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martedì, 07 aprile 2026 08:26 |
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Leone che attacca un cavallo. Marmo pentelico, con restauri in marmo lunense. Roma, Musei Capitolini.
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Si concluderà il 12 aprile la mostra La Grecia a Roma, allestita nel prestigioso scenario di Villa Caffarelli, ai Musei Capitolini. Curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra racconta la fortuna delle opere greche giunte a Roma nel periodo tra la fondazione dell'Urbe e l'età imperiale grazie a contatti commerciali, conquiste militari e passione collezionistica. In mostra una selezione di oltre 150 capolavori, tutti originali greci, alcuni dei quali esposti per la prima volta e altri ritornati a Roma dopo secoli di dispersione. Vedere queste opere accostate significa poter ricostruire la storia dei significati che hanno assunto nel tempo: oggetti nati come votivi o funerari diventano simboli politici, entrano nelle domus aristocratiche per rappresentare cultura, prestigio e potere. Il progetto espositivo restituisce anche questa trasformazione, mettendo in evidenza come ogni opera abbia avuto più vite, più usi e più letture: sono oggetti che, nel loro passaggio dalla Grecia a Roma, hanno cambiato funzione e hanno contribuito a plasmare il linguaggio artistico romano.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni che guidano il visitatore lungo una narrazione che segue gli sviluppi della contaminazione artistica e culturale tra Roma e il mondo greco: Roma incontra la Grecia, Roma conquista la Grecia, La Grecia conquista Roma, Opere d’arte greca negli spazi privati, Artisti greci al servizio di Roma.
FtNews ha intervistato la dott.ssa Alessandra Avagliano della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Polo Grande Campidoglio Valorizzazione delle collezioni archeologiche capitoline.
Dott.ssa Avagliano, la mostra La Grecia a Roma, visitabile ai Musei Capitolini fino a domenica 12 aprile, narra la fortuna delle opere greche giunte nella Città Eterna nel periodo tra la fondazione di Roma e l’età imperiale, ripercorrendo l'incontro artistico tra due civiltà straordinarie. Come e con quali finalità è nata tale mostra?
La mostra nasce innanzitutto dalla constatazione che molti degli originali greci giunti a Roma nell’antichità si conservano oggi proprio nella collezione Capitolina. Da qui l’idea di valorizzare questo patrimonio, che in parte giaceva nei Magazzini ed è stato restaurato e studiato per questa occasione.
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Grande cratere in bronzo con un'iscrizione in greco incisa sul bordo: "il re Mitridate Eupatore agli Eupatoristi del ginnasio". Da Anzio, fine II-prima metà del I secolo a. C. Roma, Musei Capitolini.
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L’obiettivo della mostra è raccontare non solo la presenza materiale di queste opere, ma soprattutto il loro impatto: come abbiano contribuito in modo decisivo alla formazione, a Roma, di un gusto e di un apprezzamento per le arti. Attraverso questo lungo processo si sviluppa una nuova sensibilità artistica che porta, nel tempo, alla definizione di un linguaggio autonomo, capace di rielaborare i modelli greci. In questo senso, la mostra intende evidenziare un fenomeno di trasformazione culturale profonda, mostrando come dall’incontro tra Grecia e Roma non nasca una semplice imitazione, ma una vera e propria rielaborazione creativa.
Come arrivarono a Roma le opere dell'arte greca?
Via mare, trasportate su grandi navi mercantili. Attraverso le rotte marittime mediterranee arrivavano sia opere destinate al commercio, inserite in un sistema di scambi piuttosto articolato, sia quelle trasferite come bottino di guerra, che contribuirono in modo significativo alla diffusione dell’arte greca a Roma.
Come è strutturato il percorso espositivo? Può svelarci qualche dettaglio in merito ai reperti che sarà possibile ammirare? Che immagine ci forniscono della civiltà che li ha prodotti?
Il percorso è articolato in cinque sezioni che seguono un filo cronologico. Si parte dai primi reperti greci - in prevalenza ceramiche, ma anche bronzetti - che circolano a Roma già in concomitanza con la fondazione della città nel 753 a.C.; si prosegue con le opere giunte come bottino di guerra; si arriva infine alle produzioni realizzate, a partire dalla fine del II secolo a.C., da artigiani in risposta a una domanda sempre più ampia di sculture greche, da inserire in contesti residenziali a scopo essenzialmente decorativo. Nel loro insieme, questi reperti restituiscono l’immagine di una civiltà raffinata, capace di esprimere un altissimo senso dell’equilibrio, della misura e dell’armonia, elementi che affascinarono profondamente il mondo romano.
