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Donne e scienza: un binomio per troppo tempo ignorato

giovedì, 24 marzo 2016 07:51

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Francesca Bianchi
FtNews ha intervistato Sara Sesti, docente di Matematica che ha curato, per il Centro di Ricerca PRISTEM dell'Università Bocconi, la mostra Scienziate d'Occidente. Due secoli di storia.
Responsabile per l’Università Statale di Milano della rassegna di film Vedere la Scienza - Sguardi sulle Donne di scienza, la studiosa fa parte dell'Associazione Donne e Scienza, collabora con la rivista di matematica Progetto Alice ed è una delle webmaster del sito www.universitadelledonne.it.
Nel 2010 ha pubblicato con Liliana Moro il libro Scienziate nel tempo. 70 biografie.
Nel corso della nostra entusiasmante chiacchierata, la Professoressa ha spiegato i motivi della scarsa presenza delle donne nella storia della scienza, soffermandosi sui metodi da adottare per fronteggiare resistenze culturali che ostacolano la carriera scientifica femminile. Dalle sue parole emergono la tenacia, la passione e la profonda dedizione che hanno caratterizzato la sua ricerca.

Quando è nato in Lei l'interesse per la matematica?
Fin da bambina consideravo la matematica un bel gioco. Da adolescente ribelle e confusa vi trovavo le uniche certezze: un mondo perfetto in cui rifugiare le mie inquietudini. Mi ha sempre incantato la possibilità della matematica di generalizzare i concetti e l’astrazione che questo procedimento implica. Pensi all’equazione di Einstein: E=mc2.
Io la trovo bellissima: è semplice, eppure molto potente. Contiene la spiegazione dell'universo. Mi affascina il linguaggio matematico e sono sempre stata orgogliosa di far parte di coloro che lo padroneggiano.

Come si spiega la scarsa presenza femminile nella storia della scienza?
Le donne si sono occupate di scienza fin dall'antichità, ma sono state a lungo delle eccezioni perché i luoghi di produzione del sapere, fino alla metà dell'Ottocento, sono stati riservati esclusivamente agli uomini.
Prima di allora le ragazze non venivano istruite, ma solo educate a ricoprire il ruolo di mogli, di madri e di brave padrone di casa. L'apertura delle università alle donne, avvenuta nel 1867 all'Ecole Politécnique di Zurigo, è stata un'occasione molto importante, non solo perché ha riconosciuto finalmente il loro diritto all’istruzione superiore, ma anche perché da quel momento il contributo femminile alla ricerca scientifica ha potuto consolidarsi ed estendersi.
Le donne di scienza si sono dedicate con passione alla divulgazione del sapere, realizzando traduzioni e compilando manuali. Per elencare tutte le opere prodotte e le loro autrici dovremmo percorrere un lungo cammino che parte da Ipazia, che divulgò i testi di Tolomeo e di Euclide, passa nei Salotti delle Dame del Settecento, come la Marchesa du Châtelet, che tradusse i Principia di Newton in francese, ed arriva, infine, a Margherita Hack, che ha dedicato la mediazione del suo sapere specialistico, scrivendo libri di scienza complessi ed impegnativi con un linguaggio semplice.

Perché è stato sempre difficile sfatare il luogo comune secondo cui le donne non sarebbero per niente inclini al sapere matematico?
Gli stereotipi sono duri a morire e quelli sulle donne matematiche vengono da molto lontano. Fino alla seconda metà del Novecento poche donne hanno avuto accesso al sapere matematico. Spesso si è trattato di figure anomale e quasi sempre sono state oggetto di derisione e di implacabile sottovalutazione. Ricordo l'agghiacciante battuta, evidentemente suggerita solo dal loro aspetto fisico, attribuita ad Hermann Weyll, matematico tedesco allievo di Hilbert, secondo cui ci sarebbero state solo due donne matematiche nella storia, Sofja Kovalevskaja ed Emmy Noether: la prima non era una matematica, la seconda non era una donna.
Sottointendeva che la prima era 'troppo bella' per essere una matematica, la seconda (inventrice della Teoria degli insiemi e consulente di Einstein) era 'troppo brava' per essere una donna.
Il luogo comune secondo cui le donne non sarebbero inclini al pensiero astratto è un residuo tardo ottocentesco, quando si pensava con il geometra Gino Loria che soltanto in forza di variazioni patologiche, la donna può acquistare qualità diverse da quelle che la rendono amante e madre.
La ricerca ha dimostrato, invece, che tra le donne matematiche ci sono madri di sei figli e zitelle, donne "mascoline" e donne femminili e bellissime. Credo che insegnanti, genitori e media abbiano per primi la responsabilità di non perpetuare una ridicola discriminazione, dannosa per la scienza e per la dignità umana.
Che ruolo ha avuto il femminismo nel recupero della storia delle scienziate? Le studiose femministe hanno avuto un ruolo molto importante perché, a partire dalla metà degli anni Ottanta, hanno ricostruito storicamente la presenza delle donne nella scienza, hanno svelato le metafore usate nel linguaggio scientifico, smascherando gli stereotipi secolari sul rapporto donne e scienza e fornendo una puntuale ed approfondita analisi critica del formarsi della scienza e delle sue categorie.

