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sabato, 02 maggio 2026 06:12 |
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Ettore Roesler Franz, La cosiddetta Casa di Cola di Rienzo (© Museo di Roma)
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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A marzo, per i tipi di Campisano Editore, è stato pubblicato il catalogo della mostra 1350. Il Giubileo senza papa, un viaggio all’origine della tradizione giubilare attraverso gli eventi legati al secondo Anno Santo della storia, segnato dall’assenza del papa da Roma. La mostra, allestita dal 9 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, è stata promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
FtNews ha intervistato la dott.ssa Nicoletta Bernacchio, curatrice della mostra insieme a Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi e Simone Pastor.
Dott.ssa Bernacchio, dall’8 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 i Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali hanno ospitato la mostra 1350. Il Giubileo senza papa, da lei curata insieme a Claudio Parisi Presicce, Massimiliano Munzi e Simone Pastor. A marzo è stato pubblicato il Catalogo.
Come e con quali finalità è nata la mostra?
La mostra è stata organizzata e allestita in chiusura del Giubileo del 2025. Lo svolgimento dell’Anno Santo ordinario ha costituito per noi lo stimolo ad approfondire il tema delle origini di questo evento religioso, che coinvolge l’intera città di Roma e vi attira migliaia di pellegrini da tutto il mondo fin dal lontano 1300, anno in cui si tenne il primo Giubileo della storia, indetto da papa Bonifacio VIII. Questo pontefice ha legato il proprio nome anche ai Mercati di Traiano, che nel Medioevo erano stati trasformati in una fortezza – Le Milizie – dominata dall’altissima Torre omonima che ancora oggi caratterizza il panorama di Roma. Ebbene, Bonifacio e la sua famiglia, i Caetani, sono stati proprietari del Castello della Milizie proprio negli anni intorno al 1300 e i Mercati di Traiano ancora oggi conservano e rivelano in più punti la memoria di quell’epoca. Bonifacio VIII è dunque di casa ai Mercati, è uno dei personaggi che hanno legato il proprio nome al luogo, e con questa mostra abbiamo voluto rievocarlo. Il nostro interesse, però, è andato oltre il primo Giubileo del 1300 e si è focalizzato sul secondo Giubileo, quello del 1350, molto meno indagato, decisamente meno noto al grande pubblico e, infine, ricco di spunti che ci hanno permesso di allargare l’orizzonte alle vicende della Roma del XIV secolo. La città era rimasta senza papa. I pontefici avevano fissato la propria sede ad Avignone, dove risiedettero dal 1309 al 1377 ben sette papi, tutti francesi. In questa situazione inaudita e mai vista prima fu, dunque, il Comune cittadino, costituitosi nel 1143, a governare di fatto Roma. La città si era drasticamente spopolata ed era percorsa dalle lotte tra baroni, con le famiglie contrapposte per il dominio. Prime fra tutte: Colonna e Orsini. È in questo panorama che emerge la figura di Cola di Rienzo, che nel 1347 prende il potere e proclama il Tribunato, con l’intento - fra le altre cose - di porre fine allo strapotere dei baroni e di riportare la concordia in città. Il suo esperimento politico durò pochi mesi e già a dicembre 1347 Cola è prima prigioniero in Castel Sant’Angelo e poi in fuga da Roma.
Cola di Rienzo era anche amico di Francesco Petrarca, che fu almeno quattro volte a Roma, dove nel 1341 ricevette l’incoronazione poetica in Campidoglio dalle mani del senatore Orso dell’Anguillara. I due si erano conosciuti in Avignone, dove Petrarca lavorava in Curia. Entrambi erano accumunati dall’amore per Roma antica, di cui ricercavano avidamente le tracce materiali e descrivevano quelle monumentali. Insomma, spostare l’attenzione sul Giubileo del 1350 ci è sembrata l’occasione per poter raccontare di anni particolari, ricchi di eventi memorabili e di personaggi importanti.
La finalità della mostra è stata dunque quella di far conoscere ai visitatori del Museo questo periodo della nostra città così travagliato, ma pure tanto interessante. Allo stesso tempo la mostra ha costituito l’occasione per importanti approfondimenti scientifici e di ricerca: i primi risultati sono stati resi noti nel Catalogo, pubblicato a marzo per i tipi di Campisano Editore.
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Statua di San Michele Arcangelo (© Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, Roma)
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Come era strutturato il percorso espositivo e come questo si ritrova nel Catalogo della mostra?
La mostra era articolata in otto sezioni, tutte allestite al livello della Grande Aula dei Mercati di Traiano. Il percorso seguiva un andamento cronologico, dal primo Giubileo del 1300 fino al ritorno del papa a Roma nel 1377 e alla fine dell’autonomia del Comune medievale del 1398. La sezione principale era naturalmente quella dedicata al Giubileo del 1350, la III, che abbiamo suddiviso in piccole sottosezioni per approfondire gli anni cruciali tra il 1342, quando il Comune invia ad Avignone ambasciatori da papa Clemente VI per chiedergli di tornare a Roma e di indire un Giubileo, e il 1350 stesso. Abbiamo valorizzato le figure di Cola di Rienzo e di Petrarca, dedicando loro rispettivamente le sezioni V e VI. Mi piace infine ricordare anche la VII sezione, dedicata ai pellegrini, i veri protagonisti di ogni giubileo.
Per il Catalogo abbiamo affidato a studiosi del Trecento romano la stesura di brevi saggi focalizzati sui vari argomenti evocati nelle sezioni in mostra, che ognuno ha trattato facendo riferimento alle proprie ricerche e scoperte. Il Catalogo è corredato naturalmente delle schede delle opere in mostra.
Quali sono e da dove provengono i reperti protagonisti dell'esposizione? A quale epoca risalgono?
Abbiamo esposto 60 opere di datazione molto varia, provenienti da Musei romani, italiani e stranieri, in particolare francesi, e dal Vaticano. Il nucleo più antico era costituito da manufatti e oggetti del tardo XIII secolo e, soprattutto, del XIV, contemporanei, dunque, dell’epoca che stavamo raccontando. Si andava dalle insegne di pellegrinaggio alle misure alimentari in uso sul Campidoglio e lì ancora conservate nei Musei Capitolini, fino a opere d’arte dal valore eccezionale, quali le statue dell’Arcangelo Michele che uccide il drago, dall’Ospedale dell’Angelo al Laterano, all’affresco con la Trinità dalla distrutta chiesa romana di San Salvatore alle Tre Immagini (oggi al Museo di Roma di Palazzo Braschi) e alla splendida Veronica dal Musée des Beaux-Arts di Digione. Il reperto più antico, un oggetto eccezionale, era il globo in bronzo dorato che dal I secolo d.C. ornava la sommità dell’Obelisco Vaticano (oggi ai Musei Capitolini) e che una tradizione tramandata dai Mirabilia e durata fino alla fine del XVI secolo identificava come urna delle ceneri di Giulio Cesare.
L’altro nucleo di opere appartiene invece al XVIII-XIX secolo, con qualche incursione all’inizio del XX: dipinti, acquerelli, stampe e sculture che raccontano per immagini le vicende di Cola di Rienzo o di Petrarca, o che ci restituiscono l’immagine di monumenti romani toccati dalla storia tumultuosa di quegli anni. Tra questi posso ricordare la grande tela di Andrea Pierini, oggi conservata al Ministero dell’Economia e delle Finanze, firmata e datata 1844, raffigurante la già ricordata incoronazione a poeta laureato di Petrarca in Campidoglio nel 1341.
A quali fonti occorre attingere per avere informazioni certe sulla storia del Giubileo del 1350, segnato dall'assenza del papa da Roma? Tali fonti che immagine ci restituiscono della città di Roma di quegli anni?
Naturalmente le fonti scritte e documentarie del tempo, dai documenti interni di Curia alle vite dei pontefici avignonesi, in varie redazioni. Fonti potenti sono anche quelle degli storici e dei contemporanei, tra i quali lo stesso Petrarca, che fu pellegrino giubilare, e il fiorentino Matteo Villani. Infine, ma non per ultimo, la Cronica dell’Anonimo romano, che racconta da testimone diretto i fatti di quegli anni, il Giubileo del 1350 e la vicenda di Cola di Rienzo.
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Pelagio Palagi, Cola di Rienzo che spiega le antiche epigrafi ai Romani, 1829 (© Galleria Carlo Virgilio)
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Che ruolo svolse l'Urbe nella preparazione e nella gestione di questo evento? Come vennero accolti i pellegrini?
Proclamato il Giubileo da papa Clemente VI, da Avignone, con la bolla Unigenitus Dei Filius, il 27 gennaio 1343, la notizia rimbalzò subito a Roma, annunciata tra gli altri da Cola di Rienzo, che era nella cittadina francese a capo della missione diplomatica della fazione popolare del Comune. Cola scrisse un’epistola dai toni magniloquenti e pieni di entusiasmo, annunciando ai Romani il successo della missione, la concessione del Giubileo per il 1350 e promettendo di dedicare al papa una statua da porre in un luogo emblematico della città. Sappiamo che Clemente VI, che pure non fu mai presente a Roma, inviò fondi per il restauro delle basiliche che i pellegrini avevano l’obbligo di visitare per ottenere l’indulgenza: San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano. Abbiamo ragione di credere che anche le istituzioni ospedaliere dell’Urbe abbiamo rinnovato i loro ambienti, destinati ad accogliere gratuitamente i pellegrini, a sfamarli e curarli. A tal proposito sappiamo che importanti lavori furono condotti nel 1348 presso l’Ospedale dell’Angelo al Laterano; in mostra li abbiamo evocati attraverso la statua dell’Arcangelo Michele, di cui le ho già parlato. Sappiamo anche che molti pellegrini non si rivolsero a questi istituti caritatevoli, ma alle locande, luoghi molto poco raccomandabili per chi svolgeva un viaggio devozionale e gestiti da persone senza scrupoli.
Ha ricordato il nome del pontefice regnante, Clemente VI. Cosa lo spinse ad anticipare al 1350 il secondo Giubileo?
Può sembrare strano, ma fu il Comune di Roma! Le ho già citato la doppia missione diplomatica del Comune del 1342. Da Roma raggiunsero Avignone a novembre 1342 due ambascerie: quella ufficiale del governo cittadino, capeggiata da baroni romani delle famiglie più importanti e sostenuta dalla presenza di personaggi quali fra Iacopo, magister et praeceptor dell’Ospedale di Santo Spirito; quella della fazione popolare, guidata dal giovane notaio Cola di Rienzo, che così fa il suo esordio sulla scena storica romana. Entrambe le ambascerie chiedevano il ritorno del papa a Roma e l’indizione di un Giubileo per l’anno 1350, dimezzando l’intervallo di 100 anni tra un Giubileo e l’altro previsto da Bonifacio VIII. Il papa dichiarò che non sarebbe tornato a Roma, ma concesse il Giubileo. I Romani speravano di bissare il successo, anche economico, del primo Giubileo e di dare un po’ di ossigeno all’asfittica economia romana. Era quello anche il modo per cercare di riportare Roma – senza il papa - al centro del mondo. E così fu, anche se solo per un anno.
Quali sono gli eventi più importanti legati al secondo Anno Santo della storia?
Mi sento di rispondere che non ci furono eventi di particolare rilevanza, se non lo stesso Giubileo, che fu organizzato nei minimi dettagli, vide giungere a Roma centinaia di migliaia di pellegrini e fu raccontato da personaggi importanti, come le dicevo poco fa, arrivando dunque a guadagnare una sorta di dignità letteraria.
Quale messaggio è arrivato ai visitatori della mostra 1350. Il Giubileo senza papa?
Bisognerebbe chiederlo a loro! Ad ogni modo posso dirle che nelle numerose visite guidate che abbiamo condotto durante la mostra i visitatori sono apparsi molto interessati alle vicende che abbiamo raccontato, in particolare alla figura di Cola di Rienzo, nome legato per i Romani a una strada importantissima, ma non a un vero e proprio personaggio storico. Ha colpito molto i visitatori anche sapere che per diversi decenni Roma è rimasta senza papa e che Petrarca amasse venire a visitare l’Urbe.
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