Quale messaggio proviene da tutte queste testimonianze?
Il messaggio che emerge è quello di un’arte - quella greca - portatrice di un ideale di armonia ed equilibrio capace di esprimere una bellezza universale. È un linguaggio che travalica il tempo e lo spazio e che proprio per questo viene recepito, reinterpretato e reso proprio anche da una civiltà diversa come quella romana.
C'è qualcosa dei reperti esposti che l'ha colpita particolarmente?
Colpisce soprattutto la straordinaria continuità della qualità formale: a prescindere dalla tipologia o dall’epoca, i reperti mantengono sempre un livello altissimo di precisione e raffinatezza esecutiva. È proprio questa costanza a restituire con forza il valore dell’arte greca come modello di perfezione.
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Statua di Niobide ferita. Da Roma, presso il ninfeo degli Horti Sallustiani. Marmo pario "lychnites" | 430 a.C. circa. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo.
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In che modo l’adozione del modello artistico greco ha contribuito alla definizione della identità, nonché alla trasformazione urbana di Roma? Come si evidenzia l'apertura di Roma ai prodotti greci?
Il modello greco ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità culturale romana. Roma non si limita ad accogliere queste opere, ma le integra nei propri spazi urbani, oltre che nei propri codici sociali. Le sculture e gli oggetti greci entrano nelle case degli aristocratici, decorano edifici pubblici, come templi, porticati, biblioteche, contribuendo a ridefinire l’aspetto della città. Questo fenomeno testimonia una grande apertura verso la cultura greca in generale.
Quando l'arte ellenica diventò un simbolo di raffinatezza e prestigio culturale?
In realtà lo è sempre stata, ma con il tempo questo valore non rimane confinato alle élite più ristrette. Progressivamente, l’idea dell’arte greca come modello di raffinatezza e prestigio si diffonde in strati sempre più ampi della popolazione, diventando un riferimento condiviso.
Nel loro passaggio dalla Grecia a Roma, molti oggetti hanno cambiato funzione e hanno contribuito a plasmare il linguaggio artistico romano: è possibile ricostruire la storia dei significati che tali opere hanno assunto nel tempo? Quale significato assumeva la rifunzionalizzazione di queste sculture?
Non è sempre possibile ricostruire questa evoluzione di significati; tuttavia, quando disponiamo degli elementi e delle informazioni necessarie, si tratta di uno degli aspetti più interessanti del fenomeno. Molte opere nate in contesti sacri o pubblici in Grecia, una volta giunte a Roma, vennero rifunzionalizzate, diventando elementi decorativi in dimore private o in spazi urbani. Accadeva, così, che un leone funerario diventasse la decorazione di una fontana.
In altri casi, le opere conservarono almeno in parte la funzione originaria: è il caso di alcune sculture frontonali strappate a templi greci e reimpiegate in edifici romani. Tuttavia, anche quando la funzione rimaneva simile, il significato cambiava profondamente, perché le storie raffigurate venivano reinterpretate alla luce del nuovo contesto. Un esempio emblematico è quello del tempio di Apollo Sosiano, posto di fronte al Teatro di Marcello: il tema dell’Amazzonomachia, originariamente legato alla lotta tra Greci e Amazzoni, viene riletto in chiave romana come celebrazione della vittoria sull’Egitto. In questo processo le sculture acquisiscono, dunque, nuovi valori e significati, diventando strumenti attraverso cui Roma rielabora simboli e costruisce la propria identità culturale e politica.
Qual è il ruolo dei contenuti multimediali che arricchiscono il percorso espositivo?
In questa mostra i contenuti multimediali hanno uno sviluppo volutamente limitato. Sono stati introdotti soprattutto per colmare una lacuna: non è stato, infatti, possibile trasferire in sede espositiva il più importante complesso frontonale greco conservato a Roma, oggi esposto alla Centrale Montemartini. In questo senso, la videoproiezione svolge una funzione mirata, aiutando il visitatore a comprendere meglio il contesto originario in cui inserivano queste sculture, concentrandosi pertanto sul tempio di Apollo Sosiano.
Quale messaggio vi augurate possa arrivare ai visitatori della mostra?
Ci auguriamo che i visitatori comprendano come l’incontro tra Grecia e Roma sia stato un processo dinamico e creativo. Non una semplice imitazione, ma un dialogo continuo che ha dato origine a nuove forme espressive. Il messaggio è che la cultura nasce dall’incontro e dalla rielaborazione: è proprio attraverso queste contaminazioni che si sviluppano i linguaggi artistici più duraturi e universali.
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