Insieme a Liliana Moro ha pubblicato un libro dal titolo "Scienziate nel tempo. 70 biografie". Come è nata l'idea del libro e con quale criterio sono state scelte le scienziate da prendere in esame?
Il libro Scienziate nel tempo è l'esito di una ricerca iniziata all'Università Bocconi nel 1997 e proseguita poi all'Università delle Donne di Milano. Allora insegnavo Matematica al Liceo Scientifico e potevo constare quotidianamente che nell'immaginario comune la scienza continuava ad avere un volto maschile e che le ricercatrici continuavano ad essere assenti dai libri di testo.
Per rimediare a questa cancellazione, ho cominciato la mia ricerca sulla presenza delle donne nella scienza, interrogando le loro vite. Il saggio traccia un percorso storico dall’antichità ad oggi, in cui si evidenziano 70 biografie: da Teano di Crotone, moglie di Pitagora, che assunse la guida della scuola pitagorica alla morte del marito, fino a Vandana Shiva, fisica indiana che è considerata la teorica più significativa dell'ecologia sociale.
Nella scelta delle biografie abbiamo privilegiato quelle studiose le cui opere erano ben documentate, donne che ci sono sembrate particolarmente indicative di un modo di stare nella scienza. A questo proposito ci è sembrato giusto includere nell'elenco la fisica serba Mileva Marič, che ha sacrificato la sua autonomia scientifica all’amore per il marito Albert Einstein e alla cura dei figli, rinunciando a citare il proprio cognome nelle opere del marito.
Per motivi opposti ci ha interessato Maria Sibylla Merian, pittrice ed entomologa tedesca vissuta nel Seicento, che all'età di 52 anni intraprese con le figlie un viaggio avventuroso nella Guiana Olandese per completare le sue ricerche sugli insetti. Studiò le metamorfosi e produsse delle tavole botaniche molto innovative, conservate nel Museo di Storia Naturale di Milano.

Come è avvenuta la cancellazione delle donne di scienza e del loro operato dalla memoria storica?
Abbiamo constatato che non è dovuta solo al metodo degli storici, ma che è stata favorita dal fatto che quasi sempre, per essere prese in considerazione, le donne dovevano pubblicare col nome dei mariti o con uno pseudonimo maschile. Per questo motivo spesso le loro opere venivano attribuite ai maestri. Sophie Germain nell'Ottocento si firmava Antoine Le Blanc per poter corrispondere col matematico Louis Lagrange e sottoporgli i suoi lavori sul calcolo infinitesimale. Paradossale è la vicenda di Trotula de Ruggiero, medica medievale della rinomata Scuola delle Mulieres Salernitanae: nonostante firmasse le sue opere col proprio nome, nelle trascrizioni successive questo fu cambiato nel maschile Trottus, probabilmente perché era impensabile che una donna avesse delle competenze in campo medico. Fu autrice di trattati di medicina che mostrano eccezionali conoscenze in campo dermatologico, ostetrico e ginecologico.

C'è qualcosa che accomuna queste studiose di epoche assai distanti nel tempo?
Prima dell'apertura alle donne delle università, le scienziate che riuscivano ad affermarsi provenivano per lo più da famiglie molto facoltose e colte ed erano quasi sempre affiancate da una figura maschile molto importante, in grado di fornire loro l'istruzione che veniva negata dalle istituzioni.
Ricordo le coppie formate da Ipazia e dal padre Teone, grande matematico, da Caroline Herchel e dal fratello Wilhelm, pionieri dell'astronomia, dalla Marchesa du Châtelet e dall'amico Voltaire, o dai coniugi Lavoisier, fondatori della chimica moderna.
Le donne che si realizzavano in campo scientifico destavano un'attenzione quasi morbosa. Maria Gaetana Agnesi, bambina prodigio vissuta nel Settecento, dall'età di 9 anni veniva esibita dal padre nel salotto milanese, alla presenza di intellettuali locali o provenienti da altri paesi europei, e si confrontava con loro su temi filosofici e scientifici. Fu la prima donna a pubblicare un manuale di Analisi matematica. Dopo la morte del padre, rifiutò una cattedra in università, si ritirò dalla vita pubblica e si dedicò esclusivamente alla cura dei poveri e dei malati. Mary Somerville, considerata la regina della scienza ottocentesca, scrisse libri di fisica e matematica che vennero adottati nei corsi dell'Università di Oxford, un luogo in cui, paradossalmente, non poteva metter piede, in quanto riservato esclusivamente agli uomini.
Cosa La affascina di queste scienziate che per troppo tempo sono state condannate all'anonimato?
Mi affascina il fatto che non corrispondessero a nessuno stereotipo e la loro sincera passione per la ricerca, nonostante le difficoltà. Spesso le donne sono state presenti da pioniere in settori nuovi o di frontiera della ricerca. Quando il nuovo campo si consolidava, arrivano anche le istituzioni, il potere e i finanziamenti, con l'inevitabile conseguenza che il numero delle ricercatrici si riduceva drasticamente a favore dei colleghi maschi. Ad esempio, pioniera dell’informatica fu Ada Byron, che nell'Ottocento anticipò i principi organizzativi del calcolo automatico moderno. Studiando la macchina da calcolo di Babbage, elaborò un progetto visionario che ne arricchiva le funzioni.
Questo progetto, allora in bilico tra scienza e poesia, è stato realizzato un secolo dopo con l'invenzione dei software. Ellen Swallow è considerata oggi la fondatrice dell'ecologia, un settore che a fine Ottocento fu classificato come economia domestic.
Hedy Lamarr, bellissima attrice austriaca degli anni Trenta, ha contribuito a porre le basi di una tecnologia rivoluzionaria, lo spread spectrum, che ha trovato recenti applicazioni nella telefonia cellulare e nelle reti wireless. Con lei venne meno un altro luogo comune: come direbbero le mie studentesse, si può essere senza dubbio "sexy e scienziate".

L'Associazione Donne e Scienza, di cui Lei fa parte, ha l'obiettivo di promuovere l'ingresso e la carriera delle donne nella ricerca scientifica. Secondo Lei oggi c'è ancora discriminazione nei confronti delle donne impegnate in questo ambito?
I dati degli ultimi Rapporti nazionali e internazionali sulla presenza delle donne nella scienza dimostrano che ancora oggi il numero di studiose cui vengono affidati ruoli di rilievo nella ricerca e nelle istituzioni è molto esiguo. Le donne di scienza occupano solo l’11% degli alti incarichi accademici. Purtroppo c'è una grande disparità di carriera tra le ricercatrici e i loro colleghi. Nei settori dell'innovazione tecnologica le donne sono la metà degli uomini. Del resto solo il 38 % delle studentesse sceglie indirizzi legati alle materie STEM: Scienze, tecnologia, ingegneria e matematica.

Quali sono a suo avviso i motivi di questa sproporzione? Come si può intervenire?
Dipendono ancora dal peso degli stereotipi e dei pregiudizi sull'attitudine delle donne per le scienze e anche dalle resistenze culturali che ostacolano la carriera scientifica femminile. Per ridurre le distanze tra generi secondo me occorrono interventi mirati di formazione ed aiuti concreti. Bisogna indirizzare le ragazze su scelte vincenti, come una laurea universitaria nella scienza o nella tecnologia. Queste giovani devono essere aiutate nel percorso universitario: il mentoring, ossia il rapporto con una persona di maggiore esperienza, è un passaggio molto importante. Inoltre ci vuole sostegno per coloro che decidono di metter su famiglia: asili nido per i bimbi piccoli e ripetizioni.

Lei ha insegnato per molti anni nei licei. Che atteggiamento avevano le adolescenti nei confronti della scienza rispetto ad oggi?
Molte erano intimidite e avevano timore di intraprendere studi scientifici. Oggi i dati dimostrano che il loro atteggiamento è molto migliorato. Da parte mia, ho sempre cercato di incoraggiare le ragazze, indicando loro esempi positivi di ricercatrici che riuscivano ad incrinare il soffitto di cristallo. Un metodo che adesso si rivela ancora più facile perché il numero delle eccellenze è in continuo aumento anche in Italia.
Le ragazze sono molto colpite da modelli differenti da quelli della pubblicità o dei media, da donne intelligenti e capaci. Ilaria Capua è una di loro. Ha isolato per prima nel 2006 il virus dell'influenza aviaria e ha il gran merito di aver reso pubblica la sequenza genetica del virus. Per questo ha ricevuto diversi premi internazionali ed è stata inclusa nell’elenco delle "Menti rivoluzionarie". La fisica Fabiola Gianottiha condotto al CERN di Ginevra il "progetto Atlas", uno di quelli che hanno portato alla scoperta del "bosone di Higgs", il tassello mancante per la conferma del Modello Standard della fisica più avanzata. Nel 2015 è stata nominata direttrice del CERN, incarico per la prima volta assegnato a una donna. Samantha Cristoforetti, nella sua impresa di astronauta per 200 giorni nello spazio, è stata sia cavia che scienziata. La scrittrice Silvia Avallone l'ha definita l’italiana che cambierà i sogni delle bambine, aggiungendo queste parole: Come molte pioniere del passato, è stata più forte, più creativa, più lungimirante della società in cui è nata, dimostrando che oggi le ragazze possono realizzare sogni molto diversi dalle mete ormai usurate che sembravano destinate tradizionalmente all'universo femminil".
Mi sembra che oggi, attraverso questi esempi, le ragazze possano sentirsi meno straniere nei territori della ricerca e spero che una presenza femminile sempre più numerosa possa in futuro migliorare la scienza.
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