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Alessandra D'Annibale
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Sabato 18 luglio 2026, nella Sala Conferenze di Palazzo Venturi di Campagnano, alla presenza dell’Assessore alle politiche sociali Amalia Bruschi, si è svolta la presentazione del libro Fabrizia: un cammino nell’arco della vita di Fabrizia Confalonieri . Un incontro intenso, vibrante, attraversato da emozioni intense. Io stessa ho avuto il privilegio di intervistare l’autrice, entrando nel cuore di una storia che non è solo un racconto: è una rinascita. Attorno a Fabrizia, quel pomeriggio, c’erano molte donne. Donne che hanno attraversato la malattia, donne che hanno affrontato una recidiva, donne che conoscono la paura e la forza che si sprigiona quando la vita ti costringe a guardarla da vicino. Donne che hanno riconosciuto in lei un pezzo di sé. E non è stato un caso: Fabrizia sta affrontando oggi, dopo 17 anni dalla prima diagnosi, una seconda battaglia. Una recidiva che non ha spento la sua voce, ma l’ha resa ancora più necessaria. Il libro è il risultato di un attraversamento personale che l’ha costretta a rivedere il ritmo della propria esistenza dopo una diagnosi arrivata senza preavviso. Non sceglie la via del diario clinico né quella del racconto tecnico: il suo è un testo che mette al centro la persona, la vulnerabilità, la trasformazione. È il racconto di un attraversamento: non solo della malattia, ma di tutto ciò che la malattia smuove, scardina, illumina. La malattia non è solo dolore. È anche un passaggio che può generare comprensione, solidarietà, un modo diverso di stare nel mondo. La storia parte da una vita ordinaria: un’adolescenza segnata dalla separazione dei genitori, un contesto matriarcale che l’ha cresciuta con disciplina e amore, un primo matrimonio finito con un divorzio, un secondo matrimonio, l’incontro destinico quello che diventa casa, famiglia, futuro. Due figli, un maschio e una femmina e quella sensazione di aver finalmente trovato un ritmo anche se dentro di lei qualcosa rimane irrisolto.
Poi, senza preavviso, la diagnosi. Un tumore che spezza la linearità del tempo e costringe Fabrizia a entrare in un territorio nuovo, dove ogni gesto quotidiano cambia significato. Fabrizia è una donna che ha vissuto più vite in una sola, e che ora deve imparare a viverne un’altra ancora. Il libro è un viaggio umano, un cammino a tappe.
La prima parte è lo shock: la paura che paralizza, la rabbia che brucia, la vulnerabilità che si impone. Fabrizia non edulcora nulla, ma non si abbandona alla tragedia: osserva, analizza, racconta con una lucidità che sorprende.
La seconda parte è la trasformazione: il corpo che cambia, le cure che stremano, la fatica che diventa compagna. Ma anche l’ironia che salva, la capacità di reagire, la scoperta di una forza che non sapeva di avere. Qui il libro si apre a un tema universale: la vulnerabilità come luogo di verità. Non come resa, ma come rinascita, come modo di guardare la vita con altri occhi, da un’altra prospettiva, forse proprio quella che ha sempre cercato. La terza parte è il ritorno alla vita. Ma non alla vita “di prima”. È una vita nuova, più essenziale, più consapevole, più libera.
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