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giovedì, 16 luglio 2026 18:06 |
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Potremmo essere felici, 2024
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Dal nostro inviato
Francesca Bianchi
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Venerdì 26 giugno, negli spazi della Fondazione Cesare Pavese, a Santo Stefano Belbo (CN), è stata inaugurata la mostra fotografica Ritorno all'uomo, realizzata da Davide Barzaghi attorno al tema del Pavese Festival 2026, da cui riprende il titolo e la necessità di ritrovare l’uomo, di rompere ciò che separa gli individui dagli altri e da sé stessi. Quella proposta da Barzaghi è infatti una riflessione visiva sull’identità contemporanea, sulla fragilità e sulla necessità di relazione. Un progetto diffuso che attualizza il pensiero pavesiano nel presente, indagando identità, solitudine, ricerca di sé stessi, l’attraversamento del dolore e l’apertura dell’uomo verso l’uomo. Nei suoi scatti volti, corpi, manichini sono ritratti con giochi di luce essenziali che diventano metafora di rivelazione.
La mostra è curata da Roberto Mutti, storico e critico della fotografia, giornalista e docente, tra le voci più autorevoli della critica fotografica italiana, ed è dislocata tra lo scalone di ingresso della Fondazione Cesare Pavese, dove resterà esposta come allestimento permanente, e l’eco relais Vigne di Fagnano 1709.
Le fotografie esposte all’entrata della Fondazione Cesare Pavese accompagnano il visitatore lungo il movimento circolare dello scalone di ingresso: una salita e una discesa che diventano ricerca e attraversamento. Le immagini raccontano la solitudine dell’uomo contemporaneo: corpi, volti nascosti, riflessi, manichini che si confondono con presenze reali. Un’umanità che cerca contatto, ma fatica a riconoscersi. La relazione con l’altro passa inevitabilmente attraverso il rapporto con sé stessi: cercarsi, smarrirsi, ritrovarsi. Il bianco e nero e i giochi di luce e chiaroscuro conducono lo sguardo verso una dimensione emotiva e interiore. La luce attraversa i corpi, dissolve i confini, suggerisce possibilità di trasformazione. Per Pavese, una cosa si salva sull’orrore: l’apertura dell’uomo verso l’uomo. In queste fotografie, l’apertura prende forma nella fragile possibilità dell’incontro.
A Vigne di Fagnano 1709 il percorso di Ritorno all’uomo trova una nuova dimensione. Le fotografie sono ospitate all’interno di un antico fienile recuperato nel rispetto della sua identità originaria, parte di un eco relais immerso nel paesaggio delle Langhe, dove ospitalità, natura e memoria convivono in equilibrio. Qui le immagini incontrano luoghi che sembrano sottratti al tempo. I corpi, i volti e le presenze che abitano gli scatti si inseriscono in un contesto che richiama naturalmente l’universo pavesiano, dove il ritorno coincide sempre con una ricerca e con un riconoscimento.
La cura con cui Vigne di Fagnano 1709 custodisce la propria storia trasforma la visita in un’esperienza immersiva: il percorso fotografico si intreccia con l’architettura, con la luce e con il paesaggio, restituendo al visitatore la sensazione di abitare quei luoghi dell’anima che attraversano l’opera di Cesare Pavese.
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Love me or leave me, 2025
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L'esposizione sarà visitabile fino al 30 settembre 2026.
Queste le parole di Roberto Mutti in un'intervista rilasciata a FtNews: La mostra è incentrata sulla tematica del ritorno all'uomo, quindi del superamento dell'individualismo. Nella celebre lettera scritta a Fernanda Pivano nel 1943, Pavese aveva parlato dell'individualismo come di una trappola, sostenendo l'importanza dei rapporti fra gli uomini. Nelle foto esposte compaiono spesso dei manichini, simbolo di un rapporto malato con gli altri, perché hanno l'aspetto degli esseri umani, ma non lo sono, rendendo impossibile il contatto. C'è la necessità di superare i rapporti finti e ritrovare la propria umanità negli altri e in questo modo superare il presente e guardare con fiducia e speranza al futuro.
Il fatto che Davide Barzaghi scelga sempre il bianco e nero è un segnale importante, perché lascia aperte tante possibilità, consente alla fantasia di viaggiare. Noi vogliamo proporre una riflessione sul mondo in cui viviamo, un mondo che ognuno di noi deve interpretare come vuole. Una foto molto interessante è quella in cui Barzaghi ha fra le mani una grande fotografia di un occhio che lui non vede, ma noi vediamo. Molto interessante è anche l'immagine presente nel catalogo di Silvana editoriale che accompagna la mostra, dove si vede una coppia avvinghiata. Cosa indica questo legarsi? L'ultimo saluto prima di allontanarsi? Un ricongiungimento? Oppure indica una continuità? La risposta è lasciata all'interpretazione di tutti. Questa credo sia la cosa più importante. Nonostante le fotografie siano state realizzate con un telefonino, strumento che il più delle volte ci allontana dalle persone, il messaggio più significativo che emerge dalla mostra è l'importanza del contatto fisico con gli altri: guardarsi negli occhi, toccarsi, parlarsi. Questo è il messaggio di Pavese: ritrovare nell'amicizia, nell'amore e nei rapporti quello che altrimenti rischieremmo di perdere.
Info
Ritorno all’uomo
Mostra fotografica di Davide Barzaghi
Fondazione Cesare Pavese
Piazza Ciriotti, 1 – Santo Stefano Belbo
Ingresso libero negli orari di apertura della Fondazione (lunedì-sabato, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18)<(i>
Vigne di Fagnano 1709 Eco Relais
Via Fontanette, 33 – Santo Stefano Belbo
Visite su richiesta alla struttura (27 giugno-30 settembre 2026)
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