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Alessandra D'Annibale
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Attraverso un percorso in oltre 100 opere di collezioni private, che celebra la straordinaria “seconda vita” di uno dei padri dell'arte moderna, dal 28 febbraio al 28 giugno al Museo Storico della Fanteria di Roma apre al pubblico la mostra L’ultimo Matisse - Morfologie di carta. L'esposizione, prodotta da Navigare Srl, promossa da Ministero della Difesa - Difesa Servizi ed è patrocinata da Regione Lazio e Città di Roma con Assessorato alla Cultura e curata da Vittoria Mainoldi, si concentra sulla produzione finale e più intensa di Henri Matisse (1869 -1954), un periodo di sfolgorante creatività in cui l'artista, nonostante la fragilità fisica, riuscì a “disegnare nel colore”, rivoluzionando i codici della rappresentazione visiva.
Costretto da un tumore alla mobilità ridotta, Matisse trasforma il limite in libertà, sostituendo il pennello con le forbici e la tela con il dinamismo della carta. La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che ripercorrono questa metamorfosi espressiva del maestro, a partire dagli anni ’40 del Novecento, dopo il distacco dall’avanguardia Fauvista di inizio secolo e successive esperienze artistiche. La prima sezione, Verve, dedicata alla rivista d’arte diretta da Tériade, documenta il sodalizio tra Matisse e l'editoria d'avanguardia. Dipingendo a guazzo fogli di carta poi ritagliati e ricomposti, dà vita ai celebri cut-outs (in francese papiers découpés) destinati a segnare una svolta decisiva nella storia dell’arte del Novecento e nella grafica. Tra le 44 litografie a colori e disegni in bianco e nero esposti, spiccano alcune delle sue opere più celebri: La Tristesse du Roi, La Gerbe, La Negresse e Bleu Nu.
Così la curatrice dell’esposizione Vittoria Mainoldi ci ha presentato la mostra: “Il visitatore troverà una mostra che disvela un lato meno conosciuto della produzione di Matisse, il padre del fauvismo, ma è stato un artista che in età matura, a oltre 70 anni, ha avuto una nuova giovinezza, un periodo di enorme creatività che trova espressione attraverso i papier découpé. Questa mostra ripercorre esattamente questo ultimo periodo della carriera di Matisse che, dal mio punto di vista, è creativo se non di più rispetto al primo Matisse perchè è la sintesi del suo percorso artistico vero e proprio. Matisse non abbandona il colore, non abbandona il disegno, semplicemente trova un altro mezzo per esprimerlo, le forbici. Inizia a dipingere grandi fogli di carta a guazzo, quindi dando un fondo di pigmento bianco e a ritagliare queste enormi superfici colorate e ricomporre forme. Questo ultimo periodo di Matisse culminerà in una di quelle che è forse tra le opere più famose della storia dell'arte del Novecento e sicuramente il libro d'artista più famoso della storia in assoluto: Jazz, di cui noi qui presentiamo la serie completa, e che porterà appunto questa tecnica dei papier découpé alla sua massima espressione”. L’esposizione si conclude con le 25 litografie della sezione Il disegno. Il disegno è per Matisse opera compiuta e lo accompagna per tutta la vita, come pratica centrale e autonoma: non una semplice fase preparatoria, ma un mezzo per osservare e definire le forme. Negli ultimi anni, l’artista porta questa ricerca all’estremo con grandi disegni a carboncino, raggiungendo una libertà gestuale totale.
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