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Alessandra D'Annibale
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Interpretato da Sandra Bullock e Nicole Kidman, PRACTICAL MAGIC 2 torna in un mondo intriso di maliziose notti di luna e potente magia ancestrale, dove le sorelle Owens devono affrontare l’oscura maledizione che minaccia di distruggere una volta per tutte la loro famiglia, in un evento cinematografico imperdibile fatto di divertimento, magia e caos.
In un’epoca di sequel costruiti per replicare formule, Amori & incantesimi 2 sceglie la strada più rischiosa: quella della trasformazione. E proprio per questo, riesce a essere un’opera che non vive nel passato, ma nel presente delle sue protagoniste e nel futuro delle donne che verranno dopo di loro.
Amori & incantesimi 2 arriva quasi trent’anni dopo, ma che non sembra interessato a ripetere la formula del primo film. Al contrario, la ribalta. Il nuovo capitolo non è un’operazione nostalgica, bensì un film che nasce da un cambio di potere dietro le quinte.
Nel 1998 Amori & incantesimi era un film profondamente figlio del suo tempo: estetica gotico-pop, ironia dark, un immaginario che strizzava l’occhio a Tim Burton pur senza dichiararlo. Non a caso la produttrice era Denise Di Novi, storica collaboratrice di Burton, che portava con sé quell’atmosfera sospesa tra fiaba e eccentricità. Il risultato era un film che, pur parlando di sorellanza, magia e destino, viveva dentro un universo visivo riconoscibile: un po’ Beetlejuice, un po’ Edward Mani di Forbice, un po’ commedia romantica anni ’90. Nel sequel, la prima cosa che salta all’occhio è la trasformazione dei crediti. Denise Di Novi non è più l’unica mente dietro il progetto: Nicole Kidman e Sandra Bullock entrano direttamente nella produzione, diventano padrone del tono, della direzione, dell’immaginario.
Oggi Sally e Gillian sono cresciute, hanno vite separate e un rapporto che porta i segni del tempo. La magia non è più un gioco, né un problema da nascondere: è una responsabilità che pesa, soprattutto quando una nuova generazione, le figlie adolescenti di Sally, inizia a manifestare poteri incontrollati. In un’epoca di sequel costruiti per replicare formule, Amori & incantesimi 2 sceglie la strada più rischiosa: quella della trasformazione. E proprio per questo, riesce a essere un’opera che non vive nel passato, ma nel presente delle sue protagoniste — e nel futuro delle donne che verranno dopo di loro.
Il ritorno dell’antica maledizione non è soltanto un espediente narrativo: è il dispositivo che costringe le donne della famiglia Owens a riattivare la loro linea di sangue. Sally e Gillian, ormai adulte e segnate da vite divergenti, si ritrovano a dover affrontare un pericolo che nessuna di loro può contenere da sola. È qui che il film trova la sua vera forza: nella sisterhood che attraversa madri, figlie, zie e sorelle, una genealogia femminile che diventa il cuore pulsante della storia.
La magia non è più rappresentata come un insieme di rituali spettacolari, ma come un patto antico, fatto di gesti concreti e simbolici: tagli di mani, patti di sangue, promesse che legano le Owens l’una all’altra più di qualsiasi incantesimo. Il film insiste su un’idea chiara: la magia è relazione, è alleanza, è la capacità di sostenersi e contenersi a vicenda.
In questo senso, Amori & incantesimi 2 abbandona definitivamente l’estetica burtoniana del primo capitolo per abbracciare una dimensione più intima e rituale. La casa delle Owens non è più un luogo gotico e fiabesco, ma un ambiente vivo, attraversato da generazioni di donne che hanno trasformato la vulnerabilità in forza. La genealogia diventa il vero incantesimo: un’eredità che non si può spezzare, ma che può essere riscritta.
Il film lavora su un concetto di magia come trasmissione emotiva: ciò che passa da madre a figlia non è solo un potere, ma un modo di stare al mondo. La maledizione, allora, non è soltanto un nemico: è la manifestazione di un trauma antico che la famiglia non ha mai davvero affrontato. E il loro riunirsi, il loro “stringersi” in un cerchio di sangue e parole, è la risposta più potente che il film offre.
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