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venerdì, 15 maggio 2026 07:23 |
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Francesca Bianchi
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A dieci anni dalla sua prima esposizione a Pescara, la mostra Popoli e Terre della Lana ritorna arricchita di nuove immagini e nuove esperienze maturate lungo le rotte della pastorizia nel mondo. Dopo i viaggi tra i nomadi dell’Iran, il percorso fotografico si estende oggi ad altre terre e ad altri popoli transumanti lontani geograficamente, ma sorprendentemente vicini nei gesti, nei ritmi e nel rapporto con la natura. Dalle montagne dell’Appennino ai grandi altopiani asiatici, dalle piste polverose percorse dalle greggi ai pascoli sospesi tra cielo e pietra, emerge una verità universale: i pastori del mondo condividono la stessa antica alleanza con la terra. Una relazione fatta di rispetto, ascolto, adattamento e conoscenza profonda dei cicli naturali. Per questi popoli la natura non è soltanto paesaggio, ma vita quotidiana, memoria, orientamento e sopravvivenza. Il vento, l’acqua, le stagioni, l’erba, gli animali: ogni elemento diventa parte di un equilibrio fragile che va custodito e tramandato.
In ogni volto fotografato si riflette la consapevolezza che l’uomo appartiene alla terra molto più di quanto la terra appartenga all’uomo. Le immagini raccolte in questa mostra raccontano culture differenti, lingue diverse e storie lontane, ma rivelano anche una straordinaria somiglianza umana. I pastori transumanti, ovunque vivano, condividono la fatica del cammino, il senso della comunità, il valore dell’essenziale e una visione del mondo ancora intimamente legata ai ritmi della natura. Popoli e Terre della Lana è dunque un viaggio fotografico attraverso i confini geografici e culturali della pastorizia, ma anche una riflessione sul presente, su ciò che queste civiltà antiche possono ancora insegnarci in un tempo che rischia di perdere il rapporto autentico con l’ambiente e con la memoria dei territori.
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Allevatori nomadi della valle dell'Omo, Etiopia
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Queste le parole del fotografo Mauro Vitale, curatore ella mostra: Il progetto è partito dieci anni fa con due etnie nomadi iraniane: i Qashqai e i Talysh. Abbiamo provato ad accostare l'emigrazione di questi nomadi all'esperienza dei pastori transumanti abruzzesi, benché l'accostamento sia ardito e non suffragato da dati scientifici. La mostra è stata esposta a Teheran, a Matera Capitale della Cultura, in tanti luoghi della Baronia, in Abruzzo; all'Archeofest di Roma abbiamo tenuto una conferenza. Nel corso degli anni mi sono dedicato anche ad altre realtà geografiche: sono stato in India, in Pakistan, nel Maghreb, in Etiopia, ovunque ci siano popoli migranti e transumanti. Sono arrivato alla conclusione che la vita dei pastori è la stessa ovunque. L'obiettivo, ora, è pubblicare un nuovo catalogo con il materiale raccolto nelle aree geografiche che ho visitato.
La mostra resterà aperta fino a sabato 16 maggio presso il Polo Bibliotecario Aternino di Pescara.
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