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Bibliotheca Antiqua di Aboca Museum
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Che ruolo hanno gli antichi erbari in questa mostra? Da dove provengono?
Gli erbari sono il cuore dell’esposizione: documentavano la conoscenza di nuove specie di piante che seguiva i viaggi esplorativi e di conquista, diffondendo fra il pubblico l’iconografia di esemplari altrimenti difficili da vedere. Gli erbari più antichi citavano anche gli usi terapeutici delle nuove sostanze e i loro effetti sulla salute del corpo. In mostra sono esposti erbari provenienti da tutta Europa, datati tra il Cinquecento e l’Ottocento, esemplari della collezione di Aboca Museum, custoditi nella Bibliotheca Antiqua, cuore culturale e sede del Centro studi di Ricerca storica di Aboca, e selezionati grazie al minuzioso lavoro della dott.ssa Annalisa Cantarini.
Dott.ssa Cantarini, a quando risalgono le prime ricette in cui sono menzionate queste tre bevande esotiche?
L’arrivo delle tre bevande in Europa avviene nel corso del XVI secolo, con una precedenza di cioccolata e caffè rispetto all’introduzione massiva del tè. Le prime ricette europee risalgono a questa fase, anche se nei paesi di origine l’uso è molto più antico. Nel 1631 Antonio Colmenero de Ledesma pubblicò la ricetta originale della cioccolata, mentre Philippe Sylvestre Dufour, farmacista del Seicento, fu il primo a trattare insieme caffè, tè e cioccolata in un’opera che aprì la strada a numerosi studi e che inaugura il contenuto di questa mostra.
In che modo, nei secoli passati, queste bevande furono considerate rimedi preziosi per la salute?
Nella teoria medica antica tutte le sostanze ingerite, siano esse di origine vegetale e animale, avevano il potere di modificare la costituzione umorale del corpo; avevano quindi un effetto farmacologico ed erano considerate medicinali. Oltre agli usi che conosciamo oggi, il cioccolato era ritenuto utile nella tosse, nelle febbri e nella dissenteria; il tè era definito “cura di 10.000 malattie”, impiegato contro febbre, catarro e affezioni polmonari; il caffè serviva per eliminare le ostruzioni degli organi, calmare la tosse e prevenire i calcoli. È importante rilevare che tutte e tre le bevande erano accomunate da un elemento salutare: l’acqua bollente con cui venivano preparate.
È possibile ripercorrere le tappe dell’evoluzione di queste bevande?
Certamente. Dall’essere considerati di natura religiosa o legati a narrazioni mitiche, questi beni diventarono prodotti di lusso. In alcune società si democratizzarono, mentre in altre rimasero simboli di aristocrazia: è il caso della cioccolata, costosa e osteggiata dalla Chiesa. Il caffè, invece, nacque con una vocazione sociale: i viaggiatori in Oriente osservavano l’uso nelle taverne dedicate al suo consumo mondano, e presto le caffetterie si svilupparono anche in Europa, rendendo il caffè bevanda simbolo degli intellettuali. Il tè, invece, rimase sempre più legato a una cerimoniosità domestica. Oggi tutte e tre sono piaceri quotidiani e simboli di convivialità.
Dott.ssa Pecorai, per concludere, quale messaggio vi augurate possa arrivare ai visitatori?
Oltre a tramandare con contenuti, forme e narrazioni sempre nuove l’antica relazione tra l’uomo e la natura, vorremmo che il pubblico riscoprisse il valore nascosto dietro gesti quotidiani come bere un caffè, un tè o una cioccolata. Queste bevande raccontano storie di viaggi, scoperte e scambi culturali, ma anche di cura verso sé stessi e gli altri. Il tempo dedicato alla preparazione e al consumo diventa così un momento di benessere e condivisione.
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