si sarebbe dovuto migliorare, cosa invece non avvenuta. Oggi sorge l’esigenza di reintrodurre i minimi tariffari, aboliti nel 2015 dalla legge Bersani sull’errato presupposto che ce lo chiedesse l’Europa: mentre, in quasi tutti gli altri Paesi membri della UE, i professionisti vengono tutelati proprio con limiti minimi di compenso, al di sotto dei quali non si può scendere. Per la previdenza forense, è vero: mi sono battuto contro l’aumento dei contributi previdenziali e, purtroppo, non ho avuto sostegno dai rappresentanti in Cassa Forense dell’attuale maggioranza consiliare; con l’auspicato cambio di maggioranza faremo tutto ciò che sarà in nostro potere per bloccare questa riforma devastante per la categoria (con aumento dei contributi e diminuzione delle pensioni).

Altro slogan importante della Vostra lista, richiamato da Roberto Nicodemi, è “Un consigliere dell’Ordine dovrebbe sempre essere vicino agli iscritti, tutelando i loro diritti e rappresentandoli nelle sedi istituzionali, specialmente quando sono vittime di comportamenti non rispettosi della figura e del ruolo dell’ Avvocato”. A Lei di nuovo la parola… Come già ho evidenziato, purtroppo in questi ultimi 4 anni si è lasciato tutto il campo aperto alla magistratura, che ha potuto limitare in tutti i modi il diritto alla difesa: cosa che, si badi bene, va a colpire in primo luogo il cittadino. Ecco, questo non dovrà più succedere, ci impegneremo per pretendere il riconoscimento di un ruolo effettivo dell’Avvocatura nelle decisioni che riguardano gli uffici giudiziari, e pari dignità rispetto agli altri operatori del diritto; così come, del resto, si è caratterizzato il periodo della mia Presidenza, dal 2012 a fine 2018, quando siamo riusciti a bloccare sul nascere il tentativo di limitare la nostra libertà di accesso agli uffici giudiziari.

Vorrei però ricordare che, per riqualificarsi professionalmente ed eticamente presso la gente, la Vostra categoria dovrebbe anzitutto reprimere con la massima severità i comportamenti di alcuni avvocati che, a volte, tendono ad approfittarsi di loro clienti, contando sul fatto che – pur essendo, spesso, anche persone istruite ed esperte – nulla o quasi capiscono di diritto (ho riscontrato personalmente vari casi del genere…). Lei che ne pensa?
La tutela del cliente è un obbiettivo primario della nostra categoria, che viene danneggiata tutta dai comportamenti scorretti di alcuni suoi iscritti. Il Codice deontologico è molto rigido al riguardo, e quando la disciplina era affidata ai Consigli dell’Ordine, i casi di scorrettezza verso l’assistito erano sanzionati in modo molto pesante e con tempestività. Il nuovo sistema di disciplina articolato su base distrettuale, sull’errato presupposto di una terzietà assoluta dell’organo disciplinare, ha reso farraginoso e molto piu’ lungo il procedimento, determinando in sostanza la non punibilità delle dette violazioni. Si è potuto constatare ciò nel corso di circa 8 anni di applicazione del nuovo sistema: è giunto il momento di ripensarlo e rendere il procedimento disciplinare più snello e veloce. Anche di questo ci faremo carico.

Altro punto importante, la riforma Cartabia; cosa obbiettivamente, secondo Voi, non va in questa riforma, sempre dal punto di vista degli avvocati?
E’ l’impianto stesso, che sembra pensato da chi non opera realmente e concretamente nelle aule di tribunale. Tanto per fare un esempio, come si può introdurre in tutto il processo civile il sistema procedurale adottato a suo tempo per il processo societario, che ha miseramente fallito e che appunto per questo motivo è stato abrogato? Per non parlare, poi, del processo penale. Il nostro impegno è far modificare profondamente questa riforma, dopo averne fatto rinviare l’entrata in vigore definitiva.

Sfiorando ancora il tema magistrati, parliamo anche di una presa di posizione del Consiglio dell’Ordine – che Voi sollecitate – a favore della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, e sulla riforma del CSM a seguito dello scandalo Palamara…
Abbiamo rilevato con amarezza il silenzio assordante del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma sullo scandalo Palamara e sui magistrati coinvolti in questa terribile vicenda. Solo noi, con l’associazione forense “Orgoglio di Toga”, abbiam avuto il coraggio di manifestare lo sdegno, attraverso la pubblicazione del libro “Il contro sistema Palamara: – Parola agli Avvocati”. Insomma, quel che è emerso è un vero e proprio attentato alla democrazia e alla libertà, a causa di intrecci vergognosi tra magistratura, politica, media e poteri forti. Ora, il primo passo dovrà essere la separazione delle carriere, e poi sarà necessario un intervento sulla composizione e il funzionamento del CSM, ma non sarà sufficiente. Ci faremo promotori di altre iniziative al riguardo.

“last but not least” – l’altro delicato punto della riforma della professione. A che punto sta? E cosa propone, la Vostra lista, su questioni urgenti come la forte difficoltà, per i giovani laureati, di superare l’esame di Stato, specie in distretti superaffollati come appunto questo di Roma? E come affrontare l’altro problema del tirocinio professionale dei laureati, che, il più delle volte, presso vari studi legali anche importanti, avviene a titolo pressoché gratuito?
La legge 247/12 di riforma dell’Ordinamento forense ha dimostrato, in questi 12 anni, di essere stata un fallimento, complicando la vita a tutti gli Avvocati, alle istituzioni forensi ed anche ai semplici cittadini. I giovani sono stati penalizzati ed ora si ritrovano l’obbligatorietà di partecipare alle scuole forensi, che li allontanano dalle aule e perpetuano gli interessi della classe accademica, la quale crea sempre piu’ scuole a pagamento, per lucrare su una formazione sempre uguale e totalmente inadeguata. Anche su questo dovremo intervenire, i giovani sono la linfa della nostra Professione e devono essere aiutati a crescere, anche riconoscendo loro un rimborso spese adeguato al proprio apporto nello studio in cui svolgon